Il modello olandese troppo lontano, Italia all’anno zero


Calcio italiano sotto processo, senza strutture adeguate non si possono avere nuovi campioni. Lontani anni luce dal modello olandese

di Francesco Ferrari

Frank de Boer critica il calcio italiano a favore del modello olandese

Frank de Boer critica il calcio italiano

Frank de Boer, attuale allenatore dell’Ajax ha recentemente criticato il nostro calcio dichiarando che non intende prestare giocatori in Italia dato che nel nostro paese i giovani talenti non vengono utilizzati, concludendo che è meglio farli crescere in“squadre B” come lo Jong Ajax. Un modello totalmente snobbato dal calcio italiano.

Per chi non lo sapesse lo Jong Ajax è il team riserve della più blasonata squadra di Amsterdam, iscritto alla Eerste Divisie, la serie B olandese, dove vengono “testati” i giovani prima di essere poi lanciati, se all’altezza, in prima squadra. Modello vincente, e lo dimostrano i fatti, dal settore giovanile dei lanceri provengono campioni come Cruijff, Van Basten, Rijkaard e Seedorf, solo per citarne alcuni. La lista sarebbe davvero lunga, sino ad arrivare a Sneijder e De Jong che fino ad oggi sono tra i veterani della Nazionale allenata da Luis Van Gaal che è la squadra più giovane ad aver raggiunto le semifinali del mondiale brasiliano. La difesa degli oranje, poi, è davvero una linea verde, il più anziano ed esperto è il difensore dell’Aston Villa Ron Vlaar, 29 anni e 27 presenze in Nazionale , tutti gli altri sono giovanissimi all’esordio in un mondiale e provenienti dai settori giovanili delle principali squadre olandesi: de Vrij (22), Martins Indi (22), Janmaat (24)e Kongolo (20) sono tutti prodotti del vivaio del Feyenoord, Veltman (22) e Blind (24) invece provengono dalle giovanili dell’Ajax. Dopo essere diventati punti fermi nelle loro squadre di club partendo dalle giovanili, si sono presi anche il posto in Nazionale. Per dare alcune cifre, Martins Indi conta già più di 100 presenze con il Feyenoord e ha superato le 20 presenze in Nazionale in questi mondiali, stiamo parlando di un ragazzo del 1992. Il nostro Darmian classe 1989, scuola Milan, è stato abbandonato dai rossoneri dopo sole 4 presenze in prima squadra, nel frattempo a San Siro la fascia era presidiata da gente come Taiwo e Constant, e Darmian in quegli anni dov’ era? In serie B a conquistare una promozione col Torino, squadra che ha puntato fortemente sul ragazzo e ne è stata ripagata.

Darmian, De Sciglio e Verratti, i giovani da cui ripartire

Darmian, De Sciglio e Verratti, i giovani da cui ripartire

Amare quindi le parole di Frank de Boer, che dovrebbero suonare come un campanello d’allarme per chi prenderà in mano il difficile compito di rilanciare il calcio italiano, sempre più specchio di un paese che non valorizza i giovani. In cifre, il tasso di disoccupazione giovanile nei Paesi Bassi è del 9%, la media europea del 23% e in Italia arriviamo al 37%. Pare scontato quindi dire che questi dati si riflettono anche nel mondo del calcio, che certamente non può essere paragonato al mondo del lavoro, perché viaggia su un’economia a parte rispetto alla vita di tutti i giorni, ma sono dati che dimostrano come in alcuni paesi si investe e si ottengono anche risultati se i fondi sono in mano a persone che li indirizzano nei settori giusti. Investire sul giovane e sull’innovazione è quello che sta mancando all’Italia, ed è scontato che il calcio rifletta la situazione socio-culturale di un paese che negli ultimi anni ha avuto la tendenza a vivere di rendita. Paura di cambiare, attaccamento al vecchio, dategli il nome che volete, il risultato è che non abbiamo un adeguato progetto da proporre per invertire la rotta, nessuna squadra B per valorizzare i giovani, nessun progetto serio che non sia qualche stadio nuovo o qualche centro tecnico fantasma promesso da presidenti che col mondo del calcio e lo sport in generale  hanno poco a che fare. Il modello olandese, che non è poi tanto diverso da quello spagnolo e inglese, si basa semplicemente nel mantenimento di strutture che permettono ai giovani di crescere ed avere subito la possibilità di mettersi in mostra, senza dover aspettare che i senatori decidano di appendere le scarpette al chiodo.

Invece che lanciare un solo Darmian ogni anno in Olanda vengono fatti esordire in Eerste Divisie una moltitudine di nuovi volti, ovviamente non tutti sfondano ma il risultato è che la Nazionale olandese ha l’intera retroguardia di giovani ed è arrivata, per ora, tra le prime quattro squadre al mondo. Escludendo De Sciglio non al meglio fisicamente, Darmian e Verratti sono state le uniche note liete di un Mondiale italiano decisamente stonato, soprattutto per gli acuti striduli dei vari senatori e prime donne. A volte però nemmeno con l’esempio giusto davanti agli occhi si ha il coraggio di cambiare.

 

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One thought on “Il modello olandese troppo lontano, Italia all’anno zero

  1. LORENZO

    QUESTO ARTICO RISPETTA LA REALTA’ DEL CALCIO ITALIANO
    IO HO 20 ANNI E HO MILITATA IN SOCIETA’ DI LEGA PRO NEL SETRTORE GIOVANILE E POI IN SERIE D E IN LEGA PRO ED ORA SONO TROPPO VECCHIO PER LE QUOTE E SONO TROPPO GIOVANE PERCHE’ NON HO ESPERINEZA ( OVVIAMNETE NON TI FANNO GIOCARE PERCHE’ NON SI FIDANO DEI GIOVANI CERTI ALLENATORI NON HANNO CORAGGIO DI FARTI GIOCARE O NON POSSONO).
    NON SONO RIUSCITO A TROVARE UNA SQUADRA
    ANDREI MOLTO VOLENTIRI A GIORCARE IN OLANDA – DITEMI COME POSSO FARE
    SALUTI

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