Indomabile Inter, manita e primato. Psicodramma Milan a Benevento


Esordio amaro per Gattuso: al fotofinish la pareggia il portiere dei campani. L’Inter balza invece in testa: la manita di San Siro al Chievo è una schiacciante prova di forza (e di gruppo)

– di Luca Nigro ed Enzo Cartaregia –

Alberto Brignoli svetta su calcio d’angolo e trafigge il collega Gigio Donnarumma: finisce 2-2 tra Benevento e Milan (ph Zimbio.com)

Milan nel baratro – Gennaro Gattuso ricorderà a lungo il suo esordio sulla panchina del Milan e difficilmente dimenticherà Benevento. Non tanto per il risultato finale, che per quello visto nell’arco dei 95’ minuti è anche giusto, quanto per il rocambolesco gol di Alberto Brignoli, portiere scuola Juve, che al tramonto del match indovina l’incornata giusta da attaccante di razza lasciando di sasso il collega Donnarumma. Gattuso, siamo certi, non dimenticherà questo pomeriggio di inizio dicembre. Gli ritornerà in mente la festa di un popolo che ha atteso 15 giornate e ben 4 mesi per conquistare il primo punto in campionato ma altresì ricorderà soprattutto la prestazione scialba, abulica, a tratti indisponente della sua squadra. Intendiamoci, Gattuso al momento non ha colpe: il Milan è una squadra costruita con poco criterio, inzuppata di eccessivi acquisti costosi e alcuni dei quali non pronti per un campionato come quello italiano. Il pari del Benevento, dicevamo è giusto, addirittura un pò stretto. La società rossonera sperava in una scossa immediata, credeva che l’esonero di Montella servisse a ridare fiducia ad una squadra smarrita. Si è puntato tutto sugli scossoni motivazionali di Gattuso, ma ciò non è servito a nulla. Il gioco è latitato per tutto l’incontro: giro palla lento e fase offensiva affidata alla casualità. Il dato che più di tutti rende l’idea di che tipo di gara i rossoneri abbiano interpretato, è quello sul baricentro. Bonucci e compagni sono rimasti per gran parte della gara molto bassi, a 48 metri. Il Benevento di contro è rimasto molto alto, all’incirca sui 55 metri. E’ un dato questo che evidenzia l’atteggiamento. Quello del Milan è stato per lunghi tratti conservativo, anche prima dell’espulsione di Romagnoli. La differenza di punti in campo non si è vista perché i rossoneri hanno pensato a proteggersi, si sono accontentati del compitino e del doppio vantaggio, sicuri di portare a casa il massimo risultato con il minimo sforzo. Il 3-4-3 disposto da Gattuso, che spesso si tramutava in un 3-4-2-1 non ha funzionato per nulla. In fase di non possesso, diventava un 5-4-1 ma interpretato con lentezza, prevedibilità. Ciò ha favorito il Benevento, prima schierato da De Zerbi con un 4-3-3 e poi, in superiorità numerica trasformato in un 4-2-4. Da salvare, in questo Milan, pochissime cose e tutte le legate alle individualità. Finalmente si è rivisto il vero Bonaventura, smarritosi con Montella. Bonucci pian piano sta ritornando ai propri livelli e Kessie ha giocato una gara di grande quantità e forza fisica come spesso accadeva a Bergamo. Peccato che attorno a lui, in epoca nerazzurra c’era organizzazione mentre al Milan, si gioca spesso a tentoni e in preda al caso. E’ difficile ricordare un Milan tanto brutto, per farlo bisogna andare molto indietro nel tempo, addirittura all’era pre-Berlusconiana. Gattuso avrà tanto lavoro davanti sé e l’inutile gara europea con il Rijeka in tal senso non aiuta. Il match di domenica prossima a San Siro contro il Bologna sarà un crocevia fondamentale e prepararla in due giorni, di questi tempi, non è il massimo per un Milan ridotto ai minimi termini.

Ivan Perisic assoluto protagonista con una tripletta (ph. Tuttosport.com)

L’Inter sull’Olimpo – Fate spazio, signori: arriva la capolista. Perché è un’Inter pienamente all’altezza dei propri sogni quella che piomba in testa alla classifica, calendario ed harakiri ospite a parte. Ed è il volto migliore dei nerazzurri quello mostrato nella sfida al Chievo, schiacciante prova di forza scandita dalla “manita” che cambia gli equilibri della Serie A. Un lungo, ininterrotto assolo, dunque, quello nerazzurro: la conferma che “siamo una cosa sola”, come dal mantra di un raggiante Luciano Spalletti alla vigilia. E la conferma che i nerazzurri, per lo scudetto, ci correranno davvero, insieme alla netta sensazione che la sfida ai campioni in carica della Juventus arriva proprio nel momento migliore dei nerazzurri. Intanto, San Siro si gode il tiro al bersaglio. Il Chievo era rimaneggiatissimo a centrocampo e l’Inter ha preso a palleggiare già dopo qualche istante. Il ritmo della gara è nella cascata di calci d’angolo che scaldano i nerazzurri, che colpiscono spesso da lontano. Sorrentino ci ha messo una pezza quando ha potuto. I gialloblù Sin dai primi istanti hanno preso le misure dell’area di rigore: sarà una lunga giornata per loro, rinchiusi laggiù in quei sedici metri. Il possesso palla nerazzurro ha ipnotizzato la squadra di Maran. La cronaca la scrive solo l’Inter. Perisic avanza in prima fila, già stanco di rifinire. E lo fa giusto in tempo per piegare il muro ospite, al 23’. Sorrentino fa gli straordinari per opporsi, ma è già troppo tardi per trattenere. Incassato lo svantaggio mister Maran straccia il copione. C’è ben poco da aspettare per il tecnico del Chievo, che rompe le attese ordinando l’arrembaggio ai suoi. All’Inter serve un altro errore, per colpire. Ed ecco che al 38’ è Inglese a consegnare la sfera a Brozovic, che innesca Icardi. E’ un invito a nozze per l’argentino, che stavolta non perdona e fa tutto da solo, nella metà campo opposta. Bussa così a Sorrentino, che si stende prima di fintare il tiro: un istante più tardi il pallone è già inghiottito all’angolino più lontano ed è 2-0. Per la prima volta dopo 15 giornate i nerazzurri piombano in testa alla classifica. I 53mila di San Siro sono già in festa e la ripresa inizia come il primo tempo. Il sipario cala (e si rialza) sull’immagine di Spalletti che abbraccia Perisic, già al gol del raddoppio. Ivan, il terribile non delude ed è implacabile proprio al 57’: strappato infatti un pallone dai piedi di Birsa il croato piomba in area e fulmina il portiere ospite, sul secondo palo per servire il tris. Ma non è ancora abbastanza per la nuova capolista, che si ripete appena 3’ più tardi: il 4-0 è stavolta opera di Skriniar, che semina il panico in difesa e innesca il timer. E’ un tempismo da killer quello del difensore dell’Inter, che crolla con tutta la forza possibile sul cross di Candreva e di testa insacca là dove Sorrentino non può arrivare. L’Inter prende a pallonate il bersaglio grosso, senza sfondare. Ed il Perisic-day si conclude col terzo gol dell’attaccante croato, che si volta in area e con uno scatto felino insacca il punto del definitivo 5-0. I riflettori si spostano dunque sul derby d’Italia, dove è tutto in gioco quel podio appena ridisegnato nel primo turno critico della stagione.

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