Klaudio Ndoja, un gladiatore per la Virtus


Ecco chi è Klaudio Ndoja, il nuovo giocatore al quale la Virtus chiede leadership e carisma su entrambi i lati del campo

– di Leonardo Piva –

Klaudio Ndoja, primo acquisto bianconero (ph. Virtus)

Klaudio Ndoja, primo acquisto bianconero (ph. Virtus)

Un gladiatore all’Unipol Arena, un ottimo modo per iniziare a ritrovare quell’intensità agonistica e quella mentalità combattiva che spingerà tutto l’ambiente Virtus a tentare di tornare immediatamente nel palcoscenico che merita. Klaudio Ndoja è ufficialmente un nuovo giocatore delle V nere. Ala grande classe ’81, nato in Albania ma cresciuto cestisticamente in Italia, nella sua carriera ha vestito le canotte di Desio, Casalpusterlengo, Sant’Antimo, Borgomanero, Orlandina, Scafati, Jesi, Ferrara, Brindisi, Cremona, Verona e nell’ultima stagione quella degli Stings di Mantova dove ha ricoperto anche il ruolo di capitano della squadra allenata da Alberto Martelossi, la cui presenza è stata probabilmente il motivo principale che ha spinto il giocatore albanese ha scegliere i biancorossi. Nelle ultime due stagioni però la salute non lo ha assistito nel migliore dei modi: sia a Verona che nella stagione appena terminata a Mantova ha accusato problemi fisici che ne hanno compromesso parte della stagione. A Mantova un infortunio al dito coincise con la Final Eight di Coppa Italia e l’utilizzò del capitano si limitò a una manciata di minuti solo in finale, ma anche il prosieguo del campionato ne risentì: la decisione presa fu quella di non sottoporre il giocatore a un’operazione, qualora fosse stata fatta con tempismo avrebbe potuto tornare per l’inizio dei playoff, e così Ndoja ha dovuto imparare a conviverci. Solo lo staff medico della Virtus potrà però valutare il suo stato di salute al termine dell’estate. Se sano, è un giocatore di grande peso all’interno della squadra. È un giocatore fondamentalmente monodimensionale: ala grande senza particolari possibilità di scalare in posizione di 3 o 5, e con una forte predilezione per il gioco perimetrale. Apparentemente può essere un limite, ma se Ramagli che lo aveva già allenato nell’ottima stagione a Verona lo ha rivoluto è perché ha già le idee chiare su come sfruttare al massimo il suo gioco. Nell’altra metà campo l’aggressività sia sotto il tabellone che sugli esterni non fa difetto. L’anno scorso è uscito anche il romanzo biografico che racconta la sua, dalla difficilissima infanzia in una Albania flagellata dalla guerra alla riscossa sui parquet dello stivale: si chiama “La morte è certa, la vita no” scritto da Michele Pettene. Nel corso dell’ultimo campionato sono state anche numerose le presentazioni in giro per l’Italia, tutte con lo stesso obiettivo: trasmettere ai giovani la voglia e la determinazione di non arrendersi mai, di inseguire i propri a qualunque costo, e lui ne è un esempio concreto.

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