Lamma: “Chiudo la mia carriera serenamente, nel posto che amo”


Davide Lamma ha annunciato questo pomeriggio al PalaDozza il proprio ritiro dal basket giocato: diventerà direttore sportivo della Fortitudo: “Sono sereno, ho colto un’opportunità”

– di Massimo Righi –

Davide Lamma accompagnato dal figlio Nicolò

Davide Lamma accompagnato dal figlio Nicolò

Inizia scherzando la sua conferenza stampa Davide Lamma, come nel suo carattere: “Ho appena firmato un due più uno…”. La cornice è quella del PalaDozza, davanti ad alcuni tifosi accorsi a sentire le parole del capitano. Di fianco a Lamma c’è il figlio Nicolò che lo ha accompagnato nel discorso di commiato dal basket giocato: “Sono sereno nel dire che il 30 maggio scorso ho segnato il mio ultimo canestro qui al Paladozza, contro Montichiari. Il primo lo feci sempre qua perché Giacomo Zatti mi chiamò per farmi fallo e farmi tirare i tiri liberi: a lui va un grande abbraccio come a sua mamma che dava a mia madre le divise della Yoga per me. È stato il mio grande mito da quando ero piccolo. La mia ultima partita è stata quella della finale vinta a Forlì, la prima fu in seconda divisione a Sasso Marconi quando avevo 15 anni. Concludo così la mia carriera da giocatore, che per me è stata molto bella al di là dei risultati sportivi: è stata faticosa e impegnativa, la valuto così. Ho conosciuto tante persone nel bene e nel male in tutti questi anni, fin dai tempi di Sasso Marconi dove c’era Barbara Fanti, il mio primo allenatore. Da allora ricordo tanti ragazzi che sento ancora come Barbieri che venne con me in Fortitudo, ringrazio Breviglieri, il mio primo allenatore serio, Finelli che mi ha insegnato a conquistarmi le cose, tutti i compagni di quegli anni come anche Riccardo Gabrielli che mi ha sempre accompagnato in tutti questi anni anche fuori dal campo. Lino Lardo a Reggio Calbria, dove sono stato praticamente adottato, Charlie Recalcati che mi ha convocato in nazionale”.

Lamma in azione quest'anno (ph. Fortitudo)

Lamma in azione quest’anno (ph. Fortitudo)

Continua poi Lamma dividendo la sua carriera in tre parti: “Giovane, maturo e veterano, quest’ultima parte inizia da quando è nato mio figlio e sono stati gli anni che mi hanno dato di più, poi ringrazio Mantova che mi ha dato la spinta per non ritirarmi e continuare dove ho conosciuto persone fantastiche come coach Morea e la vicepresidentessa: se abbiamo vinto il campionato l’anno scorso è merito suo”. La Fortitudo di quest’anno: “Ho trovato una squadra che ho sperato di avere prima o poi in carriera, che ha iniziato facendo fatica ma che alla fine ha raggiunto il traguardo. Come dicevo con loro ‘La vera forza di un fortitudino sta nel compagno che ha al fianco’, per parafrasare il film 300. Penso di aver visto questo spirito assieme a tutta la gente che lottava con noi sugli spalti”. Il futuro è già scritto: “Ho la grande fortuna grazie a questa società, con cui ho costruito un rapporto durante l’anno, di continuare a lavorare al suo interno. Lo ritengo un privilegio e sono grato per questa opportunità. Ora ho un’altra sfida da affrontare. Se me l’avessero detto due anni fa non ci avrei creduto, quindi colgo al volo l’occasione di smettere dopo aver vinto due campionati, aver giocato al Pala Dozza, aver segnato qui l’ultimo canestro e avendo vinto una finale con questa maglia”.

Non poteva mancare qualche ricordo di compagni e avversari sul campo: “I compagni che ricordo sono Cittadini e Galanda, da avversario ci sono tante persone che mi hanno colpito al di là delle capacità sul campo, penso a Djordjevic e a Nicola Minessi, ad esempio. Di bravi ne ho visti tanti, ma così come di persone straordinarie. I ricordi si annebbiano ma ricordo sensazioni e persone. Una partita d’addio? Non ne ho tanta voglia, direi più una cena. Che ruolo avrò? Sarò Direttore sportivo, anche se molto più semplicemente sarà un ruolo a mezza via tra l’ufficio e lo spogliatoio: stare vicino ai ragazzi e cercare di dare una mano” Infine, ecco a quando risale la decisione del ritiro: “E’ una decisione che ho iniziato a prendere almeno due mesi fa. Mi mancherà lo spogliatoio, ma al di là dei canestri e delle giocate, mi mancheranno la condivisione della fatica, i riti, le tensioni, i problemi da risolvere. Ho avuto il privilegio di aver giocato nel miglior posto del mondo, con l’emozione di salire le scale e vedere davanti a me un muro di gente”.

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