Italia, l'(av)Ventura inizia adesso!


E’ ufficialmente iniziata l’era Ventura alla guida della nazionale italiana: la base c’è, la cultura del lavoro pure. Manca il “bello” per vincere piacendo

– di Tiziano De Santis –

Quel che rimane dell’Europeo italiano del 2016 è uno sfondo grigio sul quadro azzurro dipinto da Antonio Conte: l’ormai ex ct della nostra Nazionale è riuscito, in poco tempo, a inculcare la cultura del lavoro, spesso e volentieri messa da parte negli ultimi anni, in ogni singolo componente di una tela quasi perfetta, se non fosse stato per gli errori dal dischetto che hanno macchiato il quarto di finale del Matmut Atlantique, consegnando il pass per la semifinale alla Germania. L’ “impegno” e la “disponibilità” di ogni singolo azzurro ha fatto diventare grande un gruppo sul quale in pochi avrebbero scommesso.

Giampiero Ventura (sx) e Carlo Tavecchio (dx) (ph. Ilpost.it)

Giampiero Ventura (sx) e Carlo Tavecchio (dx)
(ph. Ilpost.it)

Ma ciò che è stato fa parte del passato. Bisogna risollevarsi presto e guardare al futuro, questo non è tempo di rimpianti e di ricordi, nè può esserlo. Ed ecco allora il primo tassello del puzzle che verrà, colui che guiderà l’intero movimento calcistico italiano nei prossimi anni: Giampiero Ventura è il nuovo ct; spetta a lui, d’ora in avanti, il compito di ricercare quel bello indispensabile per vincere piacendo. “Una Nazionale eccitante” sarà l’obiettivo primario di un allenatore maturo e saggio, il migliore, probabilmente, nel panorama peninsulare, nel riuscire a far esplodere i giovani talenti senza bruciarli, tirando fuori da ognuno di questi il fascino delle giocate assieme alla voglia di lottare per la propria maglia. Sì, perchè quella casacca, d’ora in avanti, non è quella del singolo, bensì quella di un intero popolo che vive di calcio in ogni angolo delle proprie città, davanti a un caffè, una radio, una tv. Il peso della responsabilità aumenta, perchè in Italia il calcio lo si vive, lo si respira, ma forse ancora non lo si fa. Ventura, infatti, partendo dalle certezze tramandate dal suo predecessore, sa di dover far fiorire il gioco seducente e spumeggiante che da sempre ha contraddistinto le squadre da lui allenate. Le fondamenta sono state rispolverate e restaurate, dopo un periodo in cui a splendere forte era il buio più totale sia in chiave applicazione sia in quella di sacrificio del singolo per il bene del gruppo.

Lorenzo Insigne (sx), Stephan El Shaarawy,(centro) e Federico Bernardeschi (dx) con la maglia azzurra (ph. Calciomercato.com)

Lorenzo Insigne (sx), Stephan El Shaarawy,(centro) e Federico Bernardeschi (dx) con la maglia azzurra
(ph. Calciomercato.com)

Resta, pertanto, il gradino più alto da scalare: fare in modo che testa e piedi dei propri calciatori partoriscano un calcio affascinante e offrire, magari, una chance a ragazzi che non hanno avuto la fortuna di giocare molti minuti in Euro 2016, ma che nascondono potenzialità indiscutibilmente sopraffine. Insigne, El Shaarawy, Bonaventura, Bernardeschi potrebbero, ad esempio, costituire il quid in più per arrivare a creare calcio, quello che seduce.
All’Italia di questo periodo storico si può rimproverare tutto, eccetto che la duttilità delle pedine che il ct ha in campo e in panchina. Se a questo si aggiungono le certezze dei pilastri della difesa, un Buffon ancora in ottima forma e il recupero di elementi imprescindibili come Verratti e Marchisio, il quadro non è, di certo, meritevole di un’asta per un quarto posto di un Europeo.
Alla base di un intero contesto, tuttavia, non può non aleggiare, salda nella testa di ciascun azzurro, l’umiltà, concetto ripreso da Ventura nella conferenza stampa di presentazione: il rispetto per l’avversario e la consapevolezza di dover lavorare, e anche tanto, non possono mancare ad alcun team dalle nobili pretese, a maggior ragione alla nostra Nazionale. La solidità e la scrupolosità sono elementi chiave per portare avanti un progetto di crescita e di vittorie. Il metodo della cura del dettaglio scorre nelle vene del nuovo commissario tecnico azzurro da anni ed è uno dei cavalli di battaglia della disciplina che il genovese ha imposto alle squadre allenate sinora.

Giampiero Ventura fa il cuore con le mani verso la tribuna (ph. Ilpiccolo.gelocal.it)

Giampiero Ventura fa il cuore con le mani verso la tribuna (ph. Ilpiccolo.gelocal.it)

Non ho più l’età per emozionarmi, ma sono molto contento di essere qui” ha affermato l’ex granata durante la presentazione del nuovo, difficile compito.
Beh forse, Giampiero, non hai più l’età per commuoverti, ma non esiste fase di vita che non possa far emozionare noi tutti, fratelli d’Italia, tifosi scettici prima di qualsiasi competizione, restii a una speranza e orgogliosi del raggiungimento del bottino pieno una volta decretato il successo da un triplice fischio finale. Hai tutto dalla tua parte: esperienza, nobiltà d’animo, voglia di far bene; che il bello da te perseguito sia anche vincente, perchè siamo l’Italia e, in quanto tale, già facciamo paura a chi ci affronta.

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