Fiammate d’orgoglio. L’Inter ci crede, Milan redento


Iniezione di fiducia per i nerazzurri nella mission impossible in direzione Champions. I rossoneri evitano invece la trappola scaligera e sono di nuovo sesti 

– di Enzo Cartaregia –

Vedere il traguardo, che effetto che fa. E se poi, alla variabile tempo, c’è da aggiungere la vendetta possibile per gli oltraggi di metà campionato, ecco che Inter e Milan sfrecciano.
Che sia a vuoto, lo si saprà soltanto a tempo scaduto. Ma è forse un obbligo morale passare da una prestazione muscolare sulle macerie di Udinese o Verona che sia. Quattro gol tengono così aperto il varco per l’Europa. L’unico rimasto alle meneghine per trarsi fuori dalla stagione rimpianti. In appena 180’.

Andrea Ranocchia sblocca la sfida del Friuli e si prende la scena al termine di una stagione personalmente travagliata (ph. Zimbio)

COME RINASCERE. BATTICUORE INTER – Un bagno di felicità tanto pieno che, a questo punto della corsa, sembra addirittura uno spreco. Ma è tutto quello che serviva, alla formazione di Luciano Spalletti, per trovarsi ottimista in un finale enigmatico come tutto ciò che lo precede. E dunque almeno quanto quell’1-3 da cui tutto è (ri)cominciato, quando a San Siro si ruppe all’improvviso l’incanto di una cavalcata da invincibili.
Ma adesso l’Inter volta pagina, pur non potendo chiudere il cerchio e dovendo restare soltanto sulla scia delle romane. Giunto il momento del riscatto, a ribaltare specularmente gli umori c’è però uno 0-4 rifilato all’Udinese che ha un significato nuovo.
Non è la classica ebbrezza da goleada, insomma, di quella che ha spesso fatto da apostrofo tra turni di disillusione. Perché l’armonia di tutta la squadra, unita nella caccia all’ottimismo, ha stavolta fatto pulizia nelle teste dei nerazzurri.

E per riprendere in mano i destini della stagione, l’Inter ribalta davvero il senso della sfida. A partire dal bianconero che, per inciso, finisce esorcizzato già ad una settimana dallo psicodramma del derby d’Italia. Sottosopra ci finisce anche il copione dell’Udinese, che rimedia il 12esimo k.o. in quattordici gare. Con adesso un solo punto che lo separa dal treno per la B.
Protagonisti sono quindi gli ospiti che trasformano l’unica e sola occasione dei friulani nel proprio, di palcoscenico, per la gara perfetta. Di squadra, come nei momenti decisivi, spiccano proprio gli uomini che hanno fatto più fatica. Non a caso al 12’ l’incornata di Ranocchia spezza già la tensione. Il palo-gol sul corner di Perisic permette ai nerazzurri di gestire con lucidità la gara, mentre i friulani sbandano ed il loro pubblico inveisce. Il Fruili è dunque un piano inclinato, ma Icardi si riporta al centro della scena.

Sontuosa, al 43’, è l’intuizione che innesca Rafihna sulla destra per il raddoppio. Immediata la ricompensa, per il capitano, che coglie un lancio lungo di Brozovic e fa 3-0 all’intervallo. E’ davvero tutto, prove tecniche di Spalletti e Var a parte. Espulso Fofana, le telecamere convalidano infatti anche il poker, confezionato da una deviazione di Borja Valero sul tiro di Perisic.
Al sipario la tensione è dunque già bella che scaricata per l’undici nerazzurro. La Roma, terza ed a +4, è virtualmente in Champions. A due lunghezze c’è però una Lazio che frena e domenica passa dal limbo di Crotone. Festeggia invece la salvezza il Sassuolo che domenica arriva a San Siro. L’Inter si prepara a svoltare, se ancora lontano dall’aut-aut coi biancocelesti Spalletti si dice certo di finire tra le prime quattro. Perché il sorpasso è rinviato. Ed i nerazzurri stanno già correndo.

Il Milan sale di nuovo al sesto posto. Mercoledì è l’ora della finale di Coppa Italia (ph. Zimbio)

DI NUOVO IN PARI. RIMBALZO MILAN – Dalla fine di tutto alla fine della stagione. Perché certo, mancano ancora due gare, entrambe tutt’altro che scontate. E la sfida per l’Europa del prossimo week-end prende anche le sembianze di una seconda finale in soli quattro giorni. Eppure, la penultima apparizione a San Siro sembra chiudere davvero lo spazio della regular season. Peccato non sia davvero così, per i meneghini, al momento del controsorpasso sull’Atalanta, da affrontare domenica a Bergamo partendo da un nuovo +2.
E’ dunque tutto diverso rispetto all’incredibile blitz del Benevento nell’ultimo atto interno. Per quanto fosse improbabile estrarre ancora dal mazzo una probabilità del genere.
Ma se nulla è da escludere, nella pazza stagione del Milan, le analogie sono tutte ingannevoli nel giorno della retrocessione del Verona in Serie B.

Adesso il 4-1 finale è dunque da discutere più per le seconde linee scaligere che non per il diavolo. Riuscito, se non altro, a riequilibrare i conti con la caporetto dell’andata.
Ciò che cambia, stavolta, è proprio la posizione dei rossoneri. A cui non tocca più preoccuparsi di fermare il pendolo che, da mister Gattuso a mister Gattuso, oscilla sopra le loro teste. Non esiste più uno spazio per passare, come puntualmente fatto, dalla lucidità della remuntanda ai blackout di un campionato schizofrenico. Ed il Milan, stretto tra impegni complicati e avversarie alle spalle, viaggia in corsia preferenziale almeno per un week-end. Ringhio vede però più in là della squadra e lavora al proprio ventaglio di soluzioni, variando parecchio in formazione e ripetendosi coi cambi. Contribuiscono, uscendo presto di scena i gialloblù di Pecchia, impotenti quanto proiettati alla prossima stagione in cadetteria.

San Siro è una passerella funesta per una giovanissima Hellas che capitola già all’11’. L’autogol di Hearteaux, sul tiro di Chalanoglu, predice già l’andamento della gara. Alla mezz’ora Cutrone fa dà sé per il 2-0. E la ripresa non ha granché da spiegare. Arrivano il tris messo a segno da Abate, quando Suso si accende sulla sinistra, il 3-1 firmato dall’entrante Lee ed il poker milanista sul destro caldo di Borini. Giusto in tempo perché si prenda fiato in vista della finale di Coppa Italia. Va tutto maneggiato con cura, se vittoria chiama vittoria ma una delusione basta a scoprire le ferite del diavolo
Prima del momento clou per la classifica, si rincrociano le strade con la Juventus. Davanti i bianconeri si è spezzato un sogno, quello della Champions. Ma adesso se ne potrebbe ricomporre un altro. Europa League, comunque. Fermando il pendolo proprio dove serve.

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