Le delusioni del calcio italiano nel 2015


A pochi giorni dalla conclusione del 2015, ecco le delusioni del calcio italiano nell’ultimo anno. Dal crollo del Verona alla decadenza di Zeman, dall’inutilità di Balotelli ai colpi di testa di Berardi

– di Marco Vigarani –

Mancano ormai davvero pochi giorni alla conclusione del 2015 e come da tradizione è arrivato il momento di tracciare qualche bilancio conclusivo che assegni primati positivi o negativi al mondo dello sport e del calcio in particolare. Oggi proseguiamo con le delusioni ovvero tutti coloro che negli ultimi dodici mesi hanno assistito ad un crollo verticale delle proprie prospettive.

Lo sconforto dei calciatori del Verona, duramente contestati a fine partita (ph. Zimbio)

2015 disastroso per il Verona, peggior squadra della Serie A con 37 punti in 39 gare (ph. Zimbio)

SQUADRA – Verona
C’era una volta il Verona dei miracoli e non stiamo parlando di quello campione d’Italia nel 1985. Basta risalire con la memoria ad un paio di anni fa quando, da neopromossa, la squadra veneta fece brillare gli occhi di tutti gli sportivi della Penisola ridando lustro alla stella di Luca Toni. Il 2015 però ha visto un crollo verticale della stella scaligera che oggi vegeta in fondo alla classifica di Serie A distante già 8 punti dalla zona salvezza. Le certezza si sono sgretolate probabilmente insieme alla disponibilità economica della proprietà, il lungo stop per infortunio di Toni non ha aiutato e così si è arrivati addirittura alla decisione di esonerare il tecnico Mandorlini dopo cinque anni insieme. Per certificare la crisi verticale del Verona basta esaminare la classifica delle squadre di Serie A sull’anno solare 2015 e si scopre così che i gialloblù hanno conquistato la miseria di 37 punti su 39 gare disputate con una media disastrosa di 0.95 a gara, frutto di appena 7 vittorie (nessuna nella stagione in corso), 16 pareggi ed altrettante sconfitte. A chiudere il cerchio di un anno da dimenticare ecco il dato della differenza reti: 43 segnate contro le 65 subite.

Sigaretta amara per Zeman che non riesce a decollare con il Cagliari (ph. Zimbio)

Dopo il fallimento al Cagliari, Zeman sta proseguendo la striscia negativa al Lugano (ph. Zimbio)

ALLENATORE – Zdenek Zeman
Zemanlandia è ormai pronta a chiudere i battenti? Stando a quanto visto nel 2015 che si sta concludendo sembra proprio che la filosofia di calcio proposta dal mitologico tecnico boemo sia ormai superata ed inefficace. Iniziata la stagione scorsa alla guida del Cagliari, Zeman ha conquistato appena due vittorie nei primi quattro mesi ma a metà marzo venne comunque richiamato in panchina collezionando la miseria di un pareggio e quattro sconfitte in un mese che condannarono definitivamente i sardi alla retrocessione. Ecco allora che le porte per il tecnico in Italia sono rimaste chiuse in estate e la nuova avventura professionale è iniziata in Svizzera, più precisamente al Lugano. Per valutare l’efficacia del lavoro di Zeman non importerebbe neanche scorrere il calendario del club elvetico ma gettare uno sguardo alla classifica che lo vede ottavo su dieci ad appena quattro punti dall’unico posto utile per la retrocessione. Tornato proprio quest’anno nella massima divisione dopo tredici anni di assenza, il Lugano ha sposato la teoria zemaniana ed i frutti non sono certamente quelli sperati ma sembra che il boemo riesca comunque a trovare tempo per lanciare qualche accusa al calcio italiano ed in particolare alla Roma in crisi.

Ottima prestazione condita da un meraviglioso gol su punizione: Balo is back 2015 (ph. Zimbio)

Due gol nel 2015 per Balotelli tra Liverpool e Milan ed anche una fastidiosa pubalgia (ph. Zimbio)

GIOCATORE – Mario Balotelli
Ad appena venticinque anni è possibile essere considerati ormai degli ex calciatori o peggio ancora dei personaggi da gossip piuttosto che degli atleti. Questo è esattamente il percorso seguito da Mario Balotelli nel corso della sua breve quanto travagliata carriera che nel 2015 ha toccato probabilmente il punto più basso. A Liverpool 12 presenze per un totale di 504 minuti, nessuna gara giocata per intero ed appena un gol a metà febbraio. In estate poi l’onta dell’esclusione dalle rotazioni, il fermo invito a cercarsi un’altra squadra e l’assenza quasi totale di richieste per mesi. Poi a fine agosto solo l’abilità strategica del manager Raiola ha riaperto per lui le porte del Milan previa sottoscrizione di un rigido contratto etico e comportamentale che salvaguardasse il club da qualsiasi nuovo colpo di testa del ragazzo. Tornato così in Serie A dall’Inghilterra per la seconda volta, il destino sembrava quasi sorridergli con 4 presenze, un gol e due gare vissute finalmente per 90′. I sogni di gloria di Balotelli però si sono infranti subito dopo contro l’imprevisto più temuto da qualsiasi sportivo: la pubalgia. Il numero 45 rossonero ha ricominciato da poco ad allenarsi con i compagni dopo quasi tre mesi di assenza ed un’operazione chirurgica: che il 2016 sia l’anno del suo rilancio? Ormai è una scommessa troppo dura anche per i più coraggiosi.

Berardi Ansaldi (ph. Fanpage)

Berardi contro Ansaldi: terza espulsione diretta per il giovanissimo attaccante del Sassuolo (ph. Fanpage)

GIOVANE – Domenico Berardi
Quando in due stagioni e mezzo di Serie A segni 33 gol vuol dire che sei un predestinato, un talento raro che ha davanti a sè un futuro straordinario tutto da scrivere. Sette gol nel girone di ritorno della prima parte del 2015 avevano confermato l’incredibile vena realizzativa di Domenico Berardi, stellina del Sassuolo classe 1994 che però nei mesi precedenti aveva dato ennesima prova di un carattere difficile rimediando un’espulsione con annessa squalifica per una gomitata gratuita ai danni dell’interista Juan Jesus. La speranza che il tempo potesse calmare il bollente spirito della punta calabra era andata parzialmente delusa già dalle sei ammonizioni rimediate negli ultimi mesi dell’annata 2014/15 ma si è definitivamente infranta a fine novembre: calcione al genoano Ansaldi, cartellino rosso e tre turni di stop forzato. Le 27 ammonizioni sommate alle 3 espulsioni in questi tre anni di Serie A finiscono per pesare più dei gol citati poche righe fa e Berardi ha trascorso un altro anno in trincea a fare la guerra prima di tutto contro se stesso e contro tutte quelle speranze legittime di carriera che tanti riponevano in lui.

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