I giovani nel calcio secondo Ulivieri, Colomba e Lucchesi


Si è svolto a Fanano il convegno “I settori giovanili e la globalizzazione” alla presenza di Renzo Ulivieri, Franco Colomba e Fabrizio Lucchesi 

– di Marco Vigarani – 

Ulivieri, Colomba e Lucchesi parlano di calcio giovanile  (ph. Ufficio Turistico Fanano)

Ulivieri, Colomba e Lucchesi parlano di calcio giovanile (ph. Ufficio Turistico Fanano)

Nella serata di ieri l’hotel Eden di Fanano è stato teatro di una serata dedicata al calcio giovanile raccontato da chi vive ormai da diversi decenni il mondo del pallone sotto diversi punti di vista. Nell’ambito del Memorial Seghedoni infatti si è svolto il convegno “I settori giovanili e la globalizzazione” condotto da Simone Monari al quale hanno partecipato gli allenatori Renzo Ulivieri e Franco Colomba oltre al dirigente Fabrizio Lucchesi. Unanime è stato il primo invito rivolto anche alla giovane platea presente: “Studiate per costruirvi un futuro oltre al calcio – ha detto Colomba – perché basti pensare che su 300 che hanno iniziato con me alla scuola calcio solo io sono arrivato in Serie A“. Ulivieri ha quindi aggiunto: “L’amore per il calcio è fondamentale ma bisogna giocare solo fino a quando ci si diverte. Quando il divertimento scompare allora è giusto smettere a qualsiasi età“. L’attuale presidente dell’AIA ha poi dettato qualche linea guida nel lavoro da fare all’interno di un settore giovanile: “Solo la pratica porta a migliorarsi quindi serve tempo da trascorrere con il pallone. Gli allenatori poi hanno un ruolo fondamentale perché spesso sono visti dai ragazzi come vere e proprie guide sostituendo anche i genitori nelle formazione. Dal punto di vista tecnico mi sembra che in Italia siamo carenti nel dribbling“.

Dopo aver affidato a Lucchesi il ricordo di una realtà solida come l’Empoli che già 40 anni fa agiva con la stessa mentalità odierna, è stato Colomba a parlare della sua esperienza nel calcio indiano: “È una realtà calcisticamente povera che si appoggia alla forza del cricket e tecnicamente il livello non raggiunge la Lega Pro. Credo che investire solo su grandi giocatori a fine carriera non possa bastare e debbano investire nella formazione“. La serata ha quindi virato verso alcune grandi personalità a partire da Roberto Mancini di cui Ulivieri ha detto: “Se mi avesse dato retta avrebbe potuto avere una carriera anche più importante. Oggi è un allenatore solo da grandi squadre perchè ragiona ancora con la mentalità del grande campione e si aspetta solo la perfezione“. Lucchesi invece ha raccontato la sua esperienza con Fabio Capello: “Si è formato per diventare un allenatore da Milan quindi un grande gestore. Quando arrivai a Roma quindi scelsi di mettermi in scia per sfruttare la sua conoscenza di quel mondo“. Infine ecco anche due esempi di generazioni diverse per tutti i giovani calciatori: Andrea Pirlo e Marco Verratti. “A Reggio Calabria – ha ricordato Colomba – ho capito subito che Pirlo aveva la mentalitàdi un professionista“. Lucchesi quindi ha aggiunto: “Di Francesco a Pescara ebbe l’intuizione di trasformare Verratti in regista ed io ebbi solo la forza di difenderlo nonostante i risultati“.

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