Il sisma in Serie A: dalla frattura tra i top club e le medio-piccole al calo vertiginoso dei tifosi negli stadi


L’analisi delle richieste delle due fazioni di A; la ripartizione dei proventi tra le big e i club medio-piccoli. Il calo del numero dei tifosi negli stadi

– di Tiziano De Santis –

Fenucci, amministratore delegato del Bologna (ph bolognafc.it)

Mentre il calcio della massima serie italiana si spacca letteralmente in due, come testimoniato dall’ultima assemblea di Lega Serie A, un dato sicuramente sconfortante impregna sempre più gli stadi del nostro Paese: come rivelato dalla Gazzetta dello Sport, la percentuale di chi ha visto almeno un match allo stadio è calata vertiginosamente dal 27.1% del 2014 all’attuale 25.6%. Ancora più largo è il distacco tra il tasso di chi ha voluto rinnovare l’abbonamento alla pay tv e chi, invece, non lo ha fatto: si passa, in tal campo, dal 72.8% del 2014 al 68.5% del 2017. In questa forza di gravità negativa, subentra di prepotenza proprio quella rottura tra i top club e le medio-piccole società rimarcata da Adriano Galliani al termine dell’assemblea di Lega; il corrente miliardo netto di incasso viene suddiviso in tre sezioni tra i 20 club di A: un 40% in parti eguali, un 30% in base ai tifosi e il restante 30% corrispondente ai risultati sportivi. Le società medio-piccole hanno firmato un documento ritenuto inaccettabile dalle big alla luce dell’articolo 19, secondo il quale la ripartizione delle parti uguali di proventi ammonterebbe dal 40 al 50% e quella dei tifosi subirebbe un calo del 10%, scendendo dal 30 al 20%. Ecco che a risultare decisivi diventano, a tal punto, i bacini d’utenza, equivalenti al giorno d’oggi al 25% della percentuale di incasso in base ai supporter, motivo per cui lo stesso Adriano Galliani ci ha tenuto a sottolineare che le sei big rappresentano l’80% della tifoseria di A. Focalizzando l’attenzione sulle singole compagini, alla Juventus spetta il 25.83%, al Milan il 15.12%, all’Inter il 14.57%, al Napoli il 10.43%, alla Roma il 7.78% e alla Fiorentina il 3.67% dei ricavi. La distanza dalle altre è notevole, considerando che ci sono ben 10 club che non arrivano neanche al 2%. Il timore per le big sarebbe costituito dalla perdita di molti milioni di euro: la Juventus, ad esempio, attualmente usufruente di oltre 100 milioni, ne perderebbe 15, e così via anche per le altre, eccetto che per la Fiorentina. I bacini di utenza polarizzati e la divisione dei 200 milioni complessivi in parti uguali si tradurrebbe, pertanto, in un fattore negativo per le big ed in uno positivo per le medio-piccole. Per non parlare delle retrocesse: la richiesta delle piccole società equivale al 6% dei ricavi senza un tetto. Il tutto si riassume in due tipi di applicazione dei criteri: se i top club vogliono riconosciuto il proprio peso economico e di visibilità per essere competitivi a livello internazionale, quelli minori pretendono un sistema più equo per una maggiore competizione all’interno dello stesso.

 

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