I talenti passati dall’Europa alla NBA: Jennings


Nel terzo appuntamento con la nostra nuova rubrica dedicata ai talenti NBA passati per l’Europa si parla di una vecchia conoscenza di Roma: Brandon Jennings

                                                                        -di Calogero Destro-

Brandon Jennings con la canotta dei Pistons

Brandon Jennings con la canotta dei Pistons

“Sono molto orgoglioso di fare parte di questo avvenimento, centinaia di anni fa Colombo è approdato in America,oggi, nel 2008, Jennings scopre l’Italia. Brandon dà il via a una nuova era”. Aveva esordito così Sonny Vaccaro, agente di Brandon Jennings, il 23 Luglio del 2008, giorno della presentazione del suo assistito. Era l’inizio dell’avventura di “Bee” (così lo chiamano gli amici) in Italia, ed era un inizio speciale: dall’High School Oak Hill Academy di Compton a Roma, un salto che nessun altro giocatore americano appena uscito dal liceo aveva osato fare. Ed è forse a causa delle troppe pressioni e delle eccessive aspettative di cui viene sovraccaricato da un ambiente non facile come quello romano o forse più semplicemente dal fatto di essere un talento grezzo e ancora un po’ acerbo, che Jennings, nelle sua unica stagione nella capitale, non brilla affatto, anzi: 5,5 punti,  1,6 rimbalzi e 2,2 assist in 17 minuti di media a partita (col 35%dal campo e il 20,1 % da 3).  Una delusione forte, per lui e per la società, che non gli preclude, però, l’accesso in NBA per l’anno successivo: dopo la pessima stagione romana non è, come si sarebbe aspettato, tra le primissime scelte, ma viene comunque scelto con la decima chiamata del draft dai Milwaukee Bucks.

L’avventura NBA– Dall’altra parte dell’oceano, però, Jennings è un altro giocatore: nella sua prima stagione a Milwaukee, infatti, il nativo di Compton  raggiunge delle cifre importanti (15,5 pts, 5,7 ast, 3,4 rbl in 32, 5 min di media partita) batte il record di punti segnati in un singolo quarto della franchigia (ne mette 29 nella seconda frazione contro Golden State ed infrange il precedente record detenuto da un certo Abdul-Jabbar!) e si conquista l’accesso all’All Star Game con la convocazione nell’NBA all Rookie first team. Nonostante un fastidioso infortunio al piede(che gli fa saltare ben 19 gare) nella stagione successiva (2010/11), “Bee”, mantiene costanti le sue statistiche, confermando di essere una delle migliori point-guard della lega. Il 2011/12 è caratterizzato dal lockout e dalla conseguente compressione del calendario,ma Jennings sembra non accorgersene e disputa la miglior annata della sua carriera ( 19,1 pts, 5,5 ast, 3,4 rbl in 35 min di media a partita). Quella 2012/13 è la sua ultima stagione ai Bucks: dopo aver trascinato i suoi ai play-off (poi persi contro Miami per 4-0)  Jennings viene girato a Detroit in cambio di Knight, Middleton e Kravocov. Con i Pistons, l’ex Lottomatica, ha disputato finora 120 gare, ottenendo l’ottima media di 15, 5 pts, 7 asts, e 3 rbl in 31 minuti a partita. Penetrazioni al ferro, capacità di mettere in ritmo i compagni, conclusioni da lontano: oggi Jennings, è una delle migliori guardie tiratrici  della NBA e mostra ancora grandi margini di miglioramento. Sinceramente…ce lo avreste scommesso un caffè dopo averlo visto in Italia?

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *