Il Giro della Paura sbarca sul continente, Jungels veste la maglia rosa


Aggiornamento dopo le prime tappe del Giro d’Italia in cui tanti protagonisti hanno mostrato paura di rischiare e di sprecare energie

– di Claudio Fargione –

Ci eravamo lasciati qualche giorno fa con una piccola anteprima sulla “Corsa Rosa” numero 100 che stava per iniziare e già ci avviamo quasi al termine della prima settimana di corsa. Dopo le prime tappe disputatesi tra Sardegna e Sicilia inframezzate da un giorno di riposo sorge spontanea la domanda: cosa hanno detto le prime cinque frazioni isolane?

La risposta esatta sarebbe: molto poco per quanto riguarda la lotta per il successo finale, molto per i successi parziali. Ma andiamo con ordine e riprendiamo da dove eravamo rimasti. I due grandi favoriti per la maglia rosa di Milano, ovvero Nibali e Quintana, sono rimasti molto “abbottonati” sino ad ora. Ovviamente le prime tappe non erano le più indicate per chi lotta per la classifica, ma come si era detto il primo arrivo in salita all’Etna avrebbe dovuto dire, come ogni anno, non tanto chi avrebbe potuto vincere il Giro quanto invece chi non avrebbe potuto farlo suo. Tra il messinese ed il colombiano la prima sfida è finita con un pareggio “a reti inviolate” per usare una metafora calcistica, se si esclude un velleitario scatto di Nibali fatto più per accontentare il numerosissimo pubblico siciliano accorso per acclamarlo sulle strade di casa che non per far Paura agli avversari. Alle loro spalle anche gli “outsider” che avevamo menzionato la scorsa settimana sono rimasti a guardare le mosse altrui. Da Pinot a Dumoulin, da Kruijswijk a Van Garderen, la parola d’ordine è stata una sola: Paura. Paura di attaccare, di rischiare, di buttare via energie che potrebbero tornare utili con l’avanzare della corsa. A tutto ciò si è poi sommata un’altra Paura: quella del vento fortissimo che ha spezzato il gruppo in una tappa altimetricamente semplice come quella di Cagliari e ha reso più aspra l’ascesa all’Etna.

Per ora è Bob Jungels a vestire la maglia rosa (ph. SkySports)

Solo un uomo ha fatto eccezione, quell’Ilnur Zakarin vincitore della tappa di Imola due anni fa che sfruttando un momento di eccessivo controllo tra gli uomini di classifica ha saputo guadagnare qualche secondo salendo sul vulcano. Attenzione al russo: lui la Paura non la conosce e potrebbe essere un cliente scomodo per tutti se riuscirà a correggere una naturale propensione alle cadute. La Paura la farà da padrona anche domenica salendo sul Block Haus? Staremo a vedere. Intanto a vestire il simbolo del primato è Bob Jungels, giovane lussemburghese che già lo scorso anno ha frequentato i piani nobili della classifica e mira senza mezzi termini a finire tra i primi cinque. Sicuramente farà Paura a tutti. Accanto ai grandi nomi abbiamo potuto applaudire atleti emergenti ed interessanti fino dalla prima tappa. Da urlo il colpo da “finisseur” che ha permesso a Lukas Postlberger di beffare il gruppo sul traguardo della prima tappa ad Olbia, garantendosi anche la prima maglia rosa in una giornata trionfale per la Bora-Hansgrohe. La squadra tedesca in quella occasione si è aggiudicata tutte le maglie in palio, compresa quella del Gran Premio della Montagna con l’interessante Cesare Benedetti. Da menzionare per la combattività l’eritreo Teklehaimanot e l’albanese Zhupa, simboli di un ciclismo sempre più globalizzato, ma l’impresa più bella è stata quella dello sloveno Jan Polanc, in fuga dal secondo chilometro della Cefalù-Etna e capace di resistere sino allo striscione d’arrivo. Non sono sorprese invece Greipel e soprattutto Gaviria, signori delle volate ed entrambi capaci di prendersi per un giorno la maglia rosa. Più in ombra sono sembrati invece l’esplosivo australiano Caleb Ewan ed i nostri Nizzolo, Ferrari e Modolo, mentre Mareczko ha impresisonato con un secondo posto in rimonta a Messina. Coraggio ragazzi, il Giro è ancora lungo e potrete essere protagonisti. Basta che a vincere non sia la Paura…

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