Italia, investi sui giovani! Sono loro il migliore “acquisto”


Se vengono a mancare i grossi capitali e il mercato si ritrova bloccato tra promesse e blitz senza esito positivo, perchè non puntare sui giovani? 

– di Tiziano De Santis –

I piccoli canterani del Barcellona (ph. Cinquecosebelle.it)

I piccoli canterani del Barcellona (ph. Cinquecosebelle.it)

Quando un progetto tecnico viene meno per via di capitali inesistenti e conseguenti acquisti mancati, un fattore potrebbe risultare la via più semplice ed economica per allestire una rosa probabilmente non da subito competitiva, ma di interessante potenziale per il futuro.
E’ questo, spesso, il caso di molti club d’Europa, pronti ad investire in casa prima ancora di sfondare le frontiere del mercato in altri Paesi e continenti. L’esempio pratico di questo motus facendi è il Barcellona, società storicamente vincente e fusione, in campo, di campioni acquistati a prezzi esorbitanti e giovani di prospettiva provenienti dalla propria cantera. La prima squadra, per un calciatore ancora inesperto ma dalle ottime risorse tecnico-tattiche, diventa, ben presto, una certezza: maturare al fianco di fenomeni come Lionel Messi o Andrés Iniesta è una possibilità da cogliere al volo, un privilegio cui non si può dir di no. La svolta, tuttavia, sta nell’essere chiamati in prima squadra dagli esponenti della stessa, e non dal ruolo di egemonia e dalle intenzioni di chi, oggi, non fa parte, ma fa il calcio. Il ruolo del procuratore, infatti, nello sport più seguito del mondo, è diventato un pass per chi ha già staccato il cordone ombelicale col club di appartenenza per approdare, il prima possibile, in una nuova realtà calcistica.

Generazione di fenomeni della cantera dell'Ajax arrivati in prima squadra (ph. Pinterest.com)

Generazione di giovani fenomeni della cantera dell’Ajax arrivati in prima squadra (ph. Pinterest.com)

La favola europea di un bambino che rimane nella casa che lo ha visto crescere per diventare qualcuno non si ferma all’interno dei muri blaugrana. Ajax, PSV, Borussia Dortmund, Lione, Marsiglia e in parte anche Real Madrid e Manchester United rappresentano i modelli europei di riferimento per chi fa del settore giovanile la ricchezza principale per le proprie storia e vittorie. L’Italia viaggia a un’altra velocità, la stessa di quella del lavoro, troppe volte ostile alla voglia di mettersi in mostra di un adolescente.
E un giovane, allora, che ruolo occupa nel nostro Paese? Quello di emarginato dalla madre che lo ha cresciuto per poi lasciarlo andare di frequente in prestito in nuovi, piccoli mondi ove possa farsi le ossa, prima di tornare alla base da uomo maturo e calciatore pronto al vecchio, prossimo grande palcoscenico. L’allontanamento temporaneo suddetto ha, tuttavia, il sapore, spesso e volentieri, di abbandono: già, perchè alla base il ragazzo non torna più e, se lo fa, l’81% delle volte, in Italia, non riesce a trovare posto in prima squadra. Il vivaio azzurro più fiorente risulta essere quello dell’Atalanta, da sempre grembo di giovani interessanti sia in chiave presente sia in quella futura.

Marco Verratti, prodotto del vivaio del Pescara, ora al Psg (ph. Itmustbesport.com)

Marco Verratti, giovane talento del vivaio del Pescara, ora al Psg (ph. Itmustbesport.com)

Se, un tempo, il campionato italiano era un punto di riferimento per i grandi campioni europei e non, pronti a trasferirsi nella nostra penisola grazie a blitz di mercato brevi ma dispendiosi a livello diplomatico ed economico, negli ultimi anni i capitali sono venuti a mancare e, di pari passo, anche i contratti che possano garantire una sistemazione a lunga o breve durata a giocatori di rilievo sul panorama internazionale. Perchè non investire, pertanto, sui settori giovanili? La motivazione è semplice: in Italia si vuole tutto e subito, anche quando il tutto è irraggiungibile e il subito decisamente impraticabile, quasi fosse più semplice e fruttuoso accaparrarsi a parametro zero il nome e la fama di un calciatore ormai in declino, piuttosto che avere in rosa una generazione di ragazzi non immediatamente vincenti, ma in futuro chissà.
Di pari passo, la pratica della ricerca di un giocatore famoso per una storia già scritta ai massimi livelli non ha sempre portato i risultati sperati, soprattutto nelle big di Serie A: quando non vinci non incassi e rischi di vedere la gloria della tua essenza svanire in una vertigine di incertezza e di svalutazione di credito e dei tuoi tesserati, e dell’azienda di tua proprietà o per cui lavori.
I treni d’Europa viaggiano a velocità inaudite, grazie al matrimonio tra ingenti capitali esteri e lo sviluppo dei propri vivai da sfruttare al massimo. In quest’ottica, un ragazzo non può far altro che maturare accanto a un campione già affermato, diventando un fulcro indispensabile, sul campo e in chiave di mercato, per la società di cui fa parte. I treni italiani, invece, viaggiano su un’altra orbita, molto più lenti e schiavi dell’idea che quando i soldi vengono a mancare si possa comunque arrivare al tesseramento di un fuoriclasse attraverso rapporti diplomatici e conoscenze frutto di un passato glorioso di trionfi e relazioni con i club più prestigiosi del nostro continente. Già, perchè in Italia si guarda ancora al passato, non al futuro.

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