I miti del calcio: Amedeo Biavati


Dall’idea di Marco Dall’Olio, nasce una rubrica che settimanalmente vi propone un campione della storia del calcio mondiale. Oggi il protagonista è il campione rossoblù Amedeo Biavati, nato il 4 aprile del 1915

– di Marco Vigarani –

Amedeo Biavati insieme a Giacomo Bulgarelli (ph. Tremare Il Mondo Fa)

Amedeo Biavati insieme a Giacomo Bulgarelli (ph. Tremare Il Mondo Fa)

Dopo aver esplorato una pagina indelebile del calcio internazionale, approdiamo ad una vicenda dai forti toni rossoblù che regalò lustro non solo al Bologna ma a tutto il Paese cambiando per sempre anche la tecnica stessa del calcio. Amedeo Biavati infatti non fu solo protagonista di una carriera straordinaria ma risultò anche il primo perfetto interprete di un gesto entrato nei manuali di questo sport: il doppio passo. Facilitato dall’essere ambidestro, il campione bolognese fece di questo cambio di velocità eseguito con clamorosa semplicità il suo marchio di fabbrica ubriacando decine di avversari e conquistando il cuore non solo dei tifosi (tra i tanti anche Pasolini) ma anche di un allenatore burbero come il ct azzurro Vittorio Pozzo che ne magnificò più volte le grandi doti tecniche in pubblico. Tra i meriti ascrivibili a Biavati c’è anche la scoperta negli anni ’50 di un nuovo talento in rampa di lancio nel vivaio del Bologna che nei decenni successivi ne raccolse l’eredità anche come simbolo dell’identità cittadina: Giacomo Bulgarelli.

Il sorriso di Amedeo Biavati con la maglia della Nazionale (ph. Wikipedia)

Il sorriso di Amedeo Biavati con la maglia della Nazionale (ph. Wikipedia)

Nato a Bologna il 4 aprile del 1915, Biavati entrò subito nel settore giovanile rossoblù rivelando la stoffa della mezzala ed esordendo ad appena diciotto anni nella primavera del 1933 in una squadra che contava su campioni assoluti come Schiavio, Maini, Fedullo, Reguzzoni e Sansone. La sua prima partita però fu assolutamente perfetta con tanto di doppietta contro il malcapitato Casale e pochi giorni dopo anche il Milan ricevette lo stesso trattamento. Per non sacrificarne la crescita in una formazione ricca di talento, il Bologna lo mandò per un anno in prestito al Catania in Serie B e successivamente al Rimini in Serie C prima di accoglierlo nuovamente al Littoriale dove partita dopo partita divenne un titolare inamovibile nel ruolo di ala destra conquistando lo scudetto del 1937 agli ordini del tecnico Arpad Weisz. L’affermazione in rossoblù lo condusse quindi in Nazionale ed anche in questo caso l’esordio nel quarto di finale ai Mondiali del 1938 contro la Francia fu talmente convincente da fargli scalare le gerarchie. Il commissario tecnico Pozzo lo confermò fino alla vittoriosa finale di Colombes nella quale l’Italia sconfisse 4-2 l’Ungheria laureandosi Campione del Mondo per la seconda volta alzando al cielo la Coppa Rimet. Insieme a lui in quella squadra un altro compagno in rossoblù, l’oriundo Michele Andreolo: insieme ad Angelo Schiavio sono gli unici tre campioni ad essere saliti sul tetto del mondo da calciatori del Bologna.

Amedeo Biavati trafigge l'Inghilterra nel 1939 (ph. Tremare Il Mondo Fa)

Amedeo Biavati trafigge l’Inghilterra nel 1939 (ph. Tremare Il Mondo Fa)

I successi di Biavati proseguirono immediatamente anche a Bologna con la conquista dello Scudetto sia nel 1939 che nel 1941 mentre gli occhi dei tifosi della Nazionale si spalancarono il 13 maggio del 1939 per una splendida marcatura realizzata ai danni dell’Inghilterra. Dribblata l’intera retroguardia britannica, compreso il capitano Hapgood, il calciatore bolognese scartò anche il portiere depositando così la palla in rete: lo straordinario gesto atletico gli valse anche i complimenti sinceri da parte degli avversari. La vicenda sportiva di questo campione, come quella di tanti altri, incrociò però a metà del decennio anche la Seconda Guerra Mondiale che ne bloccò la carriera praticamente per  due stagioni. Nel 1948, dopo 267 partite e 66 gol con la maglia rossoblù, Amedeo Biavati lasciò il Bologna ed il calcio di prima fascia per vivere qualche stagione da calciatore-allenatore in categorie inferiori in giro per tutta la Penisola senza grande fortuna arrivando anche in Libia con una parentesi importante ma di sole nove stagioni nelle giovanili rossoblù fino all’ultimo incarico importante a Rovereto nella stagione 1969/70. Gli ultimi anni della sua vita furono di nuovo nella sua Bologna anche se non all’interno dell’organigramma societario come avrebbe meritato, ma assunto in Comune con la qualifica di supervisore degli impianti sportivi anche se impiegò sempre volentieri la sua esperienza per la crescita delle scuole calcio di polisportive locali. Amedeo Biavati si spense il 22 aprile 1979 a sessantaquattro anni lasciando per sempre un’impronta indelebile nella storia non solo rossoblù ma di tutto il calcio italiano.

Stagione Presenze Gol
1932/33 7 5
1933/34 9 1
1936/37 18 1
1937/38 27 6
1938/39 30 7
1939/40 29 4
1940/41 34 8
1941/42 29 12
1942/43 29 11
1945/46 17 2
1946/47 19 3
1947/48 19 6
Totale 267 66
Nazionale 18 8

 

PALMARES
CLUB NAZIONALE ALLENATORE
3 Campionati italiani 1 Torneo internazionale Expo Universale 1 Coppa Alta Italia Oro Mondiali 1938 2 Promozioni in IV Serie

 

Print Friendly, PDF & Email



One thought on “I miti del calcio: Amedeo Biavati

  1. Franco

    Biavati ha mai allenato giovani a bologna? un tipo mi dice di essere stato suo allievo I tempi di Bernardini ma il conto non mi torna

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *