I talenti passati dall’Europa alla NBA: Motiejunas


Parte la rubrica dedicata ai talenti della NBA con un passato europeo, si comincia con Donatas “Moti” Motiejunas

– di Calogero Destro – 

La stagione 2014/2015 è l’ulteriore conferma che la NBA sta diventando una lega sempre più cosmopolita: ai nastri di partenza, infatti, erano 101 i giocatori non americani, provenienti da 37 paesi diversi e sparsi tra le 20 franchigie. Un record assoluto per il basket d’oltreoceano, spiegabile attraverso molteplici motivi: dalla profonda azione di scouting svolta dagli osservatori dei team NBA nel vecchio continente (e non solo), alla volontà dei vertici della lega di sfruttare le figure dei giocatori stranieri per creare un maggior appeal (a 360 gradi) nei mercati esteri. Soprattutto l’Europa, un bacino d’alta tecnica e serbatoio di potenziali stelle, è sempre più una vetrina preziosa, rampa di lancio per alcuni dei maggiori talenti in ascesa, che poi cercano la consacrazione negli “states”. Il recente passato è ricco di gloriosi esempi: gente come Manu Ginobili, Tony Parker, Dirk Nowitski, Pau Gasol, arrivarono tutti dall’Europa, per poi raggiungere titoli e record che li hanno di fatto innalzati alla leggenda. Più in generale, oggi, talenti purissimi, come i fratelli Dragic, Mirotic, Rubio,Shved, Papanikolau, Batum, Valanciunas, solo per citarne alcuni, prima di sbarcare negli Stati Uniti hanno calcato alcuni dei maggiori palcoscenici europei. Dall’Italia, poi, oltre ai soliti noti (Bargnani, Belinelli, Gallinari e Datome,) sono passati anche ragazzi al tempo poco conosciuti o che non hanno lasciato il segno, ma che oggi stanno cercando di imporsi o lo hanno già fatto nell’Nba: Donatas Motiejunas, Tabo Sefolosha, Jonas Jereebko, Gary Neal e Brandon Jennings, sono cinque esempi di cestisti passati dalle nostre parti e adesso protagonisti, chi più, chi meno, nella lega più famosa al mondo.

Donatas Mptiejunas in azione

Donatas Mptiejunas in azione

Donatas Motiejunas– A Treviso se lo ricordano bene quel ragazzone di 2,13, dalla pelle chiarissima e un po’ impacciato, ma sempre pronto a scoccare delle triple devastanti: Donatas Motiejunas oggi gioca negli Houston Rockets ma dal 2009 al 2011 ha militato nelle file di Treviso. Erano gli ultimi anni dell’impegno della famiglia Benetton a livello professionistico e sotto i sapienti consigli di una vecchia volpe come Jasmin Repesa, il lungo lituano disputò due ottime stagioni, attirando su di sé le mire dell’Nba. Soprattutto durante il secondo anno di permanenza in maglia biancoverde, in cui, grazie anche all’esperienza di Devin Smith e Sandro Nicevic, guidò i suoi fino alla semifinale di Eurocup giocata( e persa contro il Caja Siviglia) tra le mura amiche, “Moti” dimostrò sprazzi di classe assoluta, viaggiando su una media di 12,6 punti e 4,4 rimbalzi in 26 minuti a partita. Poi la chiamata dei Timberwolwes, al numero 20 del Draft 2011, e la trade che lo porta in Texas in cambio di Brad Miller, Nicola Mirotic, Chandler Parsons e una futura prima scelta. Ma Motiejunas deve attendere ancora un anno prima del salto negli USA a causa del Lockout che ritarda l’inizio della stagione Nba, così viene lasciato a Treviso, dove, però, c’è aria di cambiamento: la società comincia a tagliare i salari e non può più permettersi di trattenere il lituano, idolo dei tifosi, che viene girato al Prokom. Con i polacchi diventa ancor più protagonista, alza la media sia nello score che sotto le plance, con 15,7 punti e 6,6 rimbalzi in 26 minuti a partita, vincendo il campionato con una gara 7 della finale scudetto marcata con 24 punti ed 11 rimbalzi. Nel Luglio del 2012 firma il contratto con gli Houston Rockets. Al suo arrivo, il direttore degli osservatori dei texani, Karnisovas, gli spiega chiaramente che se vuole imporsi nella lega dovrà migliorare la presenza a rimbalzo e l’appoggio a canestro sui contatti, in poche parole dimostrare una maggiore fisicità. Nei primi due anni in maglia Rockets, però, il nativo di Kaunas incontra non poche difficoltà: si vede dimezzare il minutaggio(12 minuti di media nella prima stagione, 15 nella seconda) e le cifre risentono del gran salto ( 5.5 pts, 2.1 reb e 0,5 ast. nella prima stagione, 5.7pts, 3.6reb e 0.7 ast nella seconda). Nonostante il duro lavoro e la voglia di far bene, Motiejunas non riesce a confermarsi quel devastante lungo perimetrale ch’era stato in Europa, attestandosi a un mediocre 27% da 3 di contro all’eccellente 43% con cui tirava in maglia Benetton. Ma in questa stagione le congiunture astrali sembrano a favore del lituano: Terrence Jones s’infortuna dopo appena 4 gare e “D Mo”(soprannome molto più aggressivo del “Moti” trevigiano!) finisce in quintetto da ala grande, accanto ad Howard. Il minutaggio aumenta ed anche le statistiche: 11.7 punti, 6 rimbalzi e 1.7 assist in 28 minuti di media a partita, con il 50.6% da 2 e un semi-gancio mancino da far paura. Inoltre, quest’anno, anche la fase difensiva ha registrato un netto miglioramento: grazie ai preziosi consigli di coach McHale, il magistrale uso del corpo e l’abnegazione incessante, Motiejunas, oggi, concede “solo” il 40% al ferro ai propri avversari rispetto al 51,2% della scorsa stagione. Un paio d’anni fa in un’intervista ad un’emittente polacca, il lituano rilasciò queste dichiarazioni: <<Sto provando a migliorarmi sotto ogni punto di vista, voglio diventare un giocatore perfetto.Ci vorrà del tempo e molto lavoro, ma chissà,forse diventerò uno dei migliori giocatori al mondo>> . Forse non è ancora uno dei migliori giocatori al mondo ma se continua così i presupposti ci sono tutti, anche se per raggiungere la perfezione, di lavoro, potrebbe non bastarne mai!

 

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