Donadoni come Al Pacino: “Conquistiamo ogni punto”


E’ stato presentato alla stampa questo pomeriggio Roberto Donadoni, nuovo allenatore del Bologna, parso subito pronto a raccogliere la sfida e a lottare insieme alla squadra per raggiungere la salvezza

– di Luigi Polce –

Il neo tecnico del Bologna Roberto Donadoni (ph. Schicchi)

Il neo tecnico del Bologna Roberto Donadoni (ph. Schicchi)

Chi si aspettava un Roberto Donadoni scosso e abbattuto, dopo quanto successo l’anno scorso a Parma, si è dovuto ricredere. Nel giorno della sua presentazione alla stampa infatti, il neo tecnico rossoblù è parso carico per la nuova avventura, con tanta voglia di mettersi alle spalle quanto successo con la società gialloblù: “Ogni storia fa un po’ a sè, ma quello che conta è il presente. Ricomincio da dove avevo lasciato, dall’Emilia, una terra di gente che lavora, sa lavorare ma sa anche divertirsi. Bologna è una città ricca di cultura, con l’Università più antica al mondo, e di arte, e credo sia un’opportunità importante quella di guardare quella che è stata la storia di una società che ha vinto 7 campionati e due volte la Coppa Italia: sono passati tanti anni, quella storia però insegna qualcosa. Sono convinto che questa squadra e questa città meritino la serie A, sarà importante per noi lavorare in questo senso”.

Il primo allenamento in rossoblù di Donadoni (ph. Schicchi)

Il primo allenamento in rossoblù di Donadoni (ph. Schicchi)

Nel pomeriggio il primo allenamento con la squadra, queste le prime impressioni di Donadoni: “Le idee che ti fai da esterno spesso e volentieri hanno un peso relativo, poi ti accorgi che la realtà è un’altra cosa. Oggi ho avuto modo di conoscere i ragazzi, ho detto loro che se sono qui è perchè credo fortemente in loro e nella possibilità di venirne fuori insieme, aggiungendo che io sono un alleato e che non posso fare nulla senza il loro apporto. Voglio vedere l’atteggiamento di chi non rinuncia mai, di chi vuole far vedere di che stoffa è fatto, non mi piace la gente che rinuncia. Sotto il profilo del morale il gruppo sta bene, logico che i risultati non sono quelli che ci si aspettava, ma i giocatori devono essere consapevoli di questo e devono avere voglia di riscattarsi, è un aspetto sul quale dovremo far leva”. Presto quindi per capire come sarà il Bologna di Donadoni, anche se l’ex calciatore del Milan sembra avere le idee chiare sull’immediato futuro: “Sono convinto che la conoscenza del materiale umano e tecnico poi ti fa scegliere il discorso tattico più idoneo. Ho cominciato a fare l’allenatore pensando di fare quello che facevo da calciatore, poi però i giocatori non erano adatti e a Livorno sono passato alla difesa a tre. Credo però che, in questo momento, non sia la cosa più intelligente pensare di stravolgere le cose, visto che ci sono pochi giorni a disposizione, poi strada facendo vedremo. Adesso però abbiamo bisogno di certezze, non di complicarci la vita”. Idee chiare dunque, anche per quanto riguarda la lotta salvezza: “Ci  sono diverse squadre che non sono meglio del Bologna, mi auguro che sarà una lotta aperta a più contendenti anche se sono convinto di non dover pensare sempre e solo alla salvezza. Atalanta e Verona indubbiamente sono due tappe importanti: Al Pacino nel film ‘Ogni maledetta domenica’ diceva che bisogna conquistare ogni singolo centimetro, noi invece dovremo aggrapparci ad ogni singolo punto con forza ed energia per raggiungere tutti insieme questo risultato che la squadra, la città e il presidente meritano, cercando di riportare i fasti di un calcio che tutti ricordano, soprattutto i meno giovani. Firmare per il 17esimo posto? No, mi pare riduttivo”. E proprio a proposito del chairman Saputo, Donadoni ha parole al miele: “Saputo ha le idee molto chiare e sa cosa significa fare calcio e business di un certo tipo. Ha tutta la volontà di riportare il Bologna a livelli importanti: il programma della società è questo e passa anche da questa annata, nella quale dovremo limitare i danni e mantenere la categoria. Nelle ultime settimane si sono accavallate altre offerte, avrei potuto guadagnare di più altrove ma sentendo il presidente, Corvino e Fenucci mi hanno convinto a fare questa scelta”. Infine una considerazione sul Bologna visto in queste prime giornate, col solito problema legato all’attacco e a Mattia Destro nello specifico: “Se lascio Destro solo in mezzo all’area non ho moltissime chance di fare male, se invece porto 3 o 4 giocatori in area di rigore riusciamo a fare qualcosa in termini di realizzazione. Per quanto riguarda Destro, penso che un giocatore come lui, che ha sempre fatto gol, non si è dimenticato come si fa. I momenti difficili succedono a tutti, io ho giocato con campioni del calibro di Gullit e Van Basten e capitavano anche a loro. Ha bisogno dell’aiuto di tutti e di ripartire con convinzione: vedrete che tornerà a fare quello che ha sempre fatto”. Dalle parole di Donadoni, si percepisce che qualcosa cambierà nel reparto offensivo rossoblù ma non solo, con la possibilità per tutti di rimettersi in gioco. Ad esempio per Acquafresca, che fece bene con lui a Cagliari, e Crisetig: “In questo momento non posso non pensare a tutti quelli che ho a disposizione, e con grande attenzione devo cercare di tirare fuori il meglio da ognuno. Crisetig? Mi auguro che sia uno da poter rilanciare, è un giovane interessante nel giro dell’Under 21 ma dipenderà tutto da lui. Abbiamo bisogno di creare competizione all’interno del gruppo”.

Il ds rossoblù Pantaleo Corvino (ph. Schicchi)

Il ds rossoblù Pantaleo Corvino (ph. Schicchi)

CORVINO – Presente in sala stampa anche il ds Pantaleo Corvino, che ha salutato Delio Rossi e introdotto Donadoni, prima di togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Sono meravigliato che voi cronisti, che spesso processate i club italiani dicendo che non hanno il coraggio di mettere in campo la qualità giovane, mi accusate di aver dato al Bologna tre calciatori titolari al centrocampo del Bologna rispettivamente del ’96 (Donsah), del ’97 (Diawara) e del ’92 (Taider). Tra l’altro in difesa il reparto centrale è composto da Mirante, Rossettini e Gastaldello, mentre in attacco ci sono Mounier, Giaccherini e Destro, non mi sembrano ragazzini. Mi prendo la responsabilità di questa classifica, ma non mi posso rimproverare di aver fatto quello che ho sempre fatto nella mia carriera. Rifarei altre cento volte queste scelte, mi dispiace solo essere giudicato sulla base di certe cattiverie e non per i risultati che ho ottenuto”.

 

 

 

 

 

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