Il Carpi emigra a Modena, il Frosinone resta al Matusa


Le neopromosse Carpi e Frosinone si scontrano con il problema stadi: gli emiliani emigrano a Modena scatenando l’ira dei tifosi mentre i ciociari ottengono una clamorosa agibilità per il Matusa. E all’estero cosa succede?

– di Marco Vigarani –

Chi ha avuto durante l’ultima stagione di Serie B la possibilità di seguire dal vivo qualche trasferta sicuramente indicherà lo stadio Cabassi di Carpi ed il Matusa di Frosinone tra le peggiori esperienze vissute almeno a livello di calcio professionistico. Inevitabilmente quindi la Serie A è apparsa da subito come uno scoglio difficile da superare per questi piccoli club dotati di impianti non all’altezza soprattutto in caso di gare contro squadre abitualmente seguite in massa da un gran numero di tifosi e professionisti dei media. La situazione è stata però affrontata in modi completamente diversi generando comunque inevitabili polemiche.

Panoramica del Cabassi di Carpi, abbandonato per il Braglia (ph. Wikipedia)

Panoramica del Cabassi di Carpi, abbandonato per il Braglia (ph. Wikipedia)

Carpi – Quando è stato chiaro che i biancorossi avrebbero militato in Serie A nella stagione 2015/16 il club del patron Bonacini ha iniziato a cercare una soluzione adatta ad evitare i problemi gestionali già insorti in occasione di gare ad alta affluenza come il derby contro il Bologna. La buona volontà della ristrutturazione del 2012 per ottenere l’omologazione alla Serie B non è stata comunque sufficiente a rendere il Cabassi uno stadio adatto al calcio professionistico: i suoi 4200 posti scarsi con tanto di debordamento del settore ospiti nei Distinti, le carenti infrastrutture sia interne che circostanti legate ad una realtà di piccolo paese e la pessima visibilità riservata ai media non lo rendono idoneo ad ospitare la Serie A. Il Carpi ha pertanto raggiunto un accordo per l’utilizzo biennale del Braglia di Modena ma ha anche scatenato le veementi proteste dei suoi tifosi che nei mesi scorsi avevano già chiesto a gran voce di non abbandonare il Cabassi o almeno di poter esaminare un progetto di ristrutturazione in tempi ragionevoli che il club non ha però ancora presentato. L’invito lanciato dai supporter emiliani è pertanto quello di non sottoscrivere l’abbonamento ma anche di non presentarsi alle gare casalinghe per tutta la stagione in uno stadio in cui si sentirebbero comunque ospiti.

Visuale dello stadio Matusa di Frosinone (ph. Citizen Salerno)

Visuale dello stadio Matusa di Frosinone (ph. Citizen Salerno)

Frosinone – Sorpresa dalla promozione in Serie A, anche la società ciociara ha dovuto fare i conti con un impianto sicuramente di capienza maggiore (dichiarati 10mila posti) ma caratterizzato da una vetustà addirittura proverbiale. Costruito nel 1932, lo stadio comunale di Frosinone è stato ribattezzato Matusa da un giornalista locale negli anni ’70 proprio a causa delle sue infrastrutture logorate dal tempo. Nonostante una ristrutturazione nel 2006, la situazione non è praticamente cambiata ed anche in questo caso le partite di grande richiamo creano non solo un problema di gestione ma soprattutto un serio pericolo per l’incolumità degli spettatori. Le vie di fuga sono praticamente inesistenti in ogni settore (compresa la Tribuna coperta gremita anche sui gradini di accesso), le infrastrutture clamorosamente fatiscenti ed i servizi offerti agli operatori dei media gravemente insufficienti (solo 7 posti riservati ai giornalisti felsinei in occasione di Frosinone-Bologna) ma nonostante tutto questo il sopralluogo avvenuto ieri ha certificato l’agibilità del Matusa per la Serie A e la sua capienza di 10mila posti. Tornano quindi in archivio i progetti per la realizzazione di un nuovo impianto al Casaleno (attuale campo di allenamento del Frosinone) al pari delle richieste di ospitalità avanzate con i comuni di Pescara ed Avellino.

L'ingresso all'Audi SportPark di Ingolstadt in Germania (ph. Kbumm.de)

L’ingresso all’Audi SportPark di Ingolstadt in Germania (ph. Kbumm.de)

Estero – In giro per l’Europa quasi tutti gli altri massimi campionati professionistici dovranno fare i conti con squadre esordienti e quindi diventa possibile anche tracciare un paragone con i due casi appena esposti. In Inghilterra troviamo il caso del Bournemouth che affronterà la Premier League sul campo storico del Dean Court, risalente al 1910 ma completamente rinnovato nel 2001 con successivi periodici miglioramenti per i quasi 12mila spettatori che possono godersi una partita al coperto in ogni settore. Va ancora meglio all’Ingolstadt in Germania visto che nel 2010 il colosso automobilistico socio del club ha completato la costruzione dell’Audi Sportpark, costato 20 milioni di euro ed in grado di ospitare fino a quasi 16mila spettatori in una struttura moderna e funzionale. Se in Portogallo il Tondela sta lavorando per ampliare il suo Estádio João Cardoso da 3mila posti ma comunque di recente costruzione, in Francia troviamo invece un caso più simile a quelli di Carpi e Frosinone. Lo Stade Ange Casanova di Ajaccio, casa del Gazelec neopromosso, ha una capienza di 6mila posti ed un’inaugurazione risalente al 1961 (comunque trenta anni dopo il Matusa): l’impianto è stato comunque omologato per altri due anni anche dalla Ligue 1.

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