La nuova legge sugli stadi rischia di finire stritolata nel duello Renzi-Letta. Fissato a fine anno il termine per l’approvazione


Ormai è questione di giorni, lo assicura l’ex vice sindaco di Firenze Daniele Nardella, oggi deputato del Pd e promotore di una nuova legge sulla costruzione di stadi e impianti sportivi, in questi giorni al vaglio del Parlamento nell’iter che riguarda la legge di stabilità: “Entro la fine del 2013 dovremmo esserci”. E secondo Nardella la norma eviterebbe anche la speculazione edilizia, rischio che aveva fatto tremare tutti coloro dotati di buon senso nel mondo del pallone e non.

Infatti, nemmeno un mese fa la cronaca politica si era concentrata su una proposta del Governo per regolamentare la costruzione dei nuovi impianti, per la quale erano stati previsti anche 45 milioni di euro di investimenti tra il 2014 e il 2016. Al testo della proposta di legge non era stata aggiunta, però, una piccola ma decisiva frase in grado di specificare che quella pioggia di soldi sarebbe stata a disposizione per progetti di “uno o più impianti sportivi, nonché insediamenti edilizi o interventi urbanistici”, sì, ma “ad esclusione di residenziali”. Ecco, mancava l’ultima parte. In poche parole, così com’era la norma avrebbe permesso ai “volenterosi” costruttori di stadi di imbarcarsi anche in progetti di edilizia residenziale, e per di più “anche non continui agli impianti sportivi”, ovvero in altri quartieri della città. Un bel regalino, non c’è che dire, per chi possiede magari un’impresa edilizia e costruisce case per lavoro. E infatti in tanti (tra cui Legambiente) avevano espresso il proprio sdegno per una legge che avrebbe facilmente incentivato la speculazione e la cementificazione delle città. Anche all’interno del Pd qualcuno si era chiamato fuori, contrario ad una norma del genere, come l’onorevole Roberto Morassut che una settimana fa è tornato a definire la proposta “assai pasticciata e dannosa”. Morassut ha sottolineato che “il problema del rinnovo dell’impiantistica sportiva andrebbe affrontato in un provvedimento che riguardi la modernizzazione di tutto il sistema delle attrezzature pubbliche”, come “scuole, istituti di pena e infrastrutture”. Insomma, “stop a provvedimenti settoriali”, occupiamoci del problema in toto e non solo per compartimenti.

Ora va specificato che Nardella, proprio in quanto ex vice sindaco di Firenze, ha ben presente quanto siano necessari stadi nuovi. Nella culla del Rinascimento i Della Valle stanno provando da tempo a regalare alla squadra viola un nuovo impianto, più moderno e adatto ai palcoscenici europei a cui mirano. E va specificato anche che Nardella, sempre in quanto vice sindaco di Firenze, è un importante esponente della corrente renziana interna al Pd (è il braccio destro di Matteo Renzi, per capirci), corrente che ha ormai definitivamente preso il sopravvento sulle altre. Sono dinamiche politiche che si trasformano immediatamente in tecnicismi: il duello tra il capo del Governo, Enrico Letta, e il segretario del suo partito, Renzi, si consumerà su ogni possibile campo di battaglia e anche per quanto riguarda la norma per la costruzione di nuovi impianti sportivi. Così se prima era il Governo a fare la voce grossa, inserendo a forza quella nefasta proposta nella legge di stabilità, oggi è il braccio destro di Renzi a dire che è stato presentato un progetto di legge “con la volontà di semplificare i tempi di realizzazione degli stadi e in generale degli impianti sportivi”, e la realizzazione “da parte di privati avviene in cambio della gestione delle strutture e dell’autorizzazione a realizzare altri impianti…o attività di ogni genere, commerciali e del terziario, ma non potrà trattarsi di edilizia residenziale”. Ecco che spunta quella piccola frase decisiva, chiara, semplice, lineare. Nardella sembra voler dire: “Costruite e vi aiuteremo, ma scordatevi di guadagnare paccate di soldi realizzando anche nuovi quartieri residenziali, perché non sarà così”. I vantaggi? Secondo il deputato Pd con la nuova norma “in circa un anno i club potranno avere un nuovo stadio, dipende ovviamente dall’area che viene individuata, ma i tempi saranno ridotti”.

In settimana, conclude il braccio destro di Renzi, “ci sarà il voto alla Camera, poi passerà al Senato e poi, se tutto va bene, diventerà legge”. Già…se tutto va bene. Il duello che si trasforma in tecnicismi: chissà in questi passaggi quanti piccoli cambiamenti saranno decisi. Ad oggi, però, il rischio speculazione edilizia sembrerebbe evitato. Sembrerebbe.

 

 

 

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