È giusto che sia il primo: Andy Murray si prende pure Parigi


Dopo il primo posto scippato a Nole Djokovic nella classifica ATP con il passaggio della semifinale per ritiro di Raonic, Murray vince, per la prima volta in carriera, il Master 1000 di Parigi in finale contro John Isner con il punteggio di 6-3 6-7 6-4.

-Giuseppe Cambria-

Andy Murray: festeggia la vetta nel ranking Atp vincendo il Master 1000 di Parigi Bercy (ph.Tennis Circus)

Andy Murray: festeggia la vetta nel ranking ATP vincendo il Master 1000 di Parigi Bercy (ph.Tennis Circus)

Al primo posto- Era giusto che confermasse sul campo ciò che non aveva ancora guadagnato per merito. Ritiro dell’avversario per infortunio (Milos Raonic) nella semifinale del Masters 1000 di Parigi Bercy e accesso in finale con conseguente promozione al primo posto in classifica. Andy Murray si era preso già sabato, nella più totale staticità, la vetta del ranking ATP ai danni di Novak Djokovic. Uscito ai quarti di finale contro Cilic, il serbo ha interrotto così la sua incredibile striscia di ventotto mesi al vertice del tennis professionistico. Dopo anni all’ombra dei grandi campioni, i precedenti numeri uno in classifica (Nadal, Federer, e lo stesso Djokovic), Murray è riuscito ad accumulare pian piano, torneo dopo torneo, vittoria dopo vittoria, il numero giusto di punti necessario (1185) per stare sulle spalle dei giganti. All’età di ventinove anni si è ritrovato a provare l’ebbrezza di stare là, sopra tutti. Eppure non è bastato. Serviva portarsi a casa la finale, battere lo statunitense John Isner, mostrare la propria superiorità, affinché la favola non fosse priva di emozioni, di formalità. Niente papa e niente incoronazione. La sola sostanza matematica sarebbe stata troppo triste.

La finale- Ha vinto e ha confermato tutto ciò che ci hanno detto i numeri. Sul cemento di Parigi, dopo quasi due ore e venti di gioco, Andy Murray, con una prestazione nella media, ha avuto la meglio sul gigante statunitense John Isner per due set a uno. Il primo giorno di vetta dà le vertigini a Murray che non riesce ad entrare in campo con la giusta concentrazione: un doppio fallo proprio a inizio gara ne è la prova. Di fronte c’è un Isner in forma strabiliante, di cui si registrano ben 18 aces in tutta la partita e la massima velocità di servizio: 223 km/h. Il primo set è molto combattuto: lo scozzese sfrutta alcuni errori dell’avversario e mostra colpi da numero uno nel game decisivo, quello del 6-3. Isner cerca di scombinare i piani spingendo molto con il diritto, ma è costretto a cedere. Nel secondo set nessuno dei due cede il servizio all’altro e si va al tie-break. Lo statunitense non sbaglia nulla al servizio e riporta il match in parità. Al terzo set continua il botta e risposta, ma Isner accusa problemi alla caviglia e Murray si carica. Sul 5-4 lo scozzese strappa il servizio e si prende l’ultimo game chiudendo set e partita. Dopo questa gara combattuta ci sarà l’ultima ardua sfida dell’anno per Andy Murray: l’ATP world tour finals. Nel torneo di Londra i primi otto del ranking metteranno in discussione il nuovo primato. Tra di loro ci sarà anche chi vorrà riprendersi ciò che ha appena perso, per dimostrare che, forse, il Djoko non è ancora finito.

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