I talenti passati dall’Europa alla NBA: Jerebko


Nel secondo appuntamento con la nostra nuova rubrica dedicata ai talenti NBA passati per l’Europa si parla di una vecchia conoscenza di Biella: Jonas Jerebko

 -di Calogero Destro-

E’ risaputo che nella gran parte dei casi sono i genitori a trasmettere ai figli abitudini, passioni e tradizioni: quello di Jonas Jerebko non fa eccezione. Suo padre Chris, di origine statunitense, mosse i primi passi da cestista negli anni ‘70 a Syracuse, diventando in seguito professionista in Svezia, nelle file del “Marbo Basket” di Boras, dove decise di rimanere anche dopo il ritiro dall’attività agonistica.Ecco che subito si rivelano i due poli attorno a cui ruoteranno anche la vita e la carriera di Jonas, ovvero Boras e gli USA. Un destino che sembra già scritto quello di Jerebko, che comincia a fare sul serio proprio nell’ex squadra del padre, in cui milita fra il 2004 e il 2006, destando l’interessamento dei campioni uscenti del “Plannja Basket”, che lo ingaggiano per la stagione successiva. Per il gigante di Boras quella con i biancoverdi è una stagione trionfale, in cui riesce a vincere il suo primo titolo nazionale da protagonista, con una media di 10 punti e 5 rimbalzi in 24 minuti a partita. Nel 2007 l’approdo in Piemonte: c’è quel freschetto che piace a lui e l’accoglienza della gente lo lascia stupito, il campo, poi, è dalla sua parte: Jerebko, infatti, si ritaglia subito un posto in quintetto e benché le cifre non siano strabilianti(5,1pts, 3,1 rbl in 16 min di media) coach Bechi ne apprezza la costanza e la fisicità nella metà campo difensiva. Nonostante la volontà di tentare l’esperienza oltreoceano, l’anno successivo Jonas rimane saggiamente a Biella, conquistandosi spazi ancori maggiori (colleziona 9 pts e 5,5 rbl in 25 min di media a partita) e sfiorando insieme alla squadra la finale scudetto contro la Montepaschi. Il sogno dei piemontesi s’interrompe in semifinale contro l’Armani Milano, ma quello di Jerebko è lì pronto per essere realizzato: arriva la chiamata al numero 39 del draft, andrà ai Detroit Pistons.

Jerebko con la maglia dell'Angelico Biella

Jerebko con la maglia dell’Angelico Biella

L’avventura NBA– Alla sua prima stagione NBA lo svedese mostra un ottimo impatto (9,3 pts e 5,5 rbl in 28 minuti di media), si fa apprezzare dai tifosi per il suo temperamento e viene addirittura definito dalla critica giornalistica come uno dei 5 crack delle lega nel’imminente avvenire. Sempre nel 2009 ottiene il premio come miglior prospetto dello sport svedese. Il secondo anno ai Pistons è segnato dal lockout e da una conseguente diminuzione del minutaggio del nativo di Boras, che mantiene comunque delle ottime cifre (8,7 pts e 5 rbl in 22 minuti di media). Il finale di stagione è rovinato da un fastidioso infortunio al tendine d’achille, che lo terrà fuori per la prima parte della stagione successiva. Nel 2011/12, infatti, Jerebko gioca solo 49 gare abbassando ulteriormente le proprie statistiche (7,7 pts e 3,8 rbl in 18 minuti a partita). La riscossa arriva in estate, quando lo svedese, nonostante le remore palesate dalla sua franchigia, decide di partecipare alle qualificazioni per gli europei di Slovenia 2013, trascinando i suoi alla prima storica partecipazione alla manifestazione. Ma ai Pistons, ora, è arrivato Loyer, che considera Jerebko superfluo e gli concede solo pochi minuti a partita. Dopo una piccola polemica sfociata tra l’allenatore e il padre del cestista, si arriva alla definitiva rottura: Jerebko viene girato a Boston nella trade che riporta Prince a Detroit e Datome, Thomas e proprio lo svedese nel Massachussets.

Chi ci ha giocato assieme lo definisce un ragazzo umile e con la testa sulle spalle, sempre al servizio della squadra e preziosissimo in fase difensiva, con la specialità della casa nel raccattare nella “spazzatura della partita”, recuperando fior di palloni all’apparenza persi. Jerebko, di certo, non ha rispettato le attese, non è stato un crack e non è uno da 25 punti a partita o da giocate appariscenti, ma poi, per vincere i titoli e le partite che contano, di qualche giocatore come lui c’è sempre bisogno.

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