Italia-Francia: l’ombra del passato nella Nazionale del futuro


Stasera, a Bari, avrà ufficialmente inizio l’era Ventura: l’Italia sarà impegnata con la Francia nell’unica amichevole pre-qualificazioni

– di Tiziano De Santis –

L'Italia del 9 luglio 2006 alza la coppa dopo essersi laureata Campione del Mondo, battendo la Francia ai rigori in finale

L’Italia del 9 luglio 2006 alza la coppa dopo essersi laureata Campione del Mondo, battendo la Francia ai rigori in finale (ph. Calcio.fanpage.it)

Dici Italia-Francia e rievochi quel lontano 9 luglio 2006, notte in cui gli azzurri di Marcello Lippi si aggiudicavano il 4° titolo di Campioni del Mondo dopo aver battuto proprio i galletti dell’ “antipatico” Raymond Domenech, allora sulla panchina dei Bleus. Dici Italia-Francia e pensi al cielo di Berlino colorato da fuochi pirotecnici danzanti nelle infinite traiettorie incrociate; dici Italia-Francia e rievochi l’immagine panoramica che partiva dal trionfo dei vincitori e ruotava sino ad abbracciare il pianto e lo sconforto degli sconfitti, da sempre troppo orgogliosi e sicuri di sè. Dici Italia-Francia e ti trovi ad avere che fare, di conseguenza, con l’inganno della mente ingannatrice di ogni italiano, sempre pronta a consolarti col dolce passato, a discapito di un presente non così roseo come quello degli anni dei Mondiali di Germania. La storia moderna di uno dei classici europei più affascinanti di sempre narra di una sconfitta avvenuta a Parma il 14 novembre 2012, evento più recente dell’ultimo successo azzurro, ottenuto addirittura nell’Europeo del 2008, a Zurigo. Quella contemporanea, invece, si fa portavoce di una situazione ben diversa per entrambe le selezioni: se, nel panorama calcistico d’oltralpe a colpire è l’eccezionale talento di gran parte dell’undici titolare della rosa francese, il ricambio generazionale condanna, invece, la Nazionale Italiana a passi in avanti piuttosto corti e lenti, uniti alla paura che una rivoluzione tattica possa allontanare drasticamente le certezze acquisite nell’ultimo Europeo dagli uomini di Conte, molti dei quali saranno i condottieri della nuova-vecchia Italia di Giampiero Ventura.

Giampiero Ventura (sx.) e Antonio Conte (dx), nuovo e vecchio c.t. dell'Italia

Giampiero Ventura (sx.) e Antonio Conte (dx), nuovo e vecchio c.t. dell’Italia (ph. blog.wyscout.com)

Il neo c.t. azzurro, infatti, ha ammesso che tra lui e l’attuale tecnico del Chelsea c’è “un filo conduttore” che collega e accomuna, per certi versi, il loro cammino, a cominciare dalla città di Bari, ove lo stesso Conte ha ben interpretato la giovane carriera da allenatore dal 2007 al 2009. Bari è anche il luogo che vedrà il primo passaggio di consegne, sul campo, tra il leccese e il genovese Ventura. Quest’ultimo, può, inoltre, vantare del “grosso lavoro svolto” dal suo predecessore nella costruzione delle mura dell’attuale Nazionale e di quella che verrà. L’ex allenatore del Torino non vuole, difatti, stravolgere nulla, perchè sa cosa potrebbe provocare una rivoluzione degli odierni sistemi tattico e di gerarchie del gruppo azzurro. C’è da evidenziare, tuttavia, che il tempo avuto per allenare gli ultimi convocati è pari a zero: impossibile, di conseguenza, pensare di partire da capo dopo l’esperienza europea che ci ha visti coinvolti sino quasi alla semifinale; molto più plausibile, invece, cercare di continuare sulla stessa linea di pensiero e di attuazione del pensiero stesso sul terreno di gioco. Pensare che il primo portavoce della nuova corrente filosofica sia sempre lui, il nostro capitano, Gianluigi Buffon, fa ben capire come, un processo si rinnovamento, debba sempre e comunque passare dall’esperienza di quei veterani lungimiranti, alla luce di una carriera eccezionale e della sicurezza che gli stessi possono infondere, in campo, al resto del gruppo. “C’è tanta umiltà e curiosità per metterci a disposizione di Ventura; le lacrime e la delusione versate all’Europeo non le dimentichiamo; sono importanti, ma anche piacevoli al di là che siano frutto di un successo o una delusione; ora vogliamo lacrime di gioia“, ha dichiarato l’eterno portiere bianconero, facendo un chiaro riferimento alla ferita riportata nell’ultima competizione del nostro continente e ancora profondamente aperta. Le lacrime versate quasi due mesi fa sono ciò che, probabilmente, ci accomuna con la Francia di Didier Deschamps, uscita dalla finale col Portogallo clamorosamente sconfitta di fronte al proprio pubblico.

Didier Deschamps (dx.) stringe la mano a Paul Pogba (sx.) (ph. Tuttosport.com)

Didier Deschamps (dx.) stringe la mano a Paul Pogba (sx.)
(ph. Tuttosport.com)

Stasera il commissario tecnico di Bayonne, al San Nicola (stadio portafortuna dove la nostra Nazionale non ha mai perso) darà ampio spazio alle riserve, affinché prime e seconde linee abbiano lo stesso ritmo partita in vista del primo impegno di qualificazione mondiale contro la Bielorussia. “Con l’Italia sarà un match da giocare per portare i giocatori ad alto livello“, ha ammesso la guida dei Bleus in conferenza stampa, quasi a voler riconoscere la forza di gruppo che ha permesso agli azzurri di sorprendere tutti all’Europeo. Il processo di ricambio generazionale francese è avviato già da tempo e, pertanto, più avanti rispetto al nostro; da sempre, però, il calcio italiano, accantonato per mancanza di spettacolarità, insegna il significato di spirito di sacrificio, umiltà e tattica, elementi indispensabili per scrivere la storia di un’intero Paese. Tutto questo è Italia-Francia, non solo un’amichevole: un vero e proprio ritorno al passato prima di un futuro ricco di dubbi e aspettative per entrambe le selezioni prossime al nuovo viaggio verso i Mondiali del 2018.

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