La crisi di identità tecnica della Virtus analizzata da Michele Teglia


Parlando (con Alberto) e riflettendo (nei miei stracci) della Virtus, soprattutto per cercare di comprendere che diavolo succede a questa squadra che nel 2014 ha vinto solo il 2 Febbraio contro Siena. 8 sconfitte (quasi) consecutive contro compagini forti e complete, ma pure contro squadre “in crisi”, e spuntate, leggi Montegranaro, Cremona e la stessa Venezia di ieri. Le risposte possono essere molteplici e più o meno approfondite, in ogni caso, comunque, l’analisi deve iniziare dalle letture tecniche (quelle numeriche spesso non permettono la necessaria lucidità e discriminazione):

a) Il Pick n’ roll non è l’arma peculiare di questi giocatori: Hardy, il principale finalizzatore, non ne è uno specialista completo e produttivo, non usa tutti gli spazi a disposizione e manca dei movimenti di arretramento e ri-partenza, imprescindibili per questo tipo di opzione; in parole povere, non domina la materia. Walsh si dimostra piuttosto intraprendente e concreto in fase di sfruttamento di blocco sulla palla (anche se solo a livello lineare), purtroppo le sue iniziative (e soprattutto le sue linee di uscita della palla) mancano di rapidità e timing. Ware si perde spesso da solo quando si tratta di creare un vantaggio, il cui obiettivo dovrebbe poi smazzare la palla ai compagni aperti: nella prima parte non c’è male, mentre sulla seconda è un vero disastro, un’orgia di palle perse (turnover prone direbbero gli americani). E’ evidente che tutto ciò generi sfiducia e titubanze varie e, sotto questo profilo, Warren dovrebbe rivelarsi senza dubbio un piccolo passo avanti. In ogni caso mi pare evidente che Valli abbia iniziato a mettere mano proprio su questi aspetti, riducendo di fatto le stazioni di blocco portate sul palleggiatore e giocando maggiormente le uscite dai blocchi di contenimento lunghi, con l’obiettivo di perdere meno palloni con i passaggi d’uscita dal Pick n’roll, ma col risultato di segnare, numeri alla mano, di meno. Processo in itinere;

Casper Ware, guardia della Virtus Bologna

Casper Ware, guardia della Virtus Bologna

b) Se il Pick n’roll verrà usato di meno, giocoforza occorrerà giocare di più altre opzioni: appoggiare palla dentro in post medio? Non pare, soprattutto perchè non ci sono interni per questo specifico intento, probabilmente solo King potrebbe fornire qualche vantaggio (dentro e fuori l’area); altrimenti urgerà ri-attivare Jordan all’uopo (forse l’unico in grado di crearsi un tiro autonomamente dalla posizione spalle), anche se questo comporterà necessariamente l’esclusione dai 12 di King o Motum. Ipotesi difficilmente percorribile, anche se possibile;

c) La transizione difensiva è quel processo attraverso il quale, quando vai in soluzione offensiva (insomma quando una squadra tira), ti può garantire sempre una copertura difensiva di almeno 2 giocatori sull’eventuale contropiede avversario che ne può scaturire. Una delle note più dolenti della Virtus è proprio questa: ieri (ma non solo ieri) almeno tre volte per tempo Venezia ha colpito 1 contro zero (André Smith in particolare, soprattutto quando difeso da Ebi, che era preoccupato del rimbalzo offensivo). Nel momento in cui Ware si avventura in percussione interna, Hardy e Walsh (la guardia e l’ala piccola) si dovrebbero occupare di rientrare in copertura, ma quasi mai lo fanno, col risultato di subire punti (o di spendere falli in situazioni di sottonumero) troppo facilmente;

d) La difesa contro il Pick n’roll è in via di mutazione: dal cambio sistematico all’aiuto e recupero (che a Venezia hanno provato a sviluppare ed eseguire). Occorre però prima di tutto dire che la Reyer non è, al pari della Virtus come detto, una squadra che si avvale di specialisti in questo settore; Linhart, Donell Taylor e Aaron Johnson non ne sono interpreti memorabili, mentre Vitali preferisce la gabbia alta e Giachetti non preoccupa più di tanto. Insomma, un percorso in questo senso pare intrapreso, anche perchè il cambio sistematico (che comunque può essere usato negli ultimi 6-7″ delle azioni, principalmente come arma secondaria ed in emergenza) si è rivelato un alibi per tanti giocatori: coloro che difendevano sul palleggiatore subivano i blocchi troppo passivamente, mentre i lunghi lasciavano troppo l’iniziativa ai piccoli avversari. Continuare a lavorare su questi accorgimenti è doveroso e necessario.

e) Fiducia a Fontecchio. il futuro passa da lui. Punto e basta.

Gli argomenti per una discussione feconda e proficua non mancano: io ho lanciato spunti, argomentandoli come si dovrebbe fare ogni qualvolta si tenti di analizzare per migliorare. Passo la palla.

MICHELE TEGLIA

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