La Roma batte il Genoa e saluta il suo più grande imperatore. Il Napoli si arrende al 3° posto. Favola Crotone: Nicola l’uomo della salvezzA. Empoli in B


Il commento della 38^ giornata di A. Totti dice addio alla Roma, l’Olimpico e il mondo intero si inchinano a uno dei 10 migliori di sempre. Crotone salvo

– di Tiziano De Santis –

Francesco Totti saluta l’Olimpico al termine di Roma-Genoa, sua ultima partita in giallorosso (Ladepeche.fr)

C’è un filo sottile, molto spesso invisibile, tra la classe di un calciatore e l’essere un calciatore stesso, vulnerabile davanti al fallo umano del tempo che fugge inesorabile portando via con sé la beata gioventù e la possibilità di esprimersi coi piedi. C’è un giorno, letale e tormentato, in cui un calciatore dice “stop” al proprio lavoro, che probabilmente, secondo i più, non lascerebbe mai se non fosse per una serie di circostanze interne ed esterne che lo portano a chiudere la più bella parentesi della propria vita. C’è un giorno in cui ogni pensiero, sino a qualche ora prima mai decisivo, diventa un macigno difficile da sopportare, un giorno in cui il fiato si accorcia, il sorriso si restringe, il pianto scalfisce. C’è un giorno in cui anche un calciatore deve arrendersi alla propria umanità e anche, forse, ad un volere di una società riconoscente ma mai esplicita sul proprio vero intento sportivo nei confronti di una pagina di calcio difficilmente chiudibile se non fosse per quel maledetto scarpino appeso al chiodo dal calciatore stesso. C’è un giorno in cui prima del campione c’è il calciatore e prima del calciatore esplode il sentimento più grandemente piccolo che un uomo possa mai provare: l’amore per il football, l’amore per l’erba, per lo spogliatoio, per il pallone, per la gente che inneggia e che fischia, l’amore per la propria gente, mica gente qualunque. C’è un giorno in cui Francesco Totti, uno dei più grandi artisti del calcio italiano dell’ultimo trentennio, dice addio al calcio, condannato dall’angoscia di dover lasciare il suo Olimpico, i suoi supporter e tutti gli amanti di uno sport bello perchè unisce, anche dinanzi al pianto. C’è un giorno intitolato “Tottiday”, un giorno che vale ore, settimane, anni, secondi, decenni, minuti. Serie A, Europa e il mondo intero si commuovono davanti a un tributo fatto di lacrime – quelle sincere – per una leggenda diventata realtà. Già, perchè “Francesco Totti è la Roma“, come ci tiene a precisare la Curva Sud di uno stadio pullulante e palpitante come mai. L’ultimo imperatore della capitale, er Pupone, il numero 10, lo si può chiamare in qualsiasi modo, ma basta un cognome per far tremare il calcio e chiunque lo ami dinanzi al ritiro della sinfonia giallorossa storicamente più elevata. Il giro del campo successivo alla vittoria casalinga della Roma col Genoa e del meritato secondo posto finale in classifica, condito d’affetto, amore, incredulità e già forte nostalgia, oscura i gol di Dzeko, De Rossi e Perotti con cui la squadra di Luciano Spalletti piega il generoso Genoa di Ivan Juric, a sua volta a segno con Pellegri e Lazovic. L’attenzione, sul palcoscenico inebriato dalla solita, intensa canzone di Venditti, è tutta a quel ragazzone di 40 anni che ha emozionato, ha fatto soffrire, ha sbagliato, ha amato, è caduto, si è rialzato, ha sposato il proprio sangue giallorosso, ha capitanato, ha “purgato”, ha perso, e ha vinto il Nobel per entrare di diritto nella classifica degli Oscar del calcio italiano. Grazie Totti per quello che hai dato a Roma, all’Italia, al mondo. Non basterebbe un cucchiaio per assaggiare il miele di una delle migliori uscite dal football della storia, non basterebbero 307 gol in giallorosso per descrivere un cuore infranto e nel contempo motivato, nè le notti insonni prima del grande addio, nè ancora quel senso di impotenza dinanzi ad un’età troppo avanzata o ad una scelta societaria mai del tutto condivisa.

L’allenatore Davide Nicola viene alzato in aria dai propri ragazzi dopo aver conquistato la salvezza in A col Crotone (ph. Zimbio.com)

Accanto a una pagina chiusa, si impone di prepotenza la festa di un’illusione bramata e diventata realtà: il Crotone di Davide Nicola, dopo un girone di ritorno da ritmo-Champions, mette in ginocchio 3-1, tra le mura amiche, la Lazio di Simone Inzaghi: la prima doppietta di Nalini nella massima serie e il gol di Falcinelli regalano ai calabresi e al popolo dello Scida una nottata indimenticabile – complice anche il clamoroso scivolone dell’Empoli a Palermo (i toscani perdono 2-1 e scendono in B) -, condita da una storica permanenza in A conquistata con merito e tenacia da chi è stato dato per spacciato sino all’ultimo. Può festeggiare anche l’Atalanta di Gian Piero Gasperini, che, grazie alla vittoria di misura contro il Chievo e al k.o. delle aquile di Roma, termina il proprio campionato al 4° posto solitario, per la gioia incontenibile dei presenti all’Atleti Azzurri d’Italia. Meglio dei bergamaschi, nella stagione 2016/2017, hanno fatto solo Juventus, Roma e Napoli. Se i bianconeri superano all’ultimo il Bologna, al Dall’Ara, grazie al gol di Kean (1-2), i partenopei rifilano 4 autentiche perle alla Sampdoria di Giampaolo: Callejon, Hamsik e i funamboli Insigne e Mertens coronano nel migliore dei modi un finale di campionato da paura, annichilendo le reti di Quagliarella e Alvarez nel silenzio del Marassi. Il Napoli, tuttavia, “solo” 3° in classifica, dovrà accontentarsi ancora una volta dei preliminari di Champions nella prossima stagione. A consolidare la 9^ posizione in A è, invece, il Torino di Sinisa Mihajlovic, che travolge 5-3 il Sassuolo di Eusebio Di Francesco: alla tripletta di Defrel rispondono le reti di Boye, Baselli, De Silvestri, Iago Falque e Andrea Belotti. Se la Fiorentina non va oltre il 2-2 casalingo col Pescara, il Milan non fa certamente meglio al Sant’Elia contro il Cagliari di Rastelli, capace piegare il Diavolo 2-1 grazie alle reti di Joao Pedro e Fabio Pisacane. I rossoneri appaiono già in vacanza nell’arena rossoblu. Esattamente opposte le sembianze dei cugini nerazzurri: l’Inter del traghettatore Stefano Vecchi si mostra in modalità risveglio (seppur tardivo) ad un San Siro semivuoto, rifilando un sonoro 5-3 all’Udinese di Gigi Delneri. I gol saranno anche tanti, ma terminare il letargo all’ultima di campionato è obiettivamente troppo poco per ambire a qualcosa di più di uno scialbo 7° posto in classifica.

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