La simbologia del pallone: il bestiario della nuova serie A


Ripercorriamo, tra leggende, storie e curiosità, la simbologia animalesca appartenente ormai da anni a molte delle squadre della nostra serie A

-di Giuseppe Cambria-

“Volere undici leoni in campo”, “Fare una papera”, “Difesa a riccio”. Il legame uomo-animale è indissolubile da secoli e lo si può riscontrare tutt’ora nel linguaggio che usiamo tutti i giorni. Un linguaggio assorbito, inevitabilmente, dal calcio, gioco di lotta e agonismo, che ci riporta un po’ a quell’ animalità perduta nella civiltà. Quei riferimenti animaleschi che, a differenza della creatura umana, indicano qualcosa di più forte e trascendentale. Alcune delle nostre squadre di serie A decisero di adottare la simbologia animale già a partire dagli anni ’30 e ‘40 quando alcuni giornali cavalcarono la moda di parlare delle protagoniste del campionato attraverso raffigurazioni simboliche, presentate tramite vignette umoristiche da abili disegnatori dell’epoca. Da lì i nostri tifosi italiani hanno collegato definitivamente le proprie squadre alle rispettive bestie, intanto diventate stemmi, mascotte e soprannomi caratteristici dei giocatori che indossavano la casacca di quella determinata squadra (vedi i “Mastini” del Verona, o le “zebre” della Juventus). Perché una squadra di semplici uomini non basta. Il calcio richiede animali. Adesso vedremo il perché di tutto questo: così, per scoprire qualcosa di nuovo, o, per chi già ne fosse informato, soltanto per rinfrescare la memoria.

Stemma con il biscione interista utilizzato negli anni ’80 (ph. Interfans.org)

Animali fantastici e dove trovarli – Delle 20 squadre della prossima stagione di serie A sono 11 gli animali simbolo che rappresentano le altrettante società italiane. Vediamoli per squadre, elencate in ordine alfabetico:

Crotone: il simbolo dei pitagorici, soprannominati così in onore del filosofo Pitagora che fondò la sua scuola proprio nel comune calabrese, è relativamente recente. Alla fine degli anni ’90 fu presa la figura dello squalo (o pescecane), creatura legata alla tradizione marinara del paese bagnato dal mar Ionio e che, dal lato caratteriale, e in senso figurato, si è rivisto nell’atteggiamento dei giocatori rossoblù al loro primo anno di serie A. L’impresa di una salvezza feroce, ottenuta a denti stretti, contro rivali più quotate: undici veri “squali”.

Genoa: Da sempre a contraddistinguere la società calcistica più antica d’Italia è il Grifone, presente nello stemma della squadra e della stessa città di Genova. La figura mitologica, composta dalla fusione del leone e dell’aquila, simboleggia la custodia e la vigilanza, tratti che sono mancati durante quest’ultima stagione ai ragazzi di Ivan Juric che per poco hanno rischiato il baratro della serie B. Per fortuna le ali si sono aperte in tempo a evitare la possibile caduta.

Inter: L’animale che notoriamente rappresenta la squadra neroazzurra (ma riportato saltuariamente sul suo stemma) è il biscione. La bissa (in milanese) è un simbolo araldico strettamente legato alla città di Milano – per esattezza, a tutti i territori legarti al vecchio ducato milanese – e si ritrova già a partire dall’ XI secolo come stemma dei Visconti, futuri signori di Milano nel 1277.  Dal medioevo ai giorni nostri. Il biscione interista, anche quest’anno, ha terminato il campionato al settimo posto con una inaudita fatica: potremmo dire quasi “strisciando”.

Juventus: La bestia legata alla squadra campione d’Italia è la zebra, principalmente per via delle strisce bianconere che accomunano il quadrupede  alla divisa della squadra di Torino, e non per altri motivi caratteristici. Quest’anno è stata la squadra stessa, con il sesto scudetto vinto consecutivamente, a diventare leggenda, al di là del proprio simbolo.

Lazio: La squadra romana è fedelissima fin dalla nascita alla regale aquila (presente anche sullo stemma), che simboleggiava la potenza dell’impero romano e di tutti i suoi componenti (dall’imperatore all’esercito). Potenza e vittoria che ogni anno i tifosi laziali augurano e richiedono alla loro squadra.

Napoli: Il simbolo mascotte dei partenopei è l’asino (in napoletano “ciuccio”). Nato, a quanto sembra, da una deformazione parodistica del vecchio simbolo del cavallo rampante, adottato fino alla fine degli anni’ 70, il ciuccio è stato poi mantenuto negli anni successivi. Animale che ha grande considerazione tra i popoli mediterranei, l’asino è anche famigerato per l’ostinazione e la testardaggine e considerato come simbolo di ottusità e di ignoranza. Ogni riferimento potrebbe essere casuale.

La leggendaria lupa dello stemma della Roma (ph. Goal.com)

Roma: Forse la bestia più nota della serie A, e da sempre presente sullo stemma della squadra capitolina, è la fantomatica lupa. L’animale è legato al mito della nascita di Roma, il quale trovò e nutrì i gemelli Romolo e Remo. i due noti bambini lasciarono poi la temporanea nutrice per passare in affido al pastore di nome Faustolo. Ma per maggiori dettagli, per chi fosse interessato, basta aprire alle prime pagine un qualsiasi libro di storia romana. Quest’anno invece la lupa ha dovuto abbandonare un altro suo re: Francesco Totti. Per questi dettagli, invece, basta una ricerca in rete.

Spal: Oggi la neopromossa e grande sorpresa dell’ultimo campionato di serie B non possiede un animale o simbolo caratteristico, anche se fino agli al 1995 era utilizzato come marchio il cerbiatto, ma senza alcun valore preciso. Resta oggi solo il semplice scudo nello stemma che servirà ai Ferraresi per difendere con tutte le forze la permanenza in questa serie A.

Torino: Dal nome stesso della squadra e della città si può desumere che il simbolo araldico in questione sia proprio il toro. Per la precisione, il toro rampante, presente da sempre sullo stemma della squadra torinese e simbolo della città, rappresenta l’animo indomito. Un animo che durante quest’ultima stagione si è rivisto diverse volte nel combattivo allenatore dei granata Sinisa Mihajilovic, e di meno in una squadra con un ottimo organico.

Udinese: La squadra friulana, partendo dai colori della maglia, replica la zebra (come la Juventus). Anche se fu inserito nello stemma del 1970, il quadrupede non rappresenta pienamente la squadra allenata da Gigi Del Neri, ma rimane nei soprannomi dati ai giocatori, chiamati “le zebrette”.

Hellas Verona: La squadra veronese è rappresentata da ben due bestie della stessa specie, raffigurate da sempre sullo stemma con lo scudo tipicamente scaligero: i mastini. La scelta del simbolo fu arbitraria e avvenne nella stagione 1984/1985, anno dell’unico storico scudetto veronese, dall’idea dell’allora patron degli scaligeri Ferdinando Chiampan. Da allora i due mastini mansueti continuano a persistere sulle maglie e a identificare i calciatori veronesi.

Si chiude qui questa veloce visita allo zoo della seria A. Bestie che nella sessione estiva del calciomercato vengono rinchiuse all’interno di un pallone, come in un cofanetto, nell’attesa di una nuova libertà da vivere sulle bandiere, sugli spalti e sul campo, nella stagione che verrà.

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