Game over Kobe, lascia il campo ed entra nel mito


Si è conclusa stanotte la carriera di Kobe Bryant, il più grande cestista del nuovo millennio. Venti anni intensi in maglia Lakers e l’Italia nel cuore

– di Marco Vigarani –

Il saluto di Kobe Bryant al termine della sua ultima gara (ph. Zimbio)

Il saluto di Kobe Bryant al termine della sua ultima gara (ph. Zimbio)

Sapevamo che sarebbe successo ed era stato lui stesso a prepararci all’inevitabile. Quella lettera dello scorso novembre indirizzata al basket ha poi raggiunto il cuore di chiunque abbia anche solo provato l’ebbrezza di lanciare il pallone dentro quel cesto e da stanotte nulla sarà più come prima. Kobe Bryant ha concluso la sua carriera dopo venti intensi e meravigliosi anni nella NBA, lo ha fatto con un’esibizione davvero al limite delle sue forze che lo ha visto segnare addirittura 60 punti. Sono gli ultimi canestri di una vita per il basket che lo ha portato sul podio dei migliori marcatori della lega alle spalle di Karl Malone e Kareem Abdul-Jabbar, unico a superare i 30mila punti e 6mila assist regalati ma soprattutto uno dei rarissimi ad unire un pubblico così vasto ed eterogeneo. Tutto il mondo stanotte si è fermato per assistere alle ultime giocate del Black Mamba con cui rende orfano un movimento sempre più privo di leader carismatici dotati tanto di tecnica quanto dell’intelligenza necessaria per renderli speciali. Bryant ha concluso allo Staples Center un lunghissimo tour di tutti gli Stati Uniti fatto di applausi, lacrime di commozione e regali consegnati da avversari che in questo ventennio non hanno lesinato colpi e fischi ma che hanno sempre riconosciuto il valore assoluto del ragazzo di Philadelphia. Esce dal parquet ed entra definitivamente nel mito al seguito di leggende assolute ed in particolare si inserisce nel solco lasciato da Michael Jordan.

Kobe Bryant posa con la maglia della Nazionale italiana (ph. Eurosport)

Kobe Bryant avrà un futuro nel basket italiano? (ph. Eurosport)

Non sono mancati i momenti bui nella vita di Bryant tra infortuni ed un’accusa di stupro che nel 2003 pareva poter sotterrare per sempre il nome del cestista. Se tredici anni dopo siamo qui a celebrarne la carriera e rimpiangerne l’addio vuol dire però che il numero 24 in gialloviola ha saputo reagire ai periodi bui rialzandosi sempre. Professionista esemplare, trionfatore per cinque volte con la maglia dei Los Angeles Lakers e due volte campione alle Olimpiadi, Kobe è sempre stato un amico dell’Italia. Cresciuto con il padre in giro per la nostra penisola, egli ha sempre mostrato affetto e riconoscenza per l’accoglienza ricevuta da bambino e non ha mai dimenticato nè la lingua nè i tanti amici conosciuti in quel percorso. Solo pochi giorni fa Bryant ha ribadito pubblicamente la sua vicinanza al basket italiano ed in particolare al ct azzurro Messina ma i punti di contatto con il nostro Paese sono molteplici. A partire dall’amore per il calcio per arrivare al sogno coltivato nel 2011 dalla Virtus di tesserarlo in occasione dello sciopero della NBA, un tentativo a metà tra il sogno e la pazzia che ancora strappa molteplici sorrisi sotto i portici e non solo. Certamente però ieri sera è stata l’ultima gara giocata da Bryant da professionista ma non l’ultima occasione in cui abbiamo sentito il suo nome. La carriera del fenomeno proseguirà infatti con un ruolo attualmente ancora indefinibile ma che potrebbe davvero portarlo anche in Italia.

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