Federico Turriziani e il calcio spiegato al Canada: pregi e difetti del soccer


L’allenatore Federico Turriziani racconta la sua esperienza di tecnico italiano nel settore giovanile del calcio canadese

– di Marco Vigarani –

Federico Turriziani, ex tecnico della Centese,  oggi allena in Canada

Federico Turriziani, ex tecnico della Centese, oggi allena in Canada

Oggi conosciamo meglio, grazie alla presentazione scritta per AllenareMania, l’allenatore italiano Federico Turriziani che dallo scorso settembre ha aperto con l’amico Davide Massafra un’accademia maschile e femminile denominata Empire Niagara in Canada e più precisamente a Niagara Falls al confine con gli USA. Dotata di un impianto all’avanguardia che permette di non perdere allenamenti durante l’inverno, l’accademia ha sei squadre (quattro maschili U19 – U16 – U15 – U14 e due femminili U13 – U16) e ha già ottenuto delle belle soddisfazioni arrivando seconda con l’U15 Boys al torneo internazionale a Las Vegas, il più importante della California e del Messico. “La nostra filosofia – spiega Turriziani – sta nel cercare di applicare gli studi e gli insegnamenti fatti in Italia (Savarese e Viscidi su tutti) mixando le nostre esperienze sul campo e cercando gradualmente tramite esercitazioni mirate di avvicinare due mondi calcistici lontanissimi tra loro“. Le differenze sono evidenti sin dalla struttura organizzativa: “A differenza dell’Italia dove il Settore Tecnico Calcistico è gestito dalla Federazione Nazionale, in Canada è suddiviso da provincia a provincia ed ognuna ha una sua autonomia gestionale sui programmi tecnici. Dopo i primi livelli base si passa a corsi più impegnativi ma resta difficile programmare e sviluppare i calciatori perché come al solito entrano in scena i genitori. E così ecco giocatori che cambiano accademia ogni sei mesi per motivi di scarsi risultati o scarso impiego, ogni genitore tratta il calcio come uno sport individuale incentrato sul proprio figlio e questo non permette alle società di poter costruire settori giovanili stabili e fare programmi a lungo termine e porta gli allenatori a giocare solo per i risultati. Solo le squadre di MLS vivono il calcio come in Europa: i settori giovanili di Toronto FC e Montreal Impact hanno strutture ed organizzazioni come i nostri professionisti“.

Il logo della Empire Soccer Academy

Il logo della Empire Niagara Soccer Academy

Si passa poi ovviamente ad enormi diversità nei metodi di lavoro e nella logica di approccio al calcio: “Qui viene scimmiottato il calcio dei grandi club europei, su tutti Barcellona e Real Madrid. La mancanza di esperienza porta gli allenatori canadesi ad applicare metodologie di allenamenti delle prime squadre di questi club riportandoli nei settori giovanili: il risultato provate ad immaginarlo. Affrontando molte squadre durante la mia esperienza in Nord America ho notato che gli altri allenatori utilizzano un unico sistema di gioco, con movimenti prestabiliti (tipo Play Station), scegliendo molto spesso solo la fase offensiva o solo quella difensiva. Risulta quindi semplice ribaltare partite solo spostando un giocatore o cambiando sistema di gioco. La tattica individuale ed i tempi di gioco sono pressochè inesistenti come anche la capacità di prendere decisioni o sapere come adattarsi alle situazioni di gioco“. Tra tante lacune però c’è anche un vantaggio sottolineato da Turriziani: “Fisicamente sono nettamente più atleti. Il sistema di sviluppo canadese prevede che i ragazzi facciano 2/3 sport competitivi in contemporanea (Hockey, Calcio, Basket, Football, Baseball): non esistono infortuni muscolari o giocatori che non mettono la gamba“. Al peggio però non c’è mai fine ed ecco infine qualche altra grave nota dolente: “In ogni competizione fino all’U21 è permesso cambiare giocatori in qualsiasi momento e soprattutto c’è la possibilità di far rientrare i giocatori sostituiti ogni volta che si vuole. Ad esempio si possono usare i cambi anche solo per un calcio di punizione. Personalmente è una regola che mi manda su tutte le furie visto che sono abituato a cercare per l’intera settimana di lavorare sodo per schierare la formazione migliore. Un altro problema reale e tecnico è la mancanza dello “spogliatoio”: ogni seduta dura tassativamente 90 minuti ed i ragazzi spesso arrivano cambiati al campo un minuto prima dell’inizio della seduta di allenamento e vanno via un minuto dopo senza fare la doccia per andare a fare un altro sport. Così diventa difficile vivere il gruppo, parlare, socializzare e vivere lo spogliatoio che da noi è un luogo importante come il terreno di gioco“.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *