La maschera perdente in trasferta della Virtus: roster incompleto, ma anche un occhio attento al mercato. Giocare bene il primo quarto pare brutto?


Brock Motum lotta sotto canestro.

Brock Motum lotta sotto canestro.

Se la Virtus vinceva la gara contro Caserta ieri sera era una vittoria ingiusta. Eppure siamo arrivati ad un soffio da quell’incredibile risultato non maturato legittimamente sul campo. Questa rincorsa fa ben sperare, ma paghiamo l’indossare una maschera ben diversa da quella che esibiamo con vanità in casa. Troppe perse (21) troppi errori al tiro (35%) e troppa ansia, ma l’agognato obbiettivo stagionale della qualificazione per la Final Eight bisogna portarselo a casa. In emergenza, con due americani (Motum e Ware) che faticano, quel traguardo bisogna raggiungerlo per non spazientire il ritrovato tifoso medio bolognese già tanto amareggiato per i tacchettati giocatori rossoblù. La Virtus lo sa e tiene monitorata anche la situazione mercato, dove appunto Brock e l’inesperto Landi faticano. La maschera per fortuna viene esibita non per tutta la gara (a parte Siena) e quel spogliarsi da quel ruolo definito e rivelare la nostra vera identità, deve essere il nostro punto di partenza non di arrivo. Non possono essere un alibi le giovani assenze ma piuttosto l’ennesimo catastrofico approccio contro la infausta squadra campana, Bechi e la Virtus lo sanno.

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