Impossibile parlare di progetti dopo il caso Ronaldo. Tabula rasa Bologna


Mentre nel mondo si parla solo di CR7 e si spera che il calcio italiano possa sfruttare l’occasione, il Bologna cancella il passato

– di Alberto Bortolotti –

Cristiano Ronaldo è il tema più dibattuto in Italia (ph. Zimbio)

Difficile pensare alla programmazione nel calcio quando vedi l’operazione Ronaldo alla Juve. Il club bianconero cede un talento giovane, Pogba, per assicurarsi un goleador, Higuain, sottraendolo alla più probante concorrenza nostrana. 5 anni di contratto per vincere tutto. Poi arriva la chance di tesserarne uno più vecchio per provare a conquistare l’ Europa (e ricacciare in gola al “reprobo” Buffon il voglino di andare a Parigi a prendersi Champions) et voilà, eccolo (nel frattempo il goleador si riunirà al vecchio tecnico e la Croazia va in finale mondiale grazie a “mister utilità” Mandzukic). Il solo aumento del valore borsistico del club ripaga il costo dell’operazione, forse in Lega si stanno mangiando le unghie dalla rabbia di aver sì tardato a chiudere la partita dei diritti tv ma non abbastanza, e da questo rinascimento del calcio italiano tutti possono trarne beneficio, Bologna incluso. Se non si incassa di più subito per la prevedibile espansione mediatica del pallone tricolore, succederà inevitabilmente la prossima stagione. E, di solito, campione chiama campione. Magari al San Paolo arriva Benzema, chi può dirlo?

In realtà questi sono i casi in cui il divario tra i club di frequentazione continentale e gli altri scava un solco sempre maggiore, che non potrà, purtroppo, essere colmato da oculatezza, plusvalenze lecite e sagge operazioni nelle strutture. Nel calcio chi è ricco è destinato a crescere e gli altri a calare. Si sorride nel ricordare che Saputo, durante la conferenza stampa, diceva “300 milioni potrei anche tirarli fuori, e poi?”. Il fugace cinese del Milan, prima di perdere il controllo, ne ha spesi, tra lusco e brusco, 616 per restare con il classico pugno di mosche e nemmeno fare un viaggio in Europa (anche se adesso i rossoneri verosimilmente verranno riqualificati). In altri momenti questa vicenda avrebbe comportato interrogazioni parlamentari. Sic transit gloria mundi, non ci sono più i Milan di una volta.

Inzaghi al lavoro con il suo Bologna a Pinzolo (ph. Bologna FC)

Di fronte al ciclone CR7 tutto passa in secondo piano. Il Bologna abbandona tanti stilemi dell’epoca donadoniana per virare verso un futuro che cerca di essere più coinvolgente nei confronti del pubblico. Perfino qualità dell’hotellerie trentina e dell’erba della Val Rendena vengono messe in confronto con 12 mesi fa per scoprire positività del nuovo corso. Tutto giusto e tutto possibile purché si dia a Inzaghi il tempo di lavorare: sostenere che la squadra sia meglio dell’anno scorso è un azzardo tanto quanto stroncare le scelte di Bigon, un altro che ha svelato a babbo morto come il mister precedente non gli andasse bene. L’unico che non spara a zero e fa una doverosa autocritica è Donsah, uno che ai miei occhi acquista mille punti. Dare tutte le colpe al tecnico e zero ai giocatori è uno sport che mi piace zero.

E’ un bel banco di prova anche per proprietà e dirigenza. La cosa misteriosa è la ragione, ignota, per cui un tecnico che non andava bene – quasi – a nessuno è stato rinnovato. Per poi chiudere anticipatamente il rapporto. Boh…ma l’importante è essere ripartiti.

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