La costante di Donadoni: no al turnover


Nelle ultime esperienze in panchina Donadoni ha sempre scelto un nucleo di titolari riducendo al minimo il turnover

– di Luca Nigro –

Antonio Mirante è il nuovo portiere del Bologna (ph. Zimbio)

Antonio Mirante era già un pilastro del Parma di Donadoni (ph. Zimbio)

Che con l’avvento di Roberto Donadoni in panchina, il Bologna abbia cambiato marcia è fuor di dubbio. I trenta punti conquistati in diciotto partite (media di 1,66 a partita), sono numeri che vanno al di là delle più rosee aspettative se consideriamo che la stessa squadra ne aveva collezionati appena sei nelle prime dieci gare. I meriti di Donadoni su questa metamorfosi sono innegabili. Il tecnico bergamasco, è riuscito a dare in breve tempo alla squadra un’identità ben precisa. Dopo un primo periodo di ambientamento passato anche e soprattutto a studiare e conoscere meglio la rosa ricevuta in eredità, pian piano l’undici titolare ha preso forma (o quasi). Dopo qualche cambio ad inizio gestione, le rotazioni ormai sono state ridotto all’osso. Per otto/nove undicesimi la formazione domenicale è pressoché identica a quella precedente (escludendo Frosinone dove si attuò un robusto turnover). I cambi spesso e volentieri sono due ed entrambi sugli esterni (d’attacco e di difesa). Per Donadoni affidarsi ad un’ossatura ben definita, è consuetudine. Lo dice la sua storia. Nei suoi tre anni di Parma, per esempio, si è sempre affidato a quei giocatori che gli garantivano certezze. Uno di questi è Mirante, che ha ritrovato a Bologna, e che con lui in panchina è stato titolare inamovibile. Come del resto Lucarelli, Gobbi, Biabiany, Amauri, Belfodil, Paletta (il primo anno), Cassano (il secondo), e Parolo prima del suo trasferimento alla Lazio. Quest’ultimo finché è rimasto nella Città Ducale, ha messo insieme 72 presenze in due anni. Non ci sarebbe da meravigliarsi se il prossimo anno, con Donadoni ancora in sella sulla panchina del Bologna, Parolo diventi un obiettivo di mercato. L’ultimo anno di Parma, come tutti sanno, è stato particolare. Nonostante ciò oltre ai soliti Mirante, Lucarelli, Gobbi e Belfodil, vanno ad aggiungersi Lodi, Varela ed il giovanissimo Josè Mauri (33 presenze su 38).

Donadoni chiede maggior convinzione alla sua squadra (ph. Schicchi)

Donadoni riduce al minimo il turnover anche a Bologna (ph. Schicchi)

E’ chiaro che lo stesso metodo di lavoro, è stato trasferito sotto le Due Torri. Mirante continua ad essere un suo punto fermo. Gastaldello e Maietta oramai fanno coppia fissa. Cosi come i tre di centrocampo Donsah, Diawara e Taider. Destro e Giaccherini sono praticamente certi di un posto da titolare. I cambi come dicevamo riguardano gli esterni. Uno è quello d’attacco. In quel ruolo si alternano Mounier, Floccari e Rizzo. L’altro è quello dei terzini. Sulla sinistra Masina è il titolare, anche se in alcune gare è partito dalla panchina per far posto a Morleo e Constant. A destra invece rimane qualche dubbio. Mbaye nelle ultime giornate ha conquistato posizioni su Rossettini. Ma potrebbe arrivare a breve il turno di Zuniga. Donadoni comunque dalla panchina attinge poco. Brienza, Brighi, Floccari e Constant sono stati spesso i più utilizzati a gara in corso. Oikonomou dopo qualche partita da titolare, al momento è fuori dalle rotazioni. Per il resto della rosa, il campo rimane un miraggio. E’ ovvio che ogni allenatore si affidi a quei giocatori che gli assicurino maggior sicurezze. I risultati del resto sono dalla parte di Donadoni. Molto spesso cambiare quando le cose vanno bene, potrebbe minare gli equilibri. E’ anche vero però, che nelle ultime uscite qualche giocatore inizi ad accusare le fatiche di una cavalcata che sin qui è stata memorabile. Forse è giunto il momento di vedere qualche interprete diverso (Pulgar, Ferrari, Crisetig?), preservando soprattutto gli investimenti fatti dalla società in estate. Ma fin quando arrivano i risultati, l’allenatore ha sempre e comunque ragione.

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