Infront trema: arresti e sospetti per l’advisor della Serie A


L’arresto di Andrea Baroni per riciclaggio ha portato la Guardia di Finanza ad indagare anche su Infront, l’advisor della Serie A, per turbativa d’asta nell’assegnazione dei diritti televisivi

– di Marco Vigarani –

Marco Bogarelli, presidente di Infront (ph. Zimbio)

Marco Bogarelli, presidente di Infront (ph. Zimbio)

È sicuramente presto per parlare di un nuovo terremoto pronto a scuotere il sistema calcio italiano, ma le perquisizioni scattate nelle ultime ore da parte della Guardia di Finanza hanno fatto temere il peggio. Tutto parte dall’arresto venerdì scorso di Andrea Baroni, fiscalista socio della Tax & Finance residente in Svizzera che fornisce consulenza a numerose realtà legate al calcio, finito in manette con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Tra i clienti dell’azienda T&F, già attiva in ambienti vicini a Silvio Berlusconi, ci sarebbe il magnate Bee Taechaubol ma soprattutto Infront ovvero l’advisor della Serie A che si occupa di gestire l’assegnazione dei diritti televisivi del grande calcio italiano. In particolare il suo presidente Marco Bogarelli è quindi finito sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti con l’ipotesi di turbativa d’asta e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

In pratica appare più che sospetto il fatto che i diritti tv per il triennio 2015/18 della Serie A siano stati assegnati in modo da fare tutti contenti: esclusiva copertura totale a Sky, grandi squadre a Mediaset e ben 943 milioni di euro a stagione alla Lega che ha visto così incrementare i propri introiti di ben 114 milioni. Tale processo è già finito da tempo nel mirino dell’Antitrust che ha ipotizzato un patto occulto tra i due colossi televisivi e che nel mese di aprile 2016 renderà noti gli esiti delle indagini. L’arresto di Baroni però ha messo anche la Guardia di Finanza in allerta tanto da far scattare nelle ultime ore alcune importanti perquisizioni: prima nella Lega di Serie A con un ordine di esibizione di documenti, poi nelle sedi di due società come Genoa e Bari. Al momento i protagonisti non commentano ad eccezione del presidente ligure Preziosi che ha detto: “Sono state fatte operazioni semplici e chiare ma se servisse saremmo pronti a dare qualsiasi chiarimento a qualsivoglia autorità competente. Questo è un Paese davvero strano: uno si sveglia, tira fuori un teorema e tutti quanti gli vanno dietro“.

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