I miti del calcio: Laszlo Kubala


Dall’idea di Marco Dall’Olio, nasce una rubrica che settimanalmente vi propone un campione della storia del calcio mondiale. Oggi il protagonista è Laszlo Kubala, leggenda ungherese del calcio spagnolo del quale il 10 giugno ricorre l’anniversario della nascita

– di Marco Vigarani –

Kubala in azione, per lui 131 gol in maglia Barcellona (ph. RoadFoggy)

Kubala in azione, per lui 131 gol in maglia Barcellona (ph. RoadFoggy)

Scelto dagli stessi tifosi del Barcellona come il più grande talento dei primi cento anni del club blaugrana, Laszlo Kubala evoca con il suo nome non solo l’essenza stessa del calcio del Dopoguerra ma anche una vicenda umana unica ed irripetibile. Per spiegare la straordinarietà della sua storia basterebbe forse ricordare le sue fughe avventurose dall’Ungheria che gli costarono anche una squalifica di un anno, il fatto di aver difeso i colori di tre Nazionali diverse (Cecoslovacchia, Ungheria e Spagna) o più malinconicamente il ricordo commosso in diretta da parte di Joan Gaspart, allora presidente del Barcellona, non appena si diffuse la notizia della sua scomparsa.

Nato a Budapest il 10 giugno 1927, Kubala iniziò da giovanissimo a lavorare in fabbrica limitando il proprio strepitoso talento alla squadra del dopolavoro, il Ganz. Subito notato dagli osservatori, a diciassette anni venne ingaggiato dal Ferencvaros che lo fece esordire immediatamente ricevendo in cambio 27 gol in 49 presenze che attirarono ovviamente gli sguardi di numerosi altri club. Nel 1946 Kubala scappò in Cecoslovacchia per sfuggire al servizio militare e firmare un contratto con lo Slovan Bratislava senza il consenso della vecchia squadra e, grazie alla nazionalità del padre, venne convocato anche in Nazionale dal ct Daucik che ben presto divenne anche suo suocero dopo il matrimonio tra il campione e la figlia Viola. Rientrato in Ungheria per giocare nel Vasas, Kubala fu costretto dal governo ad entrare nell’esercito con divieto di espatrio diventando di fatto un prigioniero nella sua patria. Ancora una volta la fuga diventa l’unica alternativa e, attraverso l’Austria, il calciatore si ricongiunse con la famiglia in Italia. Raggiunto l’accordo con la Pro Patria, egli venne però squalificato a vita dalla Federazione ungherese con l’avallo della FIFA e dovette limitarsi soltanto a qualche amichevole. Nel 1949 Kubala scampò anche alla morte rinunciando all’ultimo all’invito del Torino per partecipare all’amichevole di Benfica dalla quale la squadra granata non fece mai ritorno schiantandosi con l’aereo sulla Basilica di Superga.

 

Kubala nel 1999 è stato scelto come miglior giocatore della storia del Barcellona (ph. FrickFoot)

Kubala nel 1999 è stato scelto come miglior giocatore della storia del Barcellona (ph. FrickFoot)

Insieme ad altri esuli magiari, Kubala fondò una squadra denominata Hungaria che iniziò a disputare amichevoli in giro per l’Europa arrivando in Spagna nell’estate del 1950. Dopo una lezione di gioco ai danni del Real Madrid, il presidente Bernabeu lo contattò ma venne frenato da una condizione imprescindibile posta dal campione ungherese: Daucik avrebbe dovuto essere assunto come nuovo allenatore. Tale richiesta venne esaudita allora dal Barcellona che riuscì a far avere la cittadinanza spagnola a Kubala riducendo la squalifica ad un solo anno mandandolo in campo con la maglia blaugrana già dalla stagione 1951/52. Iniziò così un periodo storico per il club spagnolo, trascinato dal talento formidabile del centrocampista ungherese e dalle visioni tattiche moderne del suocero che riuscì anche a fare a meno di Kubala nell’anno successivo a causa di una forma piuttosto grave di tubercolosi che ne mise a repentaglio la carriera. Quattordici trofei in dieci anni sono il segno lampante di un dominio assoluto firmato dal talento uruguaiano che però non mise mai da parte il suo carattere ribelle arrivando sul finire del decennio allo scontro con il nuovo tecnico Herrera.

Kubala non riuscì a ripetere i medesimi successi come allenatore (ph. WorldFootball)

Kubala non riuscì a ripetere i medesimi successi come allenatore (ph. WorldFootball)

Annunciato il ritiro, tra il 1961 ed il 1963 Kubala divenne subito allenatore nel Barcellona prima a livello giovanile poi in prima squadra ma senza successo tanto da rimettersi in gioco a partire dalla stagione 1963/64 all’Espanyol come tecnico-calciatore riuscendo anche a giocare insieme al figlio sedicenne Branko. Il ritiro definitivo avvenne nel 1967 con la maglia dello Zurigo (alla quale fece seguito una breve parentesi americana con i Toronto Falcons) ed allora per il talento ungherese si riaprirono subito le porte della carriera da allenatore prima con il Cordoba e successivamente con la Nazionale spagnola. Guida delle Furie Rosse dal 1969 al 1980, Kubala non ebbe successo ad eccezione della qualificazione per i Mondiali del 1978 e successivamente continuò il pellegrinaggio tra i club iberici con un’esperienza anche in Arabia Saudita sulla panchina dell’Al Hilal fino all’ultima chiamata nel 1995 da parte del Paraguay. Malato da tempo di Alzheimer, egli si spense il 17 maggio 2002 e la sua morte scosse profondamente tutto il calcio mondiale ed in particolare il Barcellona che ricorda il talento di Kubala ogni giorno grazie ad una statua posta fuori dal Camp Nou.

SQUADRA PRESENZE GOL
 Ganz 9 2
 Ferencvaros 49 27
 Slovan Bratislava 33 14
 Vasas 20 10
 Barcellona 186 131
 Espanyol 29 7
 Zurigo 12 7
 Toronto Falcons 19 5
 Totale club 357 203
 Cecoslovacchia 6 4
 Ungheria 3 0
 Spagna 19 11

 

PALMARES
GIOCATORE ALLENATORE
4 Liga 1 Segunda Division
5 Coppe di Spagna 1 Copa Paz del Chaco
2 Coppe Eva Duarte 1 Copa Centenario del Futbol Chileno
1 Coppa Latina
2 Coppe delle Fiere

 

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