La scaramanzia del campione: Rafa Nadal al Roland Garros a passo di tic


All’apertura del Roland Garros, Rafa Nadal punta ad arrivare in fondo, spinto dal suo attuale stato di forma e dai suoi rituali scaramantici di tutta una carriera

-di Giuseppe Cambria-

È tempo di Roland Garros: il momento tanto atteso da Rafa Nadal. Il possibile quarto successo consecutivo su terra rossa agli Internazionali d’Italia a Roma è saltato a causa di Dominic Thiem, ma la testa dello spagnolo, forse, era già a Parigi. Qui, oltre allo spagnolo, spicca su tutti il nome del giovanissimo trionfatore di Roma, il tedesco Alexander Zverev, oggi alla posizione numero 10 del ranking, che con la sua freddezza si candida come ostico rivale per il maiorchino nella volata finale per la vittoria del terzo torneo stagionale del Grande Slam. Le sorprese sul campo non mancheranno, così come quei rituali (o, se volete, possiamo chiamarli tic) che Rafa Nadal effettua in ogni suo match da inizio carriera e che, se prima suscitavano una certa ilarità, oggi  sembrano qualcosa di naturale e abitudinario. Per il decimo titolo sulla terra rossa francese il talento cerca di nuovo rifugio nella dea Fortuna, invocata attraverso i propri riti scaramantici bizzarri, che adesso andremo a rivedere uno per uno.

Nadal in azione a Roma (ph. Zimbio)

A passo di tic – Inizia tutto già prima di entrare in campo. Il piede destro sempre avanti, le borse sulle spalle, la racchetta rigorosamente impugnata dalla mano sinistra, e Rafa Nadal già rasserena la mente prima dell’incontro. Sedutosi sulla sedia, lo spagnolo deve poggiare l’asciugamano aperto sulle gambe per coprirle. Successivamente c’è l’allineamento parallelo delle sedie rispetto al campo di gioco e l’allineamento in obliquo delle due bottigliette d’acqua (rigorosamente due), con le etichette rivolte verso il campo. Una contiene acqua fredda, ed è la prima che beve, l’altra, invece, acqua tiepida, bevuta subito dopo. Entrambe devono essere bevute  a piccoli sorsi. Sta per iniziare il match, ma prima c’è il lancio della moneta. Il rituale dice: saltellamento continuo. Conclusosi il lancio, lo spagnolo deve sprintare verso la linea di fondo della parte di campo che occuperà. Inizia il match e c’è il servizio: pulizia accurata della linea di fondo con il piede e rimozione dei pezzi di terra dalle scarpe colpendo con la racchetta. Poi tira giù i pantaloncini e si aggiusta la maglietta sopra le spalle. Per tutto il match (questo non sarà sfuggito a nessuno) deve bagnare le dita con il sudore del naso e lo usa per lasciar scorrere e sistemare i capelli dietro le orecchie. A ogni fine punto ci deve essere sempre un asciugamano. Mai toccare le linee del campo. Mai alzarsi dopo l’avversario. Se i riti si rivelano pienamente efficaci , il maiorchino arriva a vincere un trofeo e, sempre all’interno del rituale, lo morde. Questa è la meccanica descrizione (simile a una cartella clinica di un reparto psichiatrico) degli innumerevoli (e non tutti) riti scaramantici o tic di Rafa Nadal, che ritroveremo attuati, senza ombra di dubbio, anche durante il Roland Garros. Rituali che, in fin dei conti, hanno regalato un notevole numero di vittorie e trofei al tennista spangolo nell’arco di tutta la sua carriera. Oggi si inizia a Parigi e chissà se avrà la meglio la fortuna del principiante, “Sascha” Zverev, o la fortuna di chi la collauda da anni con la propria scaramanzia, Rafa Nadal.

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