Quando gli sponsor emettono la sentenza: Sharapova e gli altri


L’ammissione di Maria Sharapova ha portato ad un’immediata fuga degli sponsor come avvenuto per altri casi celebri da Armstrong a Pistorius. Superarono indenni la crisi invece Bryant e Woods

– di Marco Vigarani –

Maria Sharapova (ph. Zimbio)

Maria Sharapova è stata abbandonata in poche ore da tre importanti sponsor (ph. Zimbio)

Maria Sharapova era forse l’eccezione alla regola che impone che non si possa avere tutto dalla vita. Bellissima, ricca, famosa e talentuosa: non le mancava davvero nulla a partire da un conto in banca che lievitava di anno in anno di circa 25 milioni di dollari grazie alle decine di sponsor tecnici e non. Il volto della tennista russa era perfetto per vendere praticamente qualsiasi cosa dalle auto ai profumi ma in poche ore è cambiato tutto. L’ammissione di aver utilizzato per dieci anni una sostanza diventata proibita anticipando i risultati di un test antidoping ha acceso su di lei i riflettori del biasimo e del sospetto portando ad una vera e propria fuga dei partner commerciali. Non è stata emessa alcuna sentenza di colpevolezza nè si conoscono con certezza i termini di una probabile squalifica ma di fatto la pena è già stata scritta. Nell’arco di appena 24 ore la Nike ha fatto sapere di “sorpresa e rattristata” sospendendo il rapporto fino ad un chiarimento della vicenda, la Tag-Heuer ha bloccato le trattative per il rinnovo della sponsorizzazione e la Porsche ha cancellato il nome della Sharapova da qualsiasi evento. Guardinga anche la posizione di Evian mentre Avon e Head non si sono ancora espressi ma la sensazione è che il mondo dorato della splendida russa stia implodendo.

Kobe Bryant (ph. Zimbio)

Kobe Bryant, accusato di stupro nel 2003, firmò un nuovo contratto con Nike (ph. Zimbio)

Non è certamente la prima volta in cui gli sponsor sono i primi ad emettere un giudizio di colpevolezza sull’atleta coinvolto in uno scandalo doping: in particolare la Nike si era prontamente allontanata in passato anche dal ciclista Lance Armstrong e dalla velocista Marion Jones. Il notissimo brand sportivo aveva mostrato altrettanta rapidità nello scaricare anche altri volti più o meno noti per problemi penali di varia entità: dall’omicida Oscar Pistorius alla stella del football Michael Dwayne Vick accusata di organizzare combattimenti tra cani fino al veterano allenatore NFL Joe Paterno finito nei guai per abuso di minore negli ultimi anni della sua vita. In tutti questi casi gli sponsor sono stati sempre i primi a ritenere colpevoli i volti noti dello sport ancora prima che venissero poi veramente condannati ma in altre situazioni la situazione è stata gestita diversamente. È ben nota ad esempio l’accusa di stupro formulata nei confronti dell’asso NBA Kobe Bryant che portò addirittura all’arresto del cestista: in quel caso Adidas e Nutella abbandonarono l’atleta che però nell’arco di pochi mesi firmò un nuovo e ricco contratto proprio con Nike. Lo stesso brand ha poi perdonato senza problemi le scappatelle extraconiugali di Tiger Woods, stella strapagata del golf.

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