La Serie A, finalmente, dal vivo: a Reggio passione napoletana e concretezza “ceramista”. Si salvano?


Un pomeriggio allo stadio. Dopo 6 anni di dirette tv durante le partite, inframmezzati da una sola e poco significativa Coppa Italia con il Varese (talmente emozionante da andarmene prima della fine…) e da una doppia londinese di Champions, Arsenal-Roma e Chelsea-Juve, bella per l’internazionalità, ecco ieri Sassuolo-Napoli al Giglio di Reggio Emilia.

La partita si vede meglio: primo luogo comune da sfatare. Si vedono meglio, sì, i movimenti delle linee (Malesani  a 5 nel primo tempo, poi alza gli esterni), ma gli episodi sono lontani (ancorchè Reggio non abbia la pista di atletica) e indecifrabili, mi chiedo come abbiano fatto i miei colleghi a dare le pagelle, in assenza di tabellone. Per esempio: sul gol di Dzemaili ha colpa Pegolo? A occhio mi è parso così, e in effetti si tuffa tardi. Ma la conferma ce l’ho dalla retroripresa della tele, arrivato a casa, là mi resta il dubbio.

gol dzemaili

Dzemaili festeggiato dopo il gol del vantaggio

La passione ti travolge, altro luogo comune da abolire. Forse a vedere la squadra del cuore è così, io al Giglio mi stavo distraendo. I napoletani sono folcloristici, caldi, forse un po’ invadenti, organizzatissimi (al 40′ sono uscito e stavano preparando tutto il merchandising “veramente falso” da vendere ai concittadini esultanti), i sassolesi sembra vadano ad ascoltare l’opera (salvo 100 curvaioli canterini), in tribuna non volava una mosca. Ah, 33 € per la curva ospiti, piccolo furto legalizzato non corretto, direi.

Sul piano del business, c’è una buona organizzazione. Parecchi imprenditori presenti del distretto ceramico (il foyer è luogo di possibili affari, ovunque), forte il legame di Squinzi e Mapei con loro, catering (su due livelli) di qualità, hostess tutte bionde al piano nobile e tutte more subito sopra, eleganti, carine, discrete e professionali: lo stile è quello Milan, il meglio, nel genere. Copri poltroncina sponsorizzato. Loghi Mapei in bella evidenza. Viabilità attorno allo stadio incanalata, poco casino, anche la parte pubblica fa decorosamente il proprio mestiere.

In buona sostanza, il Sassuolo non è in A per radicamento sportivo o per passione di una comunità. C’é per l’indispensabile forza del denaro, che però non é ostentato. La concretezza emiliana fa premio sul resto. Salvarsi, poi, con tutti quegli acquisti un po’ random e Malesani, è tutto un altro discorso.

Alberto Bortolotti

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