E’ Bologna, uno slogan che fa discutere. Ma in fondo l’importante è parlarne.


Il titolo può sembrare fuorviante e quindi sgombriamo subito il campo da eventuali equivoci. Non vogliamo portarci sfiga ‘da soli’ e neanche gettarci addosso la ‘IAZZA’. Ci mancherebbe. Immaginiamo anche scongiuri e toccate di ferro, per non dire altro.

Ma siccome la fantasia dell’essere umano non ha confini, ci chiediamo se chi ha partorito quel marchio e quello slogan, è Bologna, abbia o meno pensato al ‘rischio’ sberleffo a cui potrebbe essere sottoposta un’intera città. E ci chiediamo se i ‘nostri’ amministratori del Comune di Bologna (giuria compresa), siano o meno consapevoli di questo rischio.

Il logo di "è Bologna".

Il logo di “è Bologna”.

Avere creato un nuovo logo cittadino, appunto “è bologna”, con un codice dinamico e, detta in parole povere, adattabile alla propria esigenza, ci pare eccessivo e fuori luogo. Proiettando in campo ‘calcistico’ questo marchio con annesso ‘story board’ (a Bologna il calcio si ‘mastica’ dal 1909), è facile intuire come il tifoso di opposta fazione possa divertirsi alle nostre spalle dando sfogo a immaginazione e fantasia. Ipotizzare qualche striscione (degno da Striscia lo striscione, la nota rubrica del lunedì sera su Striscia la notizia … di Canale 5), diventerà un gioco da ragazzi. Se poi questo ‘giochino’ è interattivo, si può immaginare come l’ironia possa espandersi a macchia d’olio soprattutto sugli ormai tradizionali canali social.

Ipotizziamo qualche slogan ironico, come per esempio, ‘Serie B … è Bologna’, oppure ‘ Perdere … è Bologna, o magari ‘Guaraldi … è Bologna’, ma possiamo avventurarci anche nel campo dell’’Orgoglio … è Bologna’, Diamanti è Bologna, tutto apparentemente bello e goliardico, ma attenzione alle offese pesanti che potrebbero fare il giro del mondo grazie a qualche tifoso avversario senza scrupolo: ad esempio, ‘ M … è Bologna’.

In altre parole, il nuovo logo cittadino “è bologna” si presta  sì ad essere anche un bel veicolo promozionale, l’importante è parlarne, ma bisogna anche porre dei limiti altrimenti il gioco non vale la candela.

Discutibile anche lo slogan ‘base’ composto dal verbo essere e il nome della città, ma quel verbo è già stato utilizzato in tutte le salse, meglio dire, è già inflazionato. Se non altro bastava solo pensare che è (eccessivamente) identificativo con la prima emittente televisiva della città.

Fabio Campisi

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