Il mondo dopo il calcio: metà degli atleti non prepara un futuro


L’indagine “Fine primo tempo” analizza il destino dei calciatori professionisti dopo il ritiro ed indaga sulle aspettative di chi è ancora in attività. Alcuni risultati sono sorprendenti e spiegano meglio determinati aspetti del mondo del calcio

– di Marco Vigarani –

Il team che ha presentato l'indagine "Fine primo tempo"

Il team che ha presentato l’indagine “Fine primo tempo”

La carriera di un calciatore si conclude ormai alla stessa età in cui un lavoratore qualsiasi riesce a trovare un impiego stabile e questo comporta una serie di riflessioni importanti che ogni atleta deve fare sul proprio futuro. Per provare ad analizzare questo panorama dalle mille sfaccettature, l’Associazione Italiana Calciatori ha realizzato in collaborazione con lo Studio Ghiretti & Associati l’indagine denominata “Fine primo tempo” che analizza sia la carriera post agonistica degli atleti sia le aspettative per il futuro di quelli ancora in attività. Tra i relatori che ieri hanno presentato l’iniziativa a Milano compare anche l’ex difensore del Bologna Massimo Paganin.

La prima parte dell’analisi, intitolata “Che fine hanno fatto?” e basata su oltre 2500 atleti tesserati nella stagione 1992/93, rivela che tre calciatori su quattro hanno ottenuto un diploma e praticamente tutti loro hanno scelto di diventare allenatori ma la realtà non premia questa scelta visto che ben il 61,4% del totale non opera in nessun modo nel mondo del calcio pur avendo teoricamente le competenze adeguate. Analizzando poi soltanto le ultime tre stagioni si scopre che la percentuale di ex calciatori che ha lavorato nel calcio professionistico scende addirittura al 10%.

Nella seconda parte dello studio, dal titolo “Cosa vuoi fare da grande?” e condotta su 499 tesserati della stagione scorsa, si scopre che nonostante i dati precedentemente esposti ancora oggi il 75,8% dei calciatori vorrebbe restare in qualche modo nel mondo del pallone anche dopo il ritiro ma che solo uno su tre si dichiara molto preoccupato di quello che accadrà nel dopo carriera e che una percentual analoga non se ne preoccupa quasi per nulla. Il quadro abbastanza disarmante è completato dal 55% che dichiara di non aver ancora assolutamente pensato ad un’alternativa al calcio per la propria vita futura.

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