Fogli: “Non era facile vincere lo scudetto, ma si stava formando una grande squadra”


Romano Fogli, mediano del Bologna dal 1958 al 1968 e vincitore dello scudetto del 1964, si è raccontato al “Pallone Gonfiato Monday Night” dove ha ripercorso la propria storia calcistica

– di Massimo Righi –

Romano Fogli con l amaglia rossoblù (ph. pulcinella291.forumfree.it)

Romano Fogli con l amaglia rossoblù (ph. pulcinella291.forumfree.it)

Nel corso del Pallone Gonfiato Monday Night, andato in onda ieri sera dalle ore 21 su Telecentro per la serie “In campo col Campione” e giunto alla settima puntata, Romano Fogli è stato ospite di Alberto Bortolotti, che grazie all’idea ed ai filmati di Marco Dall’Olio, ideatore e promotore della puntata, ha ripercorso la carriera di uno dei centrocampisti del Bologna più forti di sempre. Romano Fogli da Santa Maria a Monte, provincia di Pisa, era un mediano di gran classe, elegante e dotato di una visione e di una concezione del calcio di cui pochi sono dotati. Ancora in splendida forma, sorridente ed educato come sempre, Fogli ha giocato per dieci anni nel Bologna con cui vinse lo scudetto del 1964 in 285 partite totali, con 6 reti messe a segno. Attraverso le sue parole ed i contributi filmati di Marco Dall’Olio, Romano Fogli ha rivisitato la propria carriera con grande trasporto, raccontando scorci di vita vissuta che solo occasioni come queste permettono di apprezzare: “Ho sentito il dovere di raccontare storie come questa di Romano, – ha precisato lo stesso Dall’Olio –  un bravo giocatore ma soprattutto un brav’uomo, che ha vissuto un’epoca dove c’era tutta un’altra passione per il gioco del calcio”.

Romano Fogli è nato nel 1938 a Santa Maria a Monte, in provincia di Pisa. Erano tempi difficili quelli del piccolo Romano, che come molti ragazzini visse la guerra e solo dopo il 1944 trovò un po’ di tregua: “Erano altri tempi, non è più come ora che esistono le scuole calcio. A quell’epoca si giocava in strada, avrò avuto 9-10 anni ed era appena finita la guerra. Avevamo una palla di stracci e ci trovavamo tutti insieme per giocare nelle vie o nella piazza di Santa Maria a Monte. Quando avevo 12 anni arrivò un cappellano che veniva da Santa Croce sull’Arno a cui piaceva il calcio e chiese a noi ragazzini di paese se volevamo giocare, così iniziammo con lui in una squadretta che si chiamava Stella Azzurra, con la quale facevamo un torneo con i paesi vicini, usando i primi palloni di cuoio e giocando nei campetti sportivi, non più in piazza dove dovevamo scappare dalle guardie! – racconta Fogli che poi prosegue – Una domenica, avevo 15 anni appena compiuti, alla prima squadra mancavano dei giocatori e l’allenatore, che aveva dei trascorsi in A con Udinese e Milan e si chiamava Crocchiati, mi chiamò per sostituire una delle due mezzali in prima categoria nel campionato 1952/53. Giocammo contro il Marina di Carrara vincendo per 6-1 con tre gol miei, che ero all’esordio. Nonostante questo rimasi con loro anche se rientrarono i titolari, ma per firmare il contratto dovette venire mio padre perché io non avevo ancora 16 anni. Giocai 3 partite e segnai 6 gol, vincemmo il campionato e andammo in Promozione. Poi arrivò un grande giocatore, Danilo Michelini, che aveva giocato anche nella Roma e nel Torino, mi prese in simpatia e mi aiutava nella tecnica individuale, si accorse che ero bravo. Un giorno mi portò a Torino in prova perché vi allenava Ussello che giocò con lui proprio nel Torino: feci il provino nel campetto di fianco al Filadelfia e dopo 20’ Ussello, detto Bida (diminutivo di Oberdan), sospese la partita perché aveva capito che ero bravo anche se disse che fisicamente dovevo crescere. Mi tennero lì per farmi vedere anche a Frossi nella partita contro la prima squadra e anche lui disse le stesse cose di Ussello. Tornai così a Santa Maria a Monte in Promozione anche se a Torino si erano accorti che con il pallone ci sapevo fare”.

Romano Fogli sfoggia la maglia del Bologna con lo scudetto (ph. anotandofutbol.blogspot.com)

Romano Fogli sfoggia la maglia del Bologna con lo scudetto (ph. anotandofutbol.blogspot.com)

In quel Torino, Ussello scoprì Fogli mediano spostandolo in posizione più arretrata: “Io venivo da 31 gol in due stagioni a Santa Maria a Monte, segnavo d’astuzia. Ma Ussello, mentre preparava la squadra per il Torneo di San Remo mi chiese se avevo mai giocato più indietro di dove fossi abituato. Decise di spostarmi mediano anziché più avanti perché avevo una buona visione e da lì cambiai ruolo”. Anche Torino città lo accolse bene: “Mi trovai bene, come in ogni posto dove sono stato. Ero in una pensione che apparteneva a una famiglia toscana con Castelletti, Vieri, Crippa, Orlando, Ferrini. Mangiavamo in una trattoria sotto la pensione, anche quella toscana e siamo stati tutti molto bene. Erano altri tempi, dove ci si rendeva conto di essere dei privilegiati. E il prete del Torino, Don Ferraudo, ci convinse a portarci al Cottolengo….avevamo 19 anni. Da lì capimmo quanto eravamo fortunati”. Qualche tempo dopo nella carriera sportiva di Fogli accadde un fatto rilevante: “Tornai a giocare a Santa Maria a Monte e nel 1954 a Firenze c’era un raduno della nazionale juniores che era allenata da Giuseppe Meazza. Michelini mi portò da lui per chiedergli di farmi giocare un quarto d’ora. Meazza disse che non poteva mettermi davanti a tutti questi ragazzi che venivano dalla Juventus o da altre grandi squadre di serie A. Peraltro lì conobbi Pascutti per la prima volta. Allora Michelini e un dirigente andarono da Franchi a Firenze per ottenere l’autorizzazione a farmi giocare e lui, dopo tante insistenze, chiamò Meazza e diede il consenso. Io entrai nel secondo tempo, nel frattempo avevo osservato la partita in tribuna: era un freddo…io non avevo né la tuta, né altro e fu il centravanti dei Laneorossi Vicenza a darmi una giacchetta per coprirmi. Entrai nella ripresa, feci bene e segnai anche un gol tanto che la sera alla radio la sera si parlò di me. La mattina dopo i dirigenti del Torino scesero a Santa Maria a Monte per farmi firmare il contratto. Figuratevi in casa mia che evento fosse, non avevamo nemmeno il gabinetto in casa! E mia madre piangeva dicendo ‘Me lo portate via!’”. In questa storia ci sono analogie con quella di Roberto Mancini: “Io arbitravo la partita in cui fermammo tutto per avere Mancini. Perani era in panchina con la lista di quelli che erano in prova e dopo 20’ chiamai Marino per dirgli che Roberto era di un’altra categoria. Lo portammo subito in ufficio per farlo firmare immediatamente: se penso che tre anni dopo è andato via per 4 miliardi…”.

Il periodo bolognese di Romano Fogli iniziò nella stagione 1956/57 quando Dall’Ara lo acquistò dal Torino: “Il commendatore Dall’Ara mi comprò un anno prima di arrivare a Bologna. Ero amato dai tifosi a Torino ma la società aveva bisogno di soldi e io costai parecchio, credo circa 80 milioni, in più in cambio arrivava Bonifaci al mio posto: Dall’Ara poi mi lasciò ancora un anno al Torino. Lì mi apprezzarono e mi presero in simpatia da subito anche perché io ero silenzioso e rispettoso come mi avevano insegnato. Se le cose non fossero andate così, probabilmente sarei andato alla Juventus perché fui convocato nelle juniores a Milano e andavo in macchina con Boniperti, Corradi e Ferrario della Juve, per cui facevo gruppo con loro. Quando invece passai al Bologna, in spogliatoio mi dicevano che i rossoblù stavano facendo una grande squadra con Vukas, Maschio e io rispondevo che sarei restato volentieri”. Iniziò così la sua esperienza decennale con il Bologna, dove incontrerà Fulvio Bernardini, già conosciuto ai tempi del servizio militare: “Feci 10 mesi a Bologna poi fui mandato a Roma e lì conobbi il Dottore che mi ospitò anche a casa sua a mangiare. Lui sarebbe venuto ad allenare proprio a Bologna e prima di finire il militare mi sposai per prendere qualche giorno di licenza, poi ad agosto mi presentai in ritiro a Pievepelago e il dottore stupito di vedermi, mi ordinò di tornare da mia moglie visto che ci eravamo appena sposati e che la preparazione l’avrei fatta più avanti”. Erano altri tempi e c’era anche un certo rispetto per la persona davanti al professionista. Intanto il Bologna stava crescendo ed era in cantiere quello che diventerà Campione d’Italia: “Il calcio di oggi dove il Barcellona gioca a calcio coinvolgendo tutti è paragonabile a quello del Bologna di Bernardini – aggiunge Gianni Marchesini – fatto di giocatori che sanno giocare con il pallone” Poi Dall’Olio: “Romano, nel centrocampo di Bernardini, era una carezza e sapeva legare difesa e attacco con grande intelligenza tattica”. Ma come anticipato, quel Bologna stava per diventare ancora più grande e Fogli ne racconta i progressi: “Non pensavamo di vincere il campionato, 3 o 4 anni prima dello scudetto. Non era facile davanti alle grandi squadre, però vedevamo che si stava formando un gruppo valido e una buona squadra, lo dimostravamo già in Coppa Mitropa, dove andavamo a vincere in nazioni dove c’erano grandi squadre come l’Ungheria o la Cecoslovacchia. Inoltre, vincemmo con dei ragazzi che venivano dalle giovanili, come Bulgarelli, Tumburus e anche i portieri”. E nello spareggio scudetto fra Bologna e Inter, Fogli lasciò il segno con un gol e un assist per il raddoppio di Nielsen: “Lui (Nielsen), partì da destra e gli diedi la palla al momento giusto, fu bravissimo”. Per Fogli 285 presenze e 6 gol nel Bologna dal 1958 al 1968, prima di passare al Milan dove rimarrà fino al 1970.

Romano Fogli con la maglia del Milan (ph. www.magliarossonera.it)

Romano Fogli con la maglia del Milan (ph. www.magliarossonera.it)

Romano Fogli racconta com’è nata la sua cessione al Milan: “Stava per finire la stagione e giocavamo in Coppa Italia contro il Milan. Nei corridoi prima di entrare in campo, il direttore sportivo del Milan Passalacqua mi si avvicinò dicendomi che Rocco mi voleva al Milan, io ringraziai ma dissi che dipendeva da tante cose fra cui il Bologna. In campo vincemmo 2-1 e al ritorno negli spogliatoi Rocco mi arrivò a fianco dicendomi ‘Gran mona! Devi venire da noi!’. Dopodiché il nostro direttore sportivo Bovina mi disse che Passalacqua gli aveva chiesto informazioni su di me e di lì a poco il nuovo presidente Venturi mi disse: ‘Abbiamo preso Gregori dal Vicenza, non so se ha più il posto da titolare, sa, con il nuovo allenatore…ma le dico che ci sono Sampdoria (dove c’era Bernardini), Juventus e Milan interessati a lei’. Era la società che decideva per il giocatore allora. Io non dissi che avevo parlato con Passalacqua. Dopo ci fu l’accordo, io andai a Milano e Cresci venne qui girato dal Varese. Avevo già 30 anni. Ricordo che mi chiamarono dal Milan per dirmi che dovevo fare le visite: mi tennero un giorno intero per controllarmi credendo che il Bologna mi avesse venduto perché avessi qualche problema. Andò tutto bene però e feci anche qualche gol, persino al Bologna”.

Un breve aneddoto anche sul suo esordio in nazionale, legato al periodo bolognese: “Entrai nel giro della Nazionale dal 1957, ultimo anno di Torino, ma non esordii ne contro l’Irlanda del Nord né con l’Austria perché stavo male, avevo la febbre. Rimasi quindi in albergo ma dovevo esordire in una squadra composta da tanti oriundi come Schiaffino, Ghiggia, Sivori ma anche con giocatori come Pivatelli. Ho poi esordito il 13 dicembre del 1958, ce l’ho scritto dietro all’orologio, fu un regalo che mi fece Dall’Ara per l’esordio in nazionale. L’allenatore era Foni, che chiuso con la Nazionale venne proprio ad allenare il Bologna”.

Fogli in veste di allenatore della Reggiana (ph. gazzettadireggio.gelocal.it)

Fogli in veste di allenatore della Reggiana (ph. gazzettadireggio.gelocal.it)

Dopo l’esperienza a Catania dal 1970 al 1974 (113 presenze e 3 reti), Fogli appese gli scarpini al chiodo e si dedicò alle giovanili del Bologna fin quando Edmondo Fabbri non lo chiamò alla Reggiana: “Mi chiese di andare da lui, io volevo una squadra giovane con qualche ragazzo esperto. In realtà stavo bene nel settore giovanile del Bologna con Perani e un bel gruppetto di giovani. Tentai alla fine l’avventura alla Reggiana in C1 ma si fece fatica perché eravamo giovani: arrivarono così su mia indicazione, Bencini dal Pisa e Galasso dall’Avellino e vinciamo subito 3-0 a Casale”. Come ricorda Dall’Olio, Fogli allenò anche a Vicenza: “Era l’89 e lo raggiunse Pecci. Poi Fogli fu esonerato e Pecci se ne andò con lui”.

La settima puntata di “In campo col campione” ci ha regalato l’emozione di rivivere i tempi e la carriera di Romano Fogli, un signore dentro e fuori dal campo. Una persona educata, posata e riconoscente, che nel finale ha anche ricordato i tifosi rossoblù e i compagni di squadra, compresi quelli che non ci sono più come Bulgarelli, Haller e Furlanis, ma anche ai più giovani Roversi, Vavassori, Chiodi e Fiorini, facendo trapelare un velo di commozione che non poteva essere altrimenti, per quanto vinto, condiviso e anche sofferto in un’epoca ormai passata ma che ha permesso di far conoscere a Bologna e a tutta Italia, campioni del suo calibro. Un uomo, Fogli, che nel Mondiale del 1966 quando Bulgarelli uscì malconcio, andò personalmente a consolarlo per stargli vicino in un momento delicato.

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