“Godfred”, il documentario dedicato alle origini di Donsah


Dopo l’anteprima dedicata alla stampa, vi sveliamo il documentario che il Bologna ha realizzato su Donsah, con le parole del ragazzo dopo la proiezione

– di Luigi Polce –

Donsah oggi a Casteldebole per la proiezione del suo documentario "Godfred"

Donsah oggi a Casteldebole per la proiezione del suo documentario “Godfred”

Buona la prima per “Godfred”, il documentario realizzato dal Bologna FC sulla vita e le origini di Donsah. Questo pomeriggio, presso la sala stampa del centro tecnico “N. Galli” di Casteldebole, è andata in scena la “prima” riservata alla stampa (presente anche lo stesso calciatore), che ha potuto apprezzare gli oltre 20 minuti di viaggio virtuale tra le strade di Sunyani, cittadina del Ghana ad un’ora dalla capitale Accra dove il centrocampista è cresciuto ed ha cominciato a tirare i suoi primi calci ad un pallone. Il racconto è molto toccante, con la famiglia di Donsah (due sorelle più grandi di lui) a riavvolgere il nastro dei ricordi: si parla di un ragazzino sempre col pallone tra i piedi (cosa che lo portava anche a marinare la scuola), con una grande determinazione nel voler raggiungere il suo obiettivo, ma anche delle difficoltà familiari: il padre, infatti, lasciò il Ghana per approdare in Italia dopo una settimana di cammino e due giorni trascorsi su un barcone, fino ad arrivare a Foggia dove trova lavoro in un campo di pomodori, Godfred lo ha rivisto solo dopo 8 anni una volta giunto a Palermo. La casa dove è cresciuto, il campo di cacao (distante una decina di chilometri da casa), la scuola, i vari allenatori e il primo campo da calcio, tutta polvere e pietre.

Donsah esulta dopo il suo primo gol in maglia rossoblù, contro l'Hellas Verona (ph. LaPresse)

Donsah esulta dopo il suo primo gol in maglia rossoblù, contro l’Hellas Verona (ph. LaPresse)

Al termine della proiezione, il commento di Donsah: “Ringrazio Dio e tutti voi presenti qui per vedere il mio documentario. L’idea è nata quando, durante la mia intervista fatta per ‘Minuto di Recupero’, ho detto che se non avessi fatto il calciatore sarei stato a lavorare in una piantagione di cacao. Da lì è partito il progetto e abbiamo fatto questo video. Ho detto subito di sì alla cosa poiché sono una persona che non nasconde la realtà, che è quella che avete visto tutti”. Adesso la sua vita è totalmente diversa, ma Donsah non dimentica il passato e la fatica fatta per arrivare dove è oggi: “Ho iniziato a giocare a calcio quando avevo 7-8 anni, dicevo a mia madre che andavo a scuola ma in realtà mi vedevo con i miei amici per giocare. Quando è arrivata la chiamata dall’Italia, nel 2011, i miei non erano tanto convinti: mi dicevano di lasciare il calcio e di trovarmi un lavoro, a me però piaceva troppo e mia madre alla fine mi ha lasciato inseguire questo sogno. Sin dal mio arrivo a Palermo l’Italia mi è piaciuta subito, ricordo ancora la prima volta che vidi Luca Toni dal vivo: lo fissavo e lui si chiedeva il perchè, Acquah poi gli ha spiegato che per me era una grande emozione allenarmi con un grande campione che avevo ammirato al Mondiale del 2006. Se avevo la tv? No, la mia famiglia è riuscita a comprarla solo nel 2010, quando papà ha mandato i soldi per acquistarla. Prima si andava da chi aveva già un televisore, ma dovevi vestirti bene per andare lì. Oggi la mia famiglia riesce a seguirmi tramite un tablet, con il quale riescono a tenersi in continuo aggiornamento su quello che faccio”.

Un legame molto forte quello che lega Acquah e Donsah (ph. zimbio)

Un legame molto forte quello che lega Acquah e Donsah (ph. zimbio)

Il rapporto col calciatore del Torino Afriyie Acquah, all’epoca al Palermo, è stato certamente fondamentale per Godfred: “Il mio rapporto con Acquah è stato importantissimo, eravamo molto amici anche prima di arrivare in Italia e quando sono venuto qui mi ha trattato benissimo, regalandomi tra le altre cose anche il primo paio di scarpe. Lo ringrazierò sempre, per me è un esempio: come lui mi ha dato lo stimolo per arrivare dove sono oggi, anche io voglio essere un punto di riferimento per tutti i ragazzini della mia città che hanno un sogno e lavorano quotidianamente per realizzarlo”. Ed è qui che emerge il lato più intimo e bello del centrocampista rossoblù: “Mia madre nel video dice che sono una persona che non sperpera i soldi, questo perchè so da dove vengo e so cosa ho vissuto: se Dio mi ha aiutato nel mio percorso è perchè significa che devo essere un punto di riferimento per la mia famiglia e anche per i miei amici e i soldi che sto guadagnando ora sono anche per loro. 100 o 200 euro per un giocatore magari non sono nulla, mentre in Ghana equivalgono a 10.000 euro e possono cambiare la vita di qualcuno”. Anche guardando al futuro, Donsah mette a nudo tutta la sua umiltà e umanità: “A parte il calcio, vorrei avere una grande piantagione di cacao per poter far lavorare tante persone lì”. E’ la parte bella di questo sport, la storia di un ragazzo che nonostante il successo non si è dimenticato da dove è partito. Da domani, a partire dalle ore 12, il documentario sarà visibile sul sito ufficiale del Bologna e sui profili social del club. E fidatevi, ne vale veramente la pena.

 

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