Godin fa dimettere Abete e Prandelli. Balo al capolinea in azzurro?


Il gol di Godin, decisivo per la qualificazione dell’Uruguay, scatena il terremoto nel dopo-partita in casa Italia con le dimissioni a catena del ct Prandelli e del presidente federale Abete. Per Balotelli, quella contro i sudamericani, potrebbe essere stata l’ultima presenza in azzurro a soli 23 anni…

di Alberto Bortolotti

Diego Godin, suo il gol che ha eliminato l'Italia da Brasile 2014 e che determinato le dimissioni di Prandelli e Abete

Diego Godin, suo il gol che ha eliminato l’Italia da Brasile 2014 e che determinato le dimissioni di Prandelli e Abete

Il più renziano degli allenatori di calcio, il fiorentino di adozione Cesare Prandelli, sbraita contro il grillismo calcistico che lo vuole troppo ricco e troppo compromesso con la Kasta e sbatte violentemente la porta dopo la seconda gara consecutiva giocata in modo indecoroso dall’Italia, che non tira in porta e che frutta l’eliminazione dal Mondiale.
Il più lettiano dei presidenti federali, Giancarlo Abete, esplode contro il fuoco amico (azzardiamo: Giovannino Malagò?) e toglie le tende pure lui. Non darà le dimissioni Mario Balotelli, ma c’è da scommetterci che saluta l’azzurro a soli 23 anni.La sua indolenza e il suo essere una “figurina”, secondo la sprezzante definizione di “Capitan Futuro” De Rossi, valgono un ostracismo perpetuo. Il mite Prandelli, un piacione che ha irretito vertici federali e basi mediatiche, ha curiosamente puntato le sue fiches sui meno gestibili talenti calcistici italiani (oddio, un po’ ariosi, ma con il passaporto giusto), e cioè Balo o Osvaldo.

Balotelli-Pirlo. Contro l'Uruguay è stata la loro ultima partita in Nazionale?

Balotelli-Pirlo. Contro l’Uruguay è stata la loro ultima partita in Nazionale?

Il secondo è finito prima del Brasile, il primo è riuscito a fare incazzare juventini, romanisti, granata e soprattutto rossoneri. Finirà all’Arsenal giacchè è già giunta la scomunica berlusconiana, padre, figlia e manca lo Spirito Santo, ovvero Galliani, ma quello si adegua, troppo furbo. Quanto alle candidature future, il presidente federale designato è Albertini, ma forse vince Tavecchio, che ha i voti. E reltivamente al tecnico, anche qui la successione dinastica è chiara e porta a Max Allegri. Di sicuro Prandelli, diversamente da Lippi che naufragò in Sud Africa ma aveva vinto in Germania, non ha allori in carriera da spendere. A logica, ripartirà da un club medio. Che è poi la sua dimensione.

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