Donnarumma-Milan: tra fede, tradimento e resa (dei conti) finale. Ma il vero datore di lavoro è Raiola


Tutti i momenti più importanti della telenovela Donnarumma-Milan: dalle clausole agli interessi, dai rifiuti ai ripensamenti. Se in amore vince chi fugge…

– di Tiziano De Santis –

Ginaluigi Donnarumma in Milan-Palermo del 9 aprile 2017 (ph. Zimbio.com)

Una settimana, forse anche meno: ecco quanto manca per la decisiva resa dei conti di quello che si è rivelato un vero e proprio tormentone estivo. Le parti interessate sono ormai a conoscenza di tutti: il Milan di Yonghong Li e dei dirigenti Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli da un lato, il portiere Gianluigi Donnarumma e il suo procuratore Mino Raiola dall’altro. Per capire bene come potrebbe andar a finire la vicenda di un rinnovo ponderato, rifiutato ed – a detta degli esperti di calciomercato – ormai in canna, bisogna ripercorrere le tappe della vicenda, mai scontate quest’ultime se si guarda in chiave rossonera, semplicemente prevedibili e puntualmente verificatesi se la focalizzazione assume il punto di vista (e probabilmente le tasche) di uno degli agenti Fifa più potenti in circolazione. In mezzo alla bufera, tra la fine del campionato 2016/2017 di Serie A, il richiamo della Nazionale maggiore per le qualificazioni mondiali e l’Europeo U21 con gli azzurrini di Di Biagio, c’è sempre lui, il numero 99 del Milan, un portiere fuori dalla norma secondo molti, il “futuro Buffon” secondo altri. Se il Diavolo può oggi allenarsi in anticipo in vista dei preliminari di Europa League lo deve anche alle super-parate di Donnarumma in una stagione certamente non facile per i rossoneri dal punto di vista societario: Silvio Berlusconi ha infatti abbandonato la “propria creatura” dopo un trentennio di successi e di serie difficoltà economiche finali, cedendo il posto a Li Yonghong , esponente della nuova frontiera economica orientale, imprenditore e dirigente sportivo cinese nominato presidente del club rossonero dall’assemblea dei soci il 14 aprile scorso. Sin da subito il duo Fassone-Mirabelli chiarisce il primo obiettivo della società: puntare sui tasselli principali del vecchio Milan e sfruttare un budget forte per il mercato – e l’aumento di capitale – per tornare ai vertici del calcio italiano e internazionale. Da chi ripartire se non dal giocatore simbolo della crescita esponenziale promessa ai microfoni della stampa? Da chi ripartire se non da Gigio, “canterano” rossonero lanciato da Sinisa Mihajlovic a soli 16 anni, 6 mesi e 12 giorni (esordio record tra i pali in A) il 25 ottobre 2015? Già, perchè a Donnarumma non manca praticamente nulla: agilità, riflessi e potenza nello slancio sono le migliori caratteristiche di un ragazzo di 1.96 metri d’altezza. Il tutto condito da un’ottima capacità di lettura delle azioni avversarie, la stessa che consente all’estremo difensore di Castellammare di Stabia di giocare anche come libero di una difesa spesso e volentieri non all’altezza del blasone, come accaduto nelle ultime stagioni. Sulle qualità di Donnarumma nessuno sembra nutrire forti dubbi, motivo per cui il nuovo Milan cinese ha intenzione di fondare la propria ricostruzione proprio sul diciottenne. E allora, che la telenovela abbia inizio. La prima proposta di rinnovo di un contratto in scadenza il 30 giugno 2018 arriva nello scorso maggio, quando gli esperti di mercato chiariscono l’offerta del club rossonero: 3 milioni di euro a stagione, col benestare del procuratore del ragazzo Mino Raiola. Quest’ultimo, tuttavia, non si nega alle telecamere, esponendo i propri dubbi sul progetto dirigenziale del Milan e affermando fortemente di volerne sapere di più.

Mino Raiola, agente Fifa, al telefono (ph. Ultimora.news)

Si passa, pertanto, alle dichiarazioni dell’amministratore delegato Fassone, deciso nel voler dare in mano a Vincenzo Montella, entro il 3 luglio, i 2/3 della rosa che scenderà in campo nella prossima stagione. Raiola, come previsto dai più, sparisce letteralmente dal palcoscenico televisivo, dando la precedenza ad un silenzio che, paradossalmente, si fa sempre più assordante, per oltre un mese. Il Milan, contemporaneamente, corre a ritmo di un botto a settimana, portando a segno i colpi Musacchio dal Villarreal, Kessie dall’Atalanta, Ricardo Rodriguez dal Wolfsburg e André Silva dal Porto. Donnarumma diventa un vero e proprio caso: Massimiliano Mirabelli chiama più volte la famiglia del ragazzo, cercando invano delle garanzie sul suo futuro e ricevendo, invece, come unica risposta l’evidente contrarietà di Mino Raiola. L’agente Fifa esce allo scoperto il giovedì del 15 giugno, quando nell’incontro fissato col club rossonero, rifiuta letteralmente per il proprio assistito un’offerta rialzata a ben 4 milioni di euro più uno di bonus all’anno per cinque stagioni. “Inizialmente Gigio voleva rinnovare, ma poi ci siamo sentiti minacciati e poco difesi dal club: lo hanno perso loro. In ogni caso mi prendo tutte le responsabilità“, avrebbe precisato Raiola nella conferenza stampa indetta a Montecarlo pochi giorni dopo. Descrivere come “tempesta” tutto ciò che ne segue sarebbe riduttivo. Sì, perchè Donnarumma viene etichettato come un vero e proprio traditore, modellato dai voleri del proprio procuratore, che in caso di mancato rinnovo può permettere al Real Madrid – fortemente interessato al portiere – di affondare il colpo pagando un cartellino sicuramente riabbassato per il ragazzo, dato il contratto in scadenza, e arricchendo le tasche dello stesso Raiola con una grossa commissione in stile Pogba-United. La risposta del Milan è chiara: Donnarumma non si vende, potrà giocare, sedersi in panchina o addirittura in tribuna per un intero anno, ma il club non cederà alle provocazioni dell’agente del giocatore. Ecco che l’omone di soli 18 anni diventa il simbolo del calcio moderno: passare da un bacio alla maglia nel match di marzo contro la Juventus ai dollari di carta lanciati dai tifosi alle spalle del portiere nell’esordio all’Europeo degli azzurrini di Di Biagio contro la Danimarca è semplice, quando di mezzo ci si mette la volontà del primo vero datore di lavoro del calciatore attuale, il procuratore. Il vero motivo del no di Raiola alla prima proposta del Milan è, infatti, la richiesta di una clausola per il proprio assistito, da esercitare in virtù dell’approdo in Champions dei rossoneri tra due stagioni.  Ciò che più preoccupa è come il mondo del football sia governato, ormai, dal volere di chi, come Raiola, riesce ad offuscare gli occhi di un giovane calciatore con le lusinghe del denaro, a tal punto da respingere una proposta di ben 25 milioni di euro in cinque anni alla società che ha permesso allo stesso giocatore di esprimersi al meglio e, perchè no, di diventare grande. Dire che attualmente Donnarumma e il Milan si siano riavvicinati grazie all’incontro tra Vincenzo Montella e la famiglia del ragazzo potrebbe risultare inesatto, data la nuova proposta dirigenziale rossonera di quattro anni di contratto a 6 milioni netti a stagione con cosa in più? Beh, proprio una clausola da 100 milioni in caso di raggiungimento di un posto in Champions, da 50 milioni in caso di Champions mancata. Non solo, perchè il Milan porterà alla corte di Montella anche il fratello di Gigio, Antonio, in qualità di terzo portiere. Il 99 rossonero avrebbe rifiutato 14 milioni di euro netti all’anno e vari benefit dal Psg (altra pretendente al cartellino dell’estremo difensore), dichiarando a Raiola di voler rimanere a Milano, nonostante non sia ancora arrivato il sì ufficiale al rinnovo d’oro del club di Yonghong Li. Di mezzo, pesante è anche il rifiuto per gli esami di maturità da parte del ragazzo, volato a Ibiza per le vacanze estive. Perchè, in fin dei conti, a che serve essere maturi quando in tasca ti entrano ben 6 milioni di euro netti all’anno? A cosa serve diventare una bandiera quando essere asservito alla “cura legale-economica” del tuo procuratore (ri)paga, effettivamente, molto di più? A che serve dire no ad un amore, se poi tornare sui tuoi passi e dettare le richieste a chi ha mostrato di amarti rende l’altra parte favorevole ad ogni tuo volere e piegata ad ogni tua volontà? Ma se in amore vince chi fugge, forse quello tra Donnarumma e il Milan è un amore vero tra chi è già fuggito e chi insegue, invano.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *