Giaccherini trascurato ma Gabbiadini lancia segnali al Bologna


Se ieri sera Giaccherini ha scaldato la panchina per tutta la gara, Gabbiadini ha segnato il suo primo gol azzurro ma si è poi infortunato dedicando però un pensiero a Bologna

– di Luca Nigro – 

C’era tanto di Bologna nell’amichevole di ieri sera tra Italia e Romania. La scelta della città e dello stadio ovviamente, ma non solo. Tra i convocati di Antonio Conte, due su tutti: Manolo Gabbiadini ed Emanuele Giaccherini, passato e presente rossoblu. La scelta di convocare l’esterno toscano arrivato in estate sotto le Due Torri dal Sunderland per la doppia sfida con Belgio e Romania, era stata considerata da molti un modo per attirare più bolognesi possibili, soprattutto nella sfida di ieri al Dall’Ara. Vedere tornare in campo con la maglia azzurra il nuovo idolo dei tifosi rossoblu, poteva essere più di un pretesto. Un motivo di orgoglio per una città, che dopo tempo, avrebbe rivisto con la casacca della Nazionale un proprio giocatore. Una ragione in più, per poter dire al resto d’Italia: guardate che stiamo tornando. Ad avvalorare questa tesi le convocazioni nell’Under 21 di Ferrari e Masina, due ragazzi cresciuti nel settore giovanile rossoblu ed arrivati con merito e tanti sacrifici in azzurro.

Il pubblico del Dall'Ara ha visto Giaccherini solo sul maxischermo

Il pubblico del Dall’Ara ha visto Giaccherini solo sul maxischermo

Ed invece Conte ha spiazzato tutti. Giaccherini è rimasto in panchina non solo a Bruxelles, ma soprattutto a Bologna. Schierarlo dall’inizio, forse, sarebbe stato un azzardo (mancava in azzurro da Norvegia-Italia del 9 Settembre 2014). Davanti a lui c’era gente che ha disputato le intere qualificazioni e che molto probabilmente sarà titolare anche in Francia. Però, nella ripresa, qualche minuto poteva e doveva concederglielo. Non perché si era a Bologna o perché si giocasse davanti ad un pubblico di maggioranza rossoblu, no. Semplicemente perché Giaccherini nell’ultimo mese ha dimostrato di essere in ottima forma e anche in grande vena realizzativa (due gol nelle ultime due gare). Qualche minuto in un amichevole contro la Romania, se lo sarebbe meritato il buon Giak. Meglio se davanti al proprio pubblico. Per chi pensava che Conte lo avesse convocato perché fosse un suo uomo o perché la seconda partita era programmata a Bologna, dovrà ricredersi. Ieri sera il C.T. ha dimostrato di non essere dello stesso avviso (sbagliando? forse) e di avere le idee ben chiare su quali uomini puntare e su chi siano i futuri titolari in Francia. Giaccherini al momento non sembra rientrare nei radar. Il cambio Candreva per El Shaarawy a nove dalla fine, avvalora questa tesi.

Il messaggio di Gabbiadini che fa sognare i tifosi rossoblù (ph. Instagram)

Il messaggio di Gabbiadini che fa sognare i tifosi rossoblù (ph. Instagram)

Difficile invece dire se al momento Manolo Gabbiadini si ritaglierà un posto da titolare. Il suo ritorno al Dall’Ara, almeno inizialmente era stato perfetto. Entrato al posto di Eder ad inizio ripresa sul risultato di 1-1, dopo appena cinque minuti dal suo ingresso in campo ha timbrato di testa il momentaneo sorpasso azzurro. Primo gol in Nazionale A, arrivato proprio nel suo vecchio stadio. Peccato che la sua gara, davanti al suo ex pubblico, sia durata ventiquattro minuti per una distorsione alla caviglia sinistra. Nonostante ciò, la prestazione è stata più che positiva in un periodo non certo brillante. Sarri a Napoli lo relega spesso e volentieri in panchina, concedendogli solo qualche scampolo di partita. Chissà che il gol di ieri non sia un segno del destino. Chissà che Gabbiadini, in un futuro molto prossimo, non decida di tornare a Bologna. D’altronde questo stadio lo ha lanciato e lo ha sempre amato. Gli applausi dopo il gol ma soprattutto alla sua uscita dal campo, lo dimostrano. Su twitter nella notte lo stesso Gabbiadini scrive: “Felice per il primo gol in azzurro e felice sia successo li”. Questo fa capire come l’attaccante lombardo non abbia mai dimenticato Bologna. Tutti segnali di un suo possibile ritorno? Può darsi. In fin dei conti, non sarebbe un’ipotesi così remota.

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