E’ tempo di Italia-Albania. Obiettivo: cavalcare l’onda di Russia 2018


La presentazione della gara di Qualificazioni a Russia 2018 tra Italia e Albania. Tra passato e presente di due Paesi amici e rivali

– di Tiziano De Santis –

L’esultanza di Ciro Immobile (sx) e Andrea Belotti (dx) con la maglia della Nazionale Italiana (ph. Calcionews24.com)

E’ il giorno in cui il calcio italiano si tinge d’azzurro, spinto dall’onda di una Nazionale giovane e dal fascino di una sfida d’alta marea: stasera il Renzo Barbera di Palermo sarà il teatro di Italia-Albania, una sfida affascinante che va oltre l’ancora della qualificazione a Russia 2018, obiettivo già di per sè importante per entrambe le squadre. A fronteggiarsi sarà la storia, prima ancora che i team di Gian Piero Ventura e Gianni De Biasi. Una storia che danza a ritroso sulle onde del mare sino al lontano 1991, anno in cui migliaia di albanesi abbandonarono il proprio Paese, impregnato, ormai, di un comunismo in crisi, per sbarcare in Italia via nave, alla ricerca di una nuova vita e di un futuro migliore: quel popolo, così vicino, così lontano, veniva visto come una compagine estranea ventisei anni fa prima di rivelarsi probabilmente l’esempio più credibile di un’integrazione tanto bramata, quanto ottenuta. Ecco, allora, che quello di stasera non è più uno scontro, ma un vero e proprio incontro tra due culture unite dalla profondità dello stesso mare che le ha rese unite e quasi inseparabili. Delle differenze, tuttavia, sono state partorite dalle qualificazioni mondiali tra Italia e Albania: se, infatti, da un lato la Nazionale di Gian Piero Ventura è chiamata a confermare quanto di buono fatto sinora (10 i punti conquistati e 2^ posizione nel Gruppo G, dietro alla Spagna di Lopetegui solo per differenza reti), quella di Gianni De Biasi, dopo il bell’Europeo disputato la scorsa estate, vuole ben figurare in territorio”ospite” portando – perchè no – a casa una vittoria importante alla luce delle sole tre lunghezze di distanza dalla terza posizione in graduatoria, occupata da Israele. Per far fronte al 4-5-1 balcanico, il c.t. azzurro schiererà in campo il 4-2-4, con Zappacosta, Bonucci, Barzagli e De Sciglio a difesa di Buffon (oggi alla 1000^ gara personale) e il talento e l’esperienza di Verratti e De Rossi volti ad innescare gli esterni Insigne e Candreva o le punte – e che punte -Immobile e Belotti in profondità. Gli azzurri sono imbattuti nelle qualificazioni a Mondiale ed Europeo da ben 54 partite, motivo in più per dimostrare che nonostante il ricambio generazionale il futuro è adesso. “Sarà un’Italia aggressiva? Quanto lo dirà il campo, mi auguro una buona Italia, un’Italia al cento per cento, perché il 50-60 per cento non potrà bastare. Per venire a capo di questa partita, una partita molto delicata, è quello che servirà. Affronteremo un’Albania che al di là del suo valore tecnico, affronterà questi 90 minuti come un’occasione per entrare nella storia. Al di là delle dichiarazioni fatte, è facile capire cosa rappresenta questa partita per l’Albania, e anche per De Biasi. E non mi riferisco al fatto che avrebbe potuto essere sulla panchina della Nazionale al posto mio, ma a una cosa molto più importante: l’Albania affronta l’Italia per la prima volta in una partita ufficiale, per questo può entrare nella storia. Il resto è chiacchiericcio, che non ha nulla a che fare con una partita in cui non avremo un solo minuto facile“, ha affermato con sicurezza Ventura nella conferenza stampa di ieri, quasi a mettere in guardia i suoi e un’intero Paese sicuro delle proprie potenzialità, ma costretto a star bene attento al talento degli avversari. I precedenti raccontano di un solo precedente tra i due team amici-nemici: si tratta dell’amichevole nel novembre 2014, quando al Marassi gli azzurri si imposero di misura grazie alla rete di Stefano Okaka. Palermo, nello stesso tempo, porta bene ai nostri, autori di 11 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta negli ultimi 13 match sostenuti al Barbera. Ma attenzione a non abbindolarsi sui dati provenienti dalle onde che uniscono i due Stati, perchè, come disse qualcuno, un semplice “scoglio può arginare il mare”, quello stesso mare che unisce e separa in un men che non si dica.

 

 

 

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