Inter spettatrice, friulani permettendo. Milan, mai dire bis?


Serie A in secondo piano: l’Inter gioca per mettere tra parentesi il Pordenone. L’ultimo secondo successo di fila del Milan è di metà settembre

– di Enzo Cartaregia –

Dal primo aut-aut sulle sorti di tutto un campionato al dover rinunciare ad ogni margine d’errore. Una settimana più tardi, Inter e Milan condividono ancora la stessa sorte. Poco importa allora se restano due stagioni radicalmente diverse – per umore e risultati – quelle di rossoneri e nerazzurri.
Unite nella (non scontata) vittoria, lo scorso week-end, e dal passaggio del turno in Coppa Italia, le due milanesi restano sulla stessa lunghezza d’onda. E non possono davvero sbagliare.
Vale per la capolista di Spalletti, che inizia a sporcarsi le mani in un fine 2017 con scarse insidie e motivazioni non certo superiori. Vale per quel Milan che ha appena messo l’incubo in pausa, aspettando di riprendere contatto con la normalità.

Colucci e Spalletti, tecnici di Pordenone ed Inter nella sorprendente notte di Coppa Italia (ph. Zimbio)

INTER PER LA TREDICESIMA – Apripista in campo come in classifica, trascorrerà un turno insolito la formazione di Icardi e soci. Affrontato l’Udinese in anticipo, l’Inter sarà pressoché spettatrice del diciassettesimo turno. Ciò, non soltanto in ragione di un fattore campo totalmente a favore, in attesa delle trasferte di Napoli e Juventus, in viaggio alla volta di Torino e Bologna.
Parlare di Serie A non è infatti urgente per i nerazzurri, nella surreale settimana seguita al più che positivo scacco dei nerazzurri ai campioni in carica.
Un vento gelido, su San Siro, ha appunto iniziato a spirare da martedì e pur partendo esattamente dal Friuli poco ha avuto fare coi bianconeri di mister Massimo Oddo. Un palo, prima dei calci di rigore, ha allontanato il Pordenone da uno storico blitz negli ottavi di Tim Cup ed adesso riaprire San Siro servirà giusto a riprendere il discorso lasciato aperto all’Allianz Stadium.

Vincere aiuta insomma a vincere, com’è ancor più chiaro per l’inattesa regina della massima serie. E se gli uomini di Spalletti non lo hanno fatto nel più che agevole turno del trofeo tricolore, trasformato in un impossibile rebus, non sarebbe un azzardo pensare che il tecnico di Certaldo possa chiedere ai suoi una nuova prova di forza, davanti il proprio pubblico.

Per mettere il Pordenone tra parentesi la scelta naturale resta allora il 4-2-3-1, attorno a cui sembra essersi condensata la migliore Inter possibile. Miranda potrebbe tornare in mezzo alla difesa a far coppia con Skriniar, mentre si ferma Joao Mario, bloccato dalla tonsillite.
Poco resta insomma nell’attesa degli (altri) friulani, distanti soli 7 punti dalla zona calda, seppur vincenti nelle ultime due uscite davanti Crotone e Benevento. Essere capolista presuppone ostentare physique du rôle, pur nella coscienza che la cinquina al Chievo è stata quasi congiuntura astrale. Ma che vincere è già un obbligo.

Il doppio successo in Serie A manca al Milan da quasi tre mesi (ph. Zimbio)

MILAN, MISSIONE BIS – Ciò che è unico è prezioso. Ma assolutamente il contrario vale per il successo. Ed ecco che per il Milan continua la fuga dagli gli spettri, distanti un’incollatura anche settimane dopo i terremoti che hanno scosso lo spogliatoio rossonero.
Al “Bentegodi” non cambia dunque musica, per il diavolo: a Rino Gattuso tocca il compito di rompere l’ennesimo tabù. Stavolta, i suoi uomini, cercheranno una seconda vittoria consecutiva che in Serie A manca dal 20 settembre.

E non è solo una questione di statistica quella che preoccupa i rossoneri, in una settimana di bufera tra un caso Donnarumma 2.0 e fascicoli caldi nei palazzi della UEFA. Vincere contro il Verona è chiaramente un’ultima chiamata che rimbalza di settimana in settimana, dopo i tre punti strappati al Bologna con l’aiuto della traversa. Vincere, tanto per cambiare, serve a non andare in debito d’ossigeno, partendo da un settimo posto a dir poco fragile.

Per lo meno, è corsa la Coppa Italia in aiuto dei meneghini, che per rincontrare la fortuna avranno forse creduto di dover attendere una nuova stagione.
Da avversari, i gialloblù scaligeri tornano appunto in scena ad appena tre giorni. Più che l’accesso ai quarti è allora proprio la dea bendata sorridere ai rossoneri. E potrà anche sembrare un rompicapo, ma preparare due gare in sette giorni, sulle misure di un solo avversario, è meglio che una con metà del tempo a disposizione.
I rossoneri stanno crescendo per davvero, nell’adattare quello spirito ritrovato nel post Bologna ad uno scacchiere tattico in pieno divenire, ma ugualmente efficacie.

Pochi sono quindi i dubbi di Gattuso sul 4-3-3, con dieci undicesimi confermati rispetto al 3-0 di mercoledì ed i più che prevedibili rientri di Abate e Kalinic.
In campo, ci scende un Milan positivo. E stavolta non certo per il penultimo posto che pesa sulla corsa dei veneti. Benevento docet.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *