L’atletica bolognese chiede chiarezza, ma i lavori al Dall’Ara slittano al 2020


Ore intense di confronto sul futuro del Dall’Ara tra l’atletica che chiede maggiori spazi ed il consigliere Seci che porta la data di inizio lavori al 2020

– di Alberto Bortolotti –

Il ritardo nella definizione della vicenda stadio sta causando una sorta di corto circuito nello sport bolognese con possibili riflessi anche sul mondo politico – istituzionale. Proviamo a ricostruire gli ultimi movimenti.

Umberto Suprani, presidente del CONI regionale (ph. Resto del Carlino)

In premessa va segnalato che, in occasione della prima e parziale ristrutturazione “Saputiana” del Dall’Ara, riguardante spogliatoi e zona vip della tribuna, fu cancellata, senza alcun preavviso, la storica pista di atletica indoor sotto tribune, distinti e curve, che correva ad anello nella pancia del Littoriale e consentiva ai runner di muoversi anche con il cattivo tempo. La parte sotto la Bernardini, infatti, venne “invasa” dai nuovi – e bellissimi – spogliatoi e quindi il tutto reso inutilizzabile. Ciò ad aggravare una situazione, quella dell’impiantistica di atletica leggera, funerea più che critica. Bologna è diventata, in tema, una città del terzo mondo. Ora nessuno pone mano alla indispensabile manutenzione di piste e pedane e, dopo mesi di attesa, il mondo dell’atletica decide che è tempo di segnalare la cosa alla stampa e ciò avviene in sede Coni. Le richieste di intervento non riguardano solo l’anti stadio, ma anche Arcoveggio, Cavina, Baumann. Altri impianti, come la Virtus o il PalaDozza, e come la pista scoperta del Dall’Ara, sono definitivamente perduti. Il 7 aprile l’assessore Lepore aveva espresso disponibilità a intervenire ma all’incontro in quella data non ha fatto seguito alcunché.

Interpellato ieri dal presidente del coni regionale Suprani, Lepore ha testualmente dichiarato che non può fare nulla finché il Bologna non ha deciso cosa fare dell’antistadio (unica “area compensativa” in condizione di contiguità territoriale rispetto allo stadio, secondo i nuovi dettami legislativi). Detto che può trattarsi, in parte, di un comodo alibi (anti stadio “vincolato” ma tutti gli altri impianti no), è chiaro che il mondo dell’atletica non può accontentarsi di una risposta così vaga, indeterminata e poco operativa. Della quale Lepore, lo ricordiamo, porta una parte di responsabilità, non la totalità. Il Bologna non decide e non presenta un progetto, al contrario di quanto annunciato prima dell’estate. E questa e’, in sintesi, la partita, diciamo, di Via Andrea Costa.

Il Cierrebi, uno degli snodi fondamentali del tema stadio

Ma c’è anche il cantiere stadio che in teoria incombe ma in pratica sembra rinviato di almeno un anno. Terminata la conferenza stampa dell’atletica, va in scena quella del nuovo CRB. In procinto di passare da carisbo a una società mista tra Bologna calcio e gruppo Maccaferri, già gestita da una trimurti fatta di Pontevecchio, Virtus basket e Virtus scherma (che ha sede sopra la piscina dello stadio ed evita così, trasferendosi, i disagi del cantiere). Il consigliere delegato di Seci (Maccaferri), Giuliano Montagnini, presente all’incontro, segnala che per rifare il Dall’Ara occorrono più di 12 mesi, almeno una quindicina. E che i lavori non possono partire, come era preventivato, a luglio 2019, dopo gli Europei under 21, perché terminerebbero a campionato già ampiamente partito. Così si slitterebbe al maggio 2020, con termine (sempre ammesso che si trovino i denari e partano le ruspe) a settembre 2021: una sola stagione a Modena o Ferrara. Il termine dei lavori, se questa tempistica verrà rispettata, avverrebbe a nuovo sindaco già insediato, contravvenendo a quella road map più volte indicata da Merola e Lepore. E non un segnale positivo per quella complessa macchina di attrazione del consenso che ogni partito mette in atto, un sassolino nell’ingranaggio. Montagnini, un po’ imbarazzato dall’incalzare dei giornalisti, dice anche altro. Per esempio che nessuno si sta occupando delle storiche società con sede allo stadio e che verranno sfrattate. Eppure si era detto che avrebbero trovato casa al CRB (che cambierà nome). Può essere, ma dove, con quali agibilità e spazi?

Il tutto da’ un’idea di precarietà che assomiglia abbastanza alla campagna acquisti rossoblu. Poi ci si chiede perché Saputo procrastina il suo viaggio nella nostra Terrasanta. Semplice: non è ne’ un domatore ne’ in possesso di bacchetta magica. Non è facile fare le cose, ma qui si è mosso in moto un meccanismo troppo complesso. O lo si semplifica, oppure resterà una grande occasione perduta.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *