La vicenda di Cardelli: “Se non sei Donnarumma, il calcio è solo business”


L’ex biancoceleste Filippo Cardelli si racconta al Pallone Gonfiato tra rimpianti e speranze per un futuro migliore per tutto il calcio italiano

– di Marco Vigarani –

Filippo Cardelli ha lasciato il calcio a 18 anni (ph. Gazzetta Regionale)

Filippo Cardelli ha lasciato il calcio a 18 anni (ph. Gazzetta Regionale)

Il suo nome è Filippo Cardelli, gli anni sono appena 18 ma le porte del mondo del calcio per lui si sono già chiuse. Anzi è stato proprio questo giovane difensore ad uscirne in modo clamoroso con una denuncia che ha fatto scalpore. Troppi stranieri e logiche di business nel mondo del calcio giovanile ed allora l’ormai ex difensore della Primavera della Lazio ha detto basta. La sua storia in queste settimane ha fatto il giro del Paese e non solo ma ieri sera ne ha parlato anche durante il Pallone Gonfiato World spiegando: “La mia è una scelta maturata nel tempo, ho iniziato 10 anni fa a giocare nel settore giovanile  e quindi ho avuto tempo per pensarci anche se la decisione è stata improvvisa. Non ne avevo neanche parlato con i miei genitori perchè avrebbero cercato di dissuadermi ma ora devo dire che mi appoggiano anche in questa scelta come hanno sempre fatto. Chiaramente la passione per il calcio rimane, adesso faccio l’ultimo anno delle superiori ed il prossimo anno andrò in un college americano dove sicuramente giocherò anche se non al livello italiano“. Cardelli spiega poi le ragioni che lo hanno portato a chiudere con il pallone: “La mia decisione non è frutto del razzismo ma semplicemente del desiderio delle società di andare a cercare all’estero giocatori meno forti degli italiani. Non è vero che non ci sono più calciatori italiani ma semplicemente oggi il calcio è solo un business e se non sei Donnarumma e quindi talmente forte da avere il posto garantito, allora ti vedi passare davanti gli stranieri. Anzi gli interessi economici a loro collegati“. Il ragionamento del giovane si spinge anche oltre: “C’è anche un paradosso in tutto questo: spesso sono gli allenatori stranieri a dare più fiducia ai giovani italiani come abbiamo visto in questi anni con Zeman che ha lanciato Florenzi, Insigne ed Immobile. In Premier League far giocare un ragazzo che arriva dalle giovanili è sintomo di coraggio, qui dopo i primi errori la società chiede spiegazioni ed i tifosi protestano“. Infine una riflessione amara: “Quest’anno avrei giocato titolare nella Primavera della Lazio quindi non sta parlando uno che lascia perchè non avrebbe avuto futuro. La cosa più triste però è che dopo tanto eco sui media la mia storia non ha suscitato alcuna reazione a livello federale nè in senso positivo nè negativo. Non si tratta però di un malessere isolato e spero che altri seguano il mio esempio per provare a cambiare il sistema“.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *