Quando la forza di volontà supera ogni limite: Zanardi, sei tu il protagonista


Alex Zanardi è l’esempio del lavoro e del sudore dell’uomo per superare i limiti scritti dal destino: altre 2 medaglie nelle Paralimpiadi dopo l’oro nell’H5

– di Tiziano De Santis –

Alex Zanardi nella gara che vale il terzo oro olimpico con la handbike alle Paralimpiadi di Rio 2016 (ph. Vadoaincipriarmilnaso.it)

Alex Zanardi nella gara che vale il terzo oro olimpico con la handbike alle Paralimpiadi di Rio 2016 (ph. Vadoaincipriarmilnaso.it)

Se ci saremo a Tokyo 2020? Certo, che domande“: la ferma risposta di Alex Zanardi in mix zone, dopo l’oro conquistato nella staffetta handbike, è un palpito denso di passione, lavoro, costanza e forza di volontà. L’ex pilota di Formula 1 è la dimostrazione vivente che la dannata sfortuna che si abbatte su un uomo, quella che può riuscire in un attimo a spezzarti le gambe e, con esse, la forza mentale data dalle certezze ottenute sino ad allora, quella che è capace di abbattere sogni, energia e tenacia di una persona..già, proprio quella cruda e spietata sciagura esterna può essere messa ko. Un petalo sbriciolato dal caso porta con sè, nel suo trasformarsi in briciole, ogni consapevolezza di perfezione, mostrando la sino ad allora invisibile precocità di una vita intera: Alex Zanardi è un fiore unico, nella sua specie, capace di rialzarsi più forte di prima, sul sostegno del proprio coraggio e della propria determinazione.
Le Paralimpiadi di Rio 2016 ne sono l’ennesima testimonianza: dopo l’oro conquistato nella cronometro H5 di handbike, il paraciclista bolognese ottiene l’argento nella gara in linea in occasione del 15° anniversario dell’incidente in pista, superato in volata da Ernst Van Dyk dopo 60 km sulle strade di Rio, attraversando il lungomare di Pontal: nei quattro giri di percorso, ciascuno di 15 km, Zanardi è autore di un recupero sensazionale nelle ultime curve, prima di “arrendersi” al rivale sudafricano nonostante il tempo più veloce fatto segnare in gara.
Un argento, in questi casi, altro non è che una “sconfitta”, da cui ripartire per centrare nuovamente il massimo risultato nel giorno seguente: non è un caso, infatti, che il bolognese riesca a conquistare l’oro perduto nella staffetta assieme ai compagni Mazzone e Podestà, superando, in tal modo, il risultato di Londra 2012. Nei 9 giri previsti sul lungomare di Pontal, il trio azzurro sfodera il meglio del repertorio vincendo con il tempo di 32’34” e staccando il team Usa di ben 47 secondi: nonostante un primo round tagliato in terza posizione, gli italiani riescono a risollevarsi, arrivando primi nei restanti otto round e mettendo le mani sulla nona medaglia d’oro della nostra rosa paralimpica a Rio.
Chapeau Alex, come te nessuno mai.

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