Italia senza Europa: un balzo indietro di 15 anni


A marzo l’Italia non ha più rappresentanti nelle coppe europee: mai così male dal 2001. Un segnale fortissimo del declino del calcio tricolore che presenterà all’Europeo un ct dimissionato

– di Marco Vigarani –

Il colpo di testa di Muller porta il Bayern ai supplementari (ph. zimbio)

Juventus eliminata dal Bayern e ranking immobile per i prossimi due anni (ph. Zimbio)

È stata appena sorpassata la metà del mese di marzo e l’Italia è già stata cancellata dalla mappa calcistica europea. Quanto accaduto negli ultimi due giorni è un fatto gravissimo che proietta il nostro Paese in un pericoloso salto mortale all’indietro fino al 2001: sono passati ben quindici anni dall’ultima occasione in cui la Serie A non ha portato nessuna rappresentante nei quarti di finale di una competizione europea. Allora Lazio e Milan lasciarono la Champions League al secondo turno e la Juventus uscì già alla prima fase mentre invece Roma, Inter e Parma salutarono la Coppa UEFA agli ottavi di finale. Ripensare oggi alle parole di Pioli in conferenza stampa pre-gara fa sorridere amaramente (“Provare a vincere l’Europa League cambierebbe la stagione“) almeno quanto risultano inutilmente vanagloriose le frasi di Buffon dopo l’uscita della Juventus (“Siamo usciti agli ottavi di finale, ma dopo il Barcellona ci siamo anche noi“). La realtà è che l’Italia del calcio è nel pieno di una crisi epocale ed eppure continua a credersi un modello da seguire, a vantarsi dei riflessi di un passato remoto glorioso e di uno prossimo sporadicamente vincente. Va infatti ricordato che da quel fatidico 2001 le squadre milanesi hanno portato a casa in tre occasioni la Champions League, due volte il Milan ed una l’Inter, ma le stesse formazioni da almeno due anni non entrano più neanche tra le partecipanti alla massima competizione europea. Per completare il quadro vanno segnate anche le due finali giocate e perse dalla Juventus mentre nello stesso lasso di tempo altre Nazioni infilavano record ben diversi: sei successi e addirittura un derby di Madrid in finale per la Spagna, una vittoria e quattro finaliste per la Germania ed infine tre trionfi e ben cinque finali per l’Inghilterra.

Il Parma di Malesani è stata l'ultima squadra italiana a vincere la Coppa UEFA (ph. Wake Up News)

Il Parma di Malesani è stata l’ultima squadra italiana a vincere la Coppa UEFA (ph. Wake Up News)

E se guardiamo all’Europa League la situazione diventa ancora più drammatica perchè mentre il Siviglia trovava il tempo di conquistare un poker di vittorie dal 2006, l’Italia collezionava comparsate spesso risibili in cui l’impegno continentale finiva per essere trattato come una manifestazione secondaria in cui impiegare riserve e giovani con il classico esito negativo. Basti pensare che l’ultimo successo italiano in quella che allora si chiamava Coppa UEFA risale al 1999 ed appartiene al Parma di Malesani, un club che oggi si barcamena tra i dilettanti con prestigiose trasferte a Mezzolara ed Arzignano. Eppure meno di dodici mesi fa ci si vantava di una Juventus in finale di Champions e del duo Napoli-Fiorentina approdato alle semifinali di Europa League ma sappiamo tutti benissimo come siano andate a finire queste avventure. Nonostante una serie di fallimenti lunghi tre lustri in Italia si insegue ancora il piazzamento nel ranking che garantirebbe un maggior numero di partecipanti alle competizioni continentali da cui uno Sparta Praga di passaggio ti può eliminare in scioltezza. Fino al 2017/18 risulta impossibile pensare di agganciare il terzo posto ai danni dell’Inghilterra e forse converrebbe maggiormente guardarsi le spalle da una Francia ancora distante ma in ascesa grazie ad un PSG ricco e dominante. Per salvare l’onore italiano in questa stagione disastrosa non resterebbe che una speranza: condurre in porto un fantastico Europeo e mettere a tacere con le prestazioni in azzurro i dubbi legittimi su quelle dei club. Ed invece si partirà per la Francia a giugno con un ct che ha già rassegnato le dimissioni a marzo, un mese che nel gergo americano viene soprannominato folle (“march madness“). La vera follia però forse è credere ancora nel calcio italiano.

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