Il ritorno di Brighi, il ragazzo che fece attendere la Juventus


Nelle parole dell’agente Vanni Puzzolo si riscopre lo stesso Matteo Brighi apprezzato oltre dieci anni fa e ritornato a Bologna per chiudere la propria carriera

– di Marco Vigarani –

Matteo Brighi in azione nella Serie A 2001/2003 (ph. Getty Images)

Matteo Brighi in azione nella Serie A 2001/2003 (ph. Getty Images)

La giornata di oggi segnerà il ritorno di Matteo Brighi al rossoblù ad oltre tredici anni di distanza dall’ultima volta. Era il 5 maggio 2002 quando il centrocampista riminese scendeva in campo per Brescia-Bologna, in quella stagione magica in cui i ragazzi di Guidolin ottennero il record ancora imbattuto di punti in Serie A sfiorando la qualificazione per le Coppe europee grazie al settimo posto in classifica finale. “Ieri Matteo – spiega il suo agente Vanni Puzzoloha stipulato forse,  a 34 anni compiuti,  il suo ultimo contratto in Serie A, con il Bologna dove ritorna dopo ben 14 anni. Là disputò una delle sue migliori stagioni e al termine si consacrò come miglior giovane del campionato arrivando ad esordire in Nazionale con Trapattoni“. In tanti anni di carriera anche a livello molto elevato tra Champions, Europa League e Coppa UEFA però Brighi non è mai cambiato restando un ragazzo umile e schietto, desideroso più di correre dietro ad un pallone che a tutte le distrazioni che negli ultimi decenni hanno popolato il mondo degli atleti professionisti.

Per raccontare ancora meglio il carattere del nuovo centrocampista rossoblù basti fare riferimento ancora alle parole del suo procuratore che ricorda un aneddoto importante degli esordi: “Quando aveva appena 18 anni il Rimini aveva già trovato l’accordo con la Juventus e cercò di spingere in ogni modo la famiglia ed il ragazzo ad accettare sia il trasferimento che il cambio di procura per passare sotto la custodia di Alessandro Moggi. Al momento delle trattative, Brighi si prese una pausa per parlare in privato e mi spiegò che la sua volontà era solo quella di giocare ancora nel Rimini, finire ragioneria e fare la maturità e così rifiutammo. Con questa scelta subii sia le ire del Rimini che lo scherno della Juventus“. La conclusione della vicenda però è nota: “In quell’occasione il ragazzo mi disse di non sentirsi pronto per andare a Torino – prosegue Puzzolo – così restò disputando un’annata da protagonista e dodici mesi dopo la Juventus, ancora più innamorata di lui, dovette superare la concorrenza di altri club e pagare il triplo al Rimini per ottenerne il cartellino“.

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