L’analisi di Michele Teglia: Francia – Spagna


– di Michele Teglia –

Pau Gasol, autore di una prestazione sensazionale contro la Francia (AP Photo/Victor R. Caivano)

Pau Gasol, autore di una prestazione sensazionale contro la Francia (AP Photo/Victor R. Caivano)

Una delle più belle partite dell’Europeo; no, non è esagerato considerare Francia-Spagna, semifinale di Lille giocata davanti ad una folla oceanica (più di 20mila spettatori), uno scontro epico tra 2 grandi scuole del basket del nostro continente: forza fisica, atletismo e spunti tecnici di qualità ne sono gli ingredienti principali, provare per credere…. Uno Scariolo visibilmente commosso (?) al suono dell’inno spagnolo ci porta a considerare che, già prima della palla a due, non assisteremo ad una gara qualunque, ma ad un vero e proprio duello tra il basket interno di Pau Gasol e l’effervescenza/atletismo dei piccoli (piccoli?) transalpini. Gli spagnoli praticano il basket del XX° Secolo (che non significa essere retrogradi ed antiquati, ma solo cercare di sfruttare appieno le potenzialità di un centro assolutamente predominante come Pau: rifornendolo SEMPRE E COMUNQUE e coinvolgendolo in ogni situazione e contesto); così Gasol per questa squadra diventa un po’ quello che poteva essere Cosic nella Virtus di porelliana memoria: un giocatore universale ed imprescindibile, che è in grado di alzare il livello del gioco della propria squadra, ma pure di aumentare la fiducia e l’autostima dei compagni (impegnando le difese avversarie su di lui e creando perciò spazi più ampi per loro). Poi ci sono Llull e Sergio Rodriguez, giocatori forse un pizzico sottovalutati dal grande pubblico: la loro difesa (quasi esclusivamente di Llull) contro un califfo come Parker è stata, a livello di atteggiamento ed applicazione, da applausi, mentre l’altruismo da vero leader del “Chacio” un fattore importantissimo: mai sopra le righe e sempre ligio alle disposizioni; insomma, i giocatori che tutti gli allenatori vorrebbero poter avere tra le proprie fila. I francesi, dal canto loro sorretti come detto da un tifo consistente, dimostrano comunque di saper reagire (grazie in particolare alla positività da parte di De Colo, Diaw e Batum), conducendo quasi ininterrottamente per tutti i primi 35 minuti, poi, forse anche a causa della pressione psicologica dell’Europeo giocato in casa, subiscono l’imperioso ritorno iberico, fino alla conclusione all’extra-time che premia appunto gli spagnoli, fornendo loro pure il pass olimpico. Delusione e scoramento tra le fila transalpine, ma il basket è così: inesorabile e spietato; rimane negli occhi questa stupenda partita: basket interno 1 – atletismo 0, la rivincita in Finale.

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