God save Aberdeen: una giornata particolare nella Scottish Premiership


Il racconto dal borgo di Aberdeen, di un campionato europeo dimenticato, di un calcio lontano e poco conosciuto, poco pubblicizzato, povero (rispetto agli altri campionati) ma ricco di valori

-di Giuseppe Cambria-

Tutto l’entusiasmo del pubblico del Pittodrie Stadium all’opera (ph. dailyrecord.co.uk)

Sulla costa scozzese che si affaccia sul mare del Nord e sulle piattaforme petrolifere si presenta Aberdeen. Il gioco del calcio esiste anche qui. Ma il resto d’Europa forse non se lo ricorda. Una squadra, l’Aberdeen F.c. Mai scesa nella lega inferiore, ma “bullizzata” per un secolo dallo strapotere delle due squadre di Glasgow: il Celtic e i Rangers. Una occasione, quella del petrolio di cui non usufruisce né la squadra cittadina, rimasta pura da ogni follia di mercato e che preferisce puntare sui giovani scozzesi, né la città stessa, che negli ultimi anni ha invece attraversato una profonda crisi. Il problema è il petrolio degli sceicchi. Contro quello non si compete più, su tutti i fronti. Ma l’emozione di una giornata in un campionato europeo di cui a fatica importerà a qualcuno – al di fuori della Scozia – difficilmente si racconta. Basta uno stadio piccolo, il Pittodrie Stadium (22000 posti circa), ma uno dei più grandi in Scozia. Un posto nell’area famiglia dove svetta il cartello “ Mind your language please”. Tre mascotte che intrattengono i tantissimi bambini presenti con le famiglie: una pecora, un’aquila e una mucca. Per i grandi il rituale pre partita invece è un po’ diverso. Una visita al bar ufficiale, il Pittodrie Bar, alle 12, e un paio di birre, più whisky, prima del fischio d’inizio. Allo stadio niente alcol, com’è giusto che sia. Solo pies, bevande analcoliche e snack vari. Poi la parola passa definitivamente all’erba del Pittodrie che in un soleggiato sabato pomeriggio ha raccontato una delle tante piccole realtà del campionato scozzese. Il campionato dimenticato da Dio, dalla regina e dai grandi sponsor (televisivi e non)

Adam Rooney è il bomber e l’uomo chiave dell’ Aberdeen (ph. Zimbio.com)

Aberdeen vs St. Johnstone- Ottava giornata di campionato di Scottish Premiership, massima serie del campionato scozzese. Gioca la seconda in classifica contro la quarta. L’unica entità celebre che lega queste due società è la figura leggendaria di sir Alex Ferguson, ex allenatore, ormai in pensione, del Manchester United. Ferguson militò come giocatore nel St. Johnstone negli anni ’60, mentre allenò il vittorioso Aberdeen degli anni ’80 (vittoria di campionato , coppa Uefa e Supercoppa europea nel 1983). Ritorniamo al presente e al campo. Le due squadre entrano in campo e tutto il pubblico si alza in piedi per applaudire. 22 giocatori in campo e un gioco che si può prevedere dalla stazza dei presenti. Tutti giganti al di sopra del metro e 85, all’incirca. Il gioco, di entrambe ,si riassume in lancio lungo dei difensori centrali a cercare i giocatori avanzati. Continui scontri aerei per raggiungere il pallone. Gli impatti sono notevoli. Lo scontro fisico sta alla base del calcio scozzese. Così come in quello inglese, d’altronde. Ma qui, in Scozia, Pep Guardiola non è mai arrivato. E si vede. Tantissimi contrasti. L’arbitro fischia pochissimo, quasi mai. A ogni fraseggio prolungato e a ogni cambio gioco scatta l’applauso. È una rarità. I passaggi sono molte volte imprecisi e c’è solo tanta lotta. Intanto il match va tutto in discesa per l’Aberdeen fin dai primi minuti. Il St. Johnstone soccombe per 3-0 sotto i colpi della punta dei Rossi, Adam Rooney, scozzese quasi ventinovenne che, per sua sfortuna genetica, non ha alcuna parentela con il più famoso Wayne Rooney. I primi due gol arrivano nei primi venti minuti del primo tempo, con due colpi di testa. Il terzo, su rigore, nella ripresa. I tifosi festeggiano sulle curve. Si alzano per applaudire l’uscita di ognuno dei loro eroi. Soprattutto all’ 86’ quando esce il numero 83, Steve May, scozzese con capigliatura alla giamaicana. Grande cuore e agonismo in campo. Il pubblico lo riconosce e lo premia con fragorosi applausi. Finisce 3-0. Le squadre si salutano tra gli abbracci. L’Aberdeen, con questa vittoria, raggiunge in vetta alla classifica il Celtic, fermato in casa sul 2-2 dall’Hibernian. Gli Aberdeeniani invece raggiungono di nuovo il Pittodrie Bar per festeggiare questa giornata vittoriosa. Fiumi di alcol per festeggiare l’allegria di una vittoria esaltante. Allegria incontaminata da fini effimeri. L’allegria di un calcio che, nel resto d’Europa, piano piano ci sta abbandonando. God save Aberdeen.

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