Il Bologna nell’affaire marketing rivede i rapporti con i media. Saputo da mesi si pone domande


Lontano dal campo, il Bologna affronta l’affaire del comparto marketing ed il rapporto con i media locali. Da marzo in poi Saputo si pone domande sul futuro

– di Alberto Bortolotti –

Ricordo che nel corso di un dibattito tv a più voci, qualche anno fa, l’allora collega del Carlino Stefano Biondi ebbe a dire che “la stampa bolognese non è molto unita“. Affermazione forse banale ma certamente esatta. D’altra parte, se ci si riferisce ai soli quotidiani, i due della tradizione (Stadio e Carlino, appunto) sono ancora vissuti per lo più come il tranquillo megafono dello sport bolognese. Intendo dire che hanno meno bisogno di altri di spunti curiosi, o ironici o polemici per farsi notare. Nelle case e nei bar ci vanno comunque.

Christoph Winterling, responsabile dell’area marketing del Bologna

Diverso è il caso di Corriere e Repubblica, ingresso più recente nel club delle testate petroniane e maggiori necessità di farsi notare. Come è recentemente capitato nell’ “affaire” del comparto marketing (ma forse sarebbe più corretto dire commerciale) del Bologna. I due media hanno lavorato in parallelo e hanno evidenziato, al di là delle singole cose scritte, che esistono alcune criticità alle quali è giusto che Saputo e i dirigenti guardino con maggiore attenzione. Per questo ha destato sincera sorpresa il fatto che sia stato il Resto del Carlino a calcare la mano, domenica mattina, sulla faccenda dando mezza pagina di spazio alle tesi del “grande accusatore”, Giorgio Rosa, romano, account con carriera di livello, amico del membro del cda rossoblu Luca Bergamini, finito nel giro di una delle società (soggetti della raccolta pubblicitaria) esterne al Bologna, romane anch’esse, che sono diventate oggetto del contendere.

Probabilmente l’infrazione alla regola non scritta che vuole che un giornale escluso da una notizia ignori la notizia stessa sta proprio nel rapporto “fiduciario” tra Casteldebole e via Mattei, sede del quotidiano diretto da Andrea Cangini. Il Carlino (i cui striscioni campeggiano anche al Centro Sportivo Laranz di Castelrotto) aveva specificato che il “reprobo” a cui aveva accennato, senza fare il nome, il Bologna nel suo comunicato di contestazione alle critiche mosse da Corriere e Repubblica e’ proprio il summenzionato Giorgio Rosa, destinatario di iniziativa giudiziaria da parte dei vertici rossoblu (ma a questo punto probabilmente le carte bollate sono reciproche).

Fenucci, amministratore delegato del Bologna (ph bolognafc.it)

Forse un “eccesso di precisione” che ha scatenato le ire dello stesso Rosa, il quale immaginiamo abbia preteso (e regolarmente ottenuto) pubblica soddisfazione. Ciò ha mandato su tutte le furie i primi collaboratori di Saputo e forse anche il Carlino è finito nella black list. L’unico problema e’ l’autorevolezza cittadina della testata in oggetto, senza nulla togliere agli altri.

Comunque, spiegato il contesto, restano due nodi. O meglio: quello che degli stessi si può intuire dallo schieramento dei rispettivi eserciti.

Il fatto che, eventualmente, le società che hanno supportato il Bologna nella raccolta pubblicitaria (Innova, Dao, Studio Figurelli e la società di Winterling, citata negli articoli) siano “vicine” ad alcuni membri del cda (si è fatto anche il nome di Piredda che pare entrarci ben poco) o a figure in vista nello sport e’ più una questione etica che pratica. Si è violato il codice interno? Forse, è da provare: però, detto con chiarezza, in un paese che sta per essere riconsegnato dagli elettori al protagonista primo (ma non unico) del conflitto di interessi si assume che su questo piano la sensibilità sia modesta. Parecchio, purtroppo.

Joey Saputo parla in conferenza stampa

Più importante e’ verificare se tutti i passaggi pubblicitari riconducibili a fatti ed eventi di marca rossoblu siano stati fatturati e incassati “a casa”, dedotti gli ovvi – e ragionevoli – costi di intermediazione. E qui siamo di fronte a due tesi contrapposte. Primi a essere interessati che la verità venga a galla sono indiscutibilmente Joey Saputo e Claudio Fenucci. Poi e’ interessante sapere se i dati sbandierati dal Bologna sulla raccolta pubblicitaria della stagione appena terminata sono tutti attinenti alla stessa. Se cioè, solo per fare un po’ di esempi, in questi sono confluiti il “cambio merce” con Macron (il materiale usato è dedotto dalla cifra “teorica”), o gli abbonamenti corporate (pagati dalle aziende), oppure l’accordo con Sky: si tratta di “valori” per il club (intendiamoci: è importante avere portato a casa partner simili) ma non di raccolta.Solo dopo aver dato risposta a queste domande (o ad altre simili) si può fare il confronto con il passato di Guaraldi e Montagnani (in assoluto diamolo pure per poco proponibile…ma il Bologna in soldi li ha portati a casa anche in B).

Queste domande Saputo, lo sappiamo con certezza, se le è poste, quantomeno da marzo in avanti, e se le sta ponendo. In fondo sono soldi suoi e incassarne meno comporta metterne di più (sempre e solo da lui). Il Bologna non si può dire abbia risanato i conti, in fondo tutti i mesi si chiudono con un segno meno. C’è chi ripiana, ecco. Può sembrare ozioso parlare di queste cose con la squadra che pare pimpante nelle amichevoli estive e accattivante ai botteghini abbonamenti (dato vero, a domenica, attorno ai 7500, un po’ in progresso rispetto all’anno scorso). Ma la crescita passa inevitabilmente da un controllo di gestione accurato e da una chiarezza massima in compiti, ruoli, collaboratori e figure “di contorno”.

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